L’attuale crisi mondiale sta colpendo le principali organizzazioni umanitarie con pesanti conseguenze sulle popolazioni povere del pianeta. La solidarietà della gente non manca ma le difficoltà negli aiuti si fanno sentire. Ne risente anche la rete delle Caritas? Sergio Centofanti di Radio Vaticana lo ha chiesto a Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale della Caritas italiana:

R. – Se devo dare uno sguardo a livello internazionale, ascoltando anche i miei colleghi delle altre Caritas, direi certamente di sì; la causa principale è legata al ridursi dei finanziamenti, soprattutto da parte dei governi e delle agenzie collegate. Quindi, il segnale che è arrivato anche dai recenti incontri della Caritas Internationalis e della Caritas Europa è un segnale di forte preoccupazione perché molte Caritas, soprattutto del Nord Europa, che potevano garantire flussi consistenti di fondi a progetti in tutto il mondo, stanno riducendo queste dinamiche che duravano da anni. Quindi, in questo momento c’è un venir meno, un ridursi in modo abbastanza consistente di questi fondi. D’altro canto, però, bisogna dire che aumenta la solidarietà dal basso, la solidarietà della gente: probabilmente, vivendo anche sulla propria pelle una povertà crescente o osservandola da vicino, in qualche modo aumenta il tasso di solidarietà di molte persone. E’ un dato più qualitativo, questo, però mi sembra importante segnalarlo.

D. – Quali sono i settori più colpiti?

R. – Dal punto di vista economico, certamente c’è un ridursi delle entrate ordinarie. Quindi, se sulle grandi emergenze – anche per la forte ripresa mediatica – la solidarietà non manca, da tutti i punti di vista, però l’ordinarietà, quindi le povertà ordinarie in Italia, in Europa e nel mondo, le progettualità sulla povertà estrema, sulla povertà dimenticata, vivono della difficoltà crescente a ricevere il finanziamento, se paragonato – evidentemente – a quello che succedeva fino a qualche anno fa, in particolare fino al 2008.

D. – Sono tante le emergenze oggi in Italia e nel mondo. Quali sono le aree che in questo momento esigono maggiore attenzione?

R. – In Italia e in Europa, certamente questo tema della crisi ci sta mettendo in forte difficoltà. Le richieste che arrivano ai nostri centri di ascolto, alle nostre Caritas diocesane e parrocchiali e a tutti i servizi collegati, sono crescenti e riguardano moltissimo anche gli italiani, anche i giovani; quasi sempre la richiesta poi, in fondo, è quella del lavoro. Quindi, persone con grandissima dignità, persone anche mai viste prima, persone per cui stiamo anche intervenendo con azioni ad hoc, mirate, fuori quindi dagli interventi ordinari di contrasto alla povertà. Se invece do uno sguardo più europeo e internazionale, certamente il dato più preoccupante in questo momento è quello relativo alla fame nel Sahel, quindi di tutta l’Africa subsahariana, soprattutto quella occidentale a sud del Sahara – Niger, Mali, Burkina Faso in particolare, ma poi, purtroppo, anche l’area che va dal Senegal fino sostanzialmente al Sudan – con la fortissima siccità che sta comportando una enorme carestia: si parla ormai di quasi 13 milioni di persone colpite. Oltre a questo, ci sono certamente tutti gli altri fronti, come i cosiddetti conflitti dimenticati, le emergenze dimenticate … Quindi, tutti fronti di cui si parla molto poco ma che certamente giungono fino a noi con richieste pressanti e continue.

Di fronte all’attuale crisi, l’Unicef ha lanciato una campagna di raccolta fondi: ascoltiamo il presidente di Unicef Italia, Giacomo Guerrera, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – Noi abbiamo lanciato una campagna di civiltà: “Vogliamo zero”. Vogliamo zero mortalità infantile. Ancora oggi, nel mondo, muoiono ogni giorno 22 mila bambini per malattie facilmente prevenibili perché il dramma è proprio questo. Noi possiamo fare qualcosa; tutti noi possiamo fare qualcosa. Noi abbiamo lanciato questa campagna perché contiamo sulla generosità degli italiani, che hanno sempre partecipato alle nostre iniziative, e lo possono fare in maniera molto semplice, mandando un sms da un telefono mobile al 45505, oppure telefonando da un telefono fisso. In questo modo, è possibile aiutare questi milioni di bambini che purtroppo ancora muoiono. Abbiamo ottenuto dei successi, questo va detto, e gli ascoltatori lo devono sapere. In una generazione siamo riusciti quasi a dimezzare la mortalità infantile; quindi possiamo fare sicuramente di più, e possiamo ottenere dei risultati, carichi di questa esperienza.

D. – L’Unicef sta risentendo della crisi mondiale riguardo alle donazioni?

R. – L’Unicef, come tutte le organizzazioni, subisce un contraccolpo dalle situazioni che si verificano quotidianamente. La crisi, naturalmente è la prima causa, poi ci sono degli eventi che accadono, come il terremoto che ha colpito il nostro Paese. La solidarietà degli italiani, verrà indirizzata anche verso questa raccolta di fondi che è importante, per carità, però noi siamo una nazione ricca, una nazione che ha delle possibilità, e non possiamo dimenticare questi bambini.

D. -Quali sono le aree che, per l’Unicef, destano maggiore preoccupazione?

R. – Le aree che destano maggiore preoccupazione sono sicuramente le aree dove vi sono le cosiddette “emergenze nascoste”. Il dramma nasce quando un’emergenza, che è portata all’attenzione dei media, improvvisamente perde la visibilità: si passa dalla prima pagina all’ultima. Mi riferisco al Corno d’Africa, al Sahel, al Congo, ad Haiti, alla stessa Libia, dove siamo riusciti a rimandare a scuola un milione e 200 mila bambini. Ma ci sono ancora molti problemi determinati dalle popolazioni che sono state costrette ed emigrare nei Paesi vicini.

Comments

comments