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(Intervista a cura di Stefano Bassi) – E’ in uscita il 21 maggio il nuovo saggio di Salvatore Primiceri, giurista e editore, dal titolo “La Giustizia del Buonsenso“. Abbiamo incontrato l’autore per porgli alcune domande su questo nuovo interessante lavoro letterario.

Innanzitutto, come nasce questo libro?

La Giustizia del Buonsenso è la naturale continuazione delle riflessioni svolte nel precedente volume intitolato “Etica del Buonsenso“. Ritengo utile la lettura del primo per poter seguire meglio il filo conduttore che anima il secondo. L’etica è la madre della giustizia e se si vuole parlare di giustizia non si può prescindere dall’etica.

Quindi, un volume sul rapporto tra diritto e morale?

In parte sì ma occorre prestare attenzione ai termini. Giustizia non è uguale a diritto, così come etica preferisco connotarla diversamente dalla morale. Nella prima parte del libro spiego le relazioni e le differenze tra giustizia, diritto, etica e morale col fine di trovare un metodo per giungere a soluzioni di giustizia nel momento in cui siamo chiamati a pensare, scegliere ed agire.

Questo metodo è il buonsenso?

Il buonsenso è una caratteristica innata dell’essere umano che ci permette di distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo e ciò che è giusto da ciò che è sbagliato per poi agire di conseguenza. Occorre però saperlo applicare ed è la parte più difficile. Nel corso della storia la maggior parte dei filosofi si sono adoperati per spiegare la natura umana e le sue caratteristiche, cercando di capire se l’uomo nasce buono o cattivo e se possiede dalla nascita gli strumenti per agire secondo giustizia o meno.

Risultato?

Massima pluralità di opinioni e spesso anche divergenti se non addirittura opposte. Per Rousseau, ad esempio, l’uomo è naturalmente buono, per Schopenhauer è invece un egoista. Tutte le teorie hanno però qualcosa in comune, la consapevolezza che l’uomo ha delle caratteristiche innate che possono orientare notevolmente il suo pensiero e le azioni secondo giustizia senza che egli sia stato educato su cosa significhi giustizia.

Quindi, un senso naturale di giustizia o di ingiustizia?

Bella domanda. L’uomo a mio avviso nasce buono e capace di usare il buonsenso, quindi con un senso naturale di giustizia. E’ innegabile però che in molte occasioni egli prende maggior consapevolezza del significato di giustizia nel momento in cui subisce ingiustizia.

Per dirla alla Socrate, meglio subire ingiustizia o commetterla?

Senza dubbio subirla, come ci insegna appunto il maestro Socrate il quale si rifiutò di fuggire dopo aver subito un’ingiusta condanna.

Usare il buonsenso ci consente di fare sempre la cosa giusta?

Premetto che sbagliare è umano e non esiste un metodo per fare sempre ciò che è giusto in assoluto. Esistono alcuni conflitti, sia quelli morali che giuridici (o misti fra diritto e morale), dove una decisione può produrre sia effetti positivi ma anche negativi, per quanto ci si sforzi di trovarne una giusta per tutti. Nel testo discuto di quale criterio si possa utilizzare per stabilire se sia meglio propendere per un’azione anzichè un’altra. Non è per niente facile. Le riflessioni che sottopongo ai lettori in questo libro aprono alcune vie che ritengo utili a renderci persone migliori, senza tuttavia negare che vi sono casi in cui è impossibile giungere ad una soluzione “giusta per tutti”.

Spesso sentiamo parlare di “malagiustizia”. Le decisioni degli organi giurisdizionali possono produrre ingiustizie?

Beh purtroppo sì, basti pensare, ad esempio, a quanti innocenti finiscono in carcere per errori giudiziari. Sull’aspetto più propriamente giuridico e giudiziario della giustizia dedico l’ultima parte del libro. Le riflessioni su etica e buonsenso assumono particolare rilievo per le professioni del settore legale, le quali, dovendo agire e decidere per gli altri e sugli altri, sono chiamate ad una enorme responsabilità. Per questo la massima scrupolosità e l’etica devono essere alla base di tali professioni ed esercitate continuamente.

Infine, nel testo si parla anche di disobbedienza, giustizia sociale, meritocrazia… A tratti sembra un manifesto di ribellione, mi sbaglio?

La prendo come un complimento. Diciamo che è un invito a riconoscere l’ingiustizia e a respingerla. Aristotele diceva che le leggi sono giuste solo se vengono create da uomini giusti. A volte facciamo fatica a riconoscere l’ingiusto perchè spesso si insidia nelle abitudini, nelle convenzioni, nelle culture, nel relativismo morale e talvolta nelle stesse leggi. Il buonsenso ci fa capire che qualcosa non va, ma ricercare e attuare un cambiamento al fine di ripristinare la giustizia è un procedimento complesso. Il rischio è adattarsi a ciò che non va accettandolo come giusto.

Alla fine di questa lettura avremo più dubbi o certezze su come comportarci nel quotidiano?

La giustizia si costruisce con i dubbi più che con le certezze. Lo scopo del libro non è ovviamente quello di fornire metodi o ricette ma proprio quello di alimentare dubbi e suscitare riflessioni. I dubbi sono dinamici e stimolano il ragionamento, le certezze sono spesso statiche e limitano il mettersi in discussione.

Bene, a questo punto per tutti gli interessati ricordiamo che “La Giustizia del Buonsenso” è disponibile nella collana “I tascabili del sapere” di Primiceri Editore ad un prezzo di 12 euro. Grazie Salvatore e complimenti.

Grazie a te e a tutti i lettori de Laltrapagina.

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