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zeroNei settant’anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale sono stati pubblicati innumerevoli studi sull’evento che ha segnato e condizionato le dinamiche politiche, i sistemi di valori, le ideologie, le aspirazioni individuali e le utopie collettive del nostro tempo. Ma finora nessuno aveva scelto come angolo visuale per osservare le rovine di quella catastrofe – e i semi di rinascita che ne germogliarono – l’«anno zero», cioè i pochi mesi d’intervallo tra la resa delle potenze dell’Asse e l’alba del «dopo». Ian Buruma restituisce appieno il clima di quella «illuminata e fiduciosa mattina» che seguì il silenzio delle armi, animato dal cortocircuito psicologico di un’umanità divisa tra euforia e fame, tra desiderio di vendetta e voglia di dimenticare, tra ansia di riscatto sociale e faticoso superamento di antichi odi – culturali, etnici, di classe. La ricostruzione di Buruma tocca tutti gli aspetti di quel breve e decisivo periodo: il destino dei sopravvissuti ai lager nazisti, la formazione dello Stato di Israele, la tragedia del popolo polacco passato da una schiavitù a un’altra, il sacrificio degli ideali della resistenza antifascista (in Francia come in Italia) sull’altare dei nuovi equilibri geopolitici, il contraddittorio processo di epurazione dei «collaborazionisti», il futuro riassetto del Vicino Oriente, l’inizio della guerra civile in Cina e l’occupazione alleata del Giappone. Sullo sfondo, le difficoltà legate al reinserimento dei profughi dai campi di lavoro – tra loro il padre dell’autore, il cui struggente ricordo apre e chiude il libro –, la velleitaria pretesa dei vincitori di «civilizzare le belve», cioè i due popoli (tedesco e giapponese) riemersi dalla follia, e il progetto – o meglio l’illusione – di un pianeta in pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Anno Zero non solo sa trasmettere le tensioni di quel passaggio unico nella storia dell’uomo, quando in pochi giorni si passò dalla disperazione di un mondo che sembrava irrimediabilmente perduto alla speranza di nuove forme di convivenza fra i vari paesi, con il suo carico di attese, poi realizzate o infrante, ma ci fa anche intravedere in controluce lo scenario inquietante di futuri possibili conflitti planetari.

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