Sono appena usciti con un EP di inediti e sono stati protagonisti dell’ultima edizione di Rock Targato Italia, così abbiamo colto al volo l’oppurnità di scambiaree quattro chiacchiere con la band brescian Mazyopera, ecco cosa ci siamo detti:
Iniziamo dal vostro nome, Mazyopera… qual è la sua origine? Come lo avete scelto?
Il nome è arrivato quando ancora il gruppo era nella sua fase embrionale e ha un duplice significato. Il primo, dall’inglese “maze” ossia “labirinto”, va a sintetizzare il processo creativo che da sempre ci caratterizza: siamo 4 musicisti con influenze e ascolti diversi tra loro e quando ci mettiamo a scrivere musica parte tutto da una jam in sala prove, durante la quale si sentono questi diversi modi di comunicare che alla fine si intrecciano diventando un unico linguaggio, la nostra “opera labirintica”. Il secondo significato, invece, deriva dal vizio di giocare con le parole e rispecchia il nostro lato più sincero. Mazyopera non sarebbe altro che “Ma zio pera”, un’esclamazione dialettale che rappresenta il modo di essere di noi ragazzi di provincia, per esorcizzare le difficoltà semplicemente con un sorriso e magari trarne qualcosa di buono.
Ci raccontate un po’ come vi siete conosciuti e come avete iniziato a suonare assieme?
Tutto è partito tra i banchi di scuola al liceo nel 2016, da due componenti del gruppo che poi hanno deciso di intraprendere strade diverse, Giordano e Romeo. Col passare del tempo si sono aggiunti Christian al basso e Leonardo come chitarra ritmica, iniziando a lavorare per capire il primo suono della band. A fine 2021 entra Andrea nel gruppo che si occupa fin da subito di scrivere i primi testi e la band pubblica nel 2023 i primi due singoli “Nuova Era” e “Tipa Facile”. Alla fine dello stesso anno, Matteo sostituisce Giordano alla batteria e nell’estate 2025, mentre la band è quasi pronta per pubblicare il primo EP, anche Romeo decide di lasciare il gruppo.
Ad inizio 2026 la band pubblica l’EP “Preso dal Panico”, composto da 5 brani che parlano delle diverse dinamiche dei vent’anni, tra alti e bassi. La nostra storia trae le sue radici dalla voglia di creare di due ragazzi, che con il tempo è maturata e ha ritrovato le basi solide nei componenti di oggi, uniti per la passione per la musica e sognando di poterlo fare per tutta la vita.
Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente nella vostra carriera?
Come dicevamo, le nostre influenze sono molto diverse tra loro. Ognuno di noi ha un background proprio che cerca di ritrovare nella propria parte. Ci piace dire che “Non suoniamo rock italiano, ma rock in italiano”, in quanto nonostante scriviamo quasi esclusivamente nella nostra lingua, ricerchiamo le nostre sonorità spaziando anche tra gli artisti internazionali come Red Hot Chili Peppers, Foo Fighters o Yungblud. Per quanto riguarda i testi, in questo momento stiamo ascoltando molto il primissimo Vasco, ispirandoci a quella leggerezza che arriva dritta al punto.
Ci dite 3 canzoni che hanno fatto segnato in maniera particolare la vostra vita o la vostra crescita artistica?
Durante i nostri live ci piace portare spesso qualche cover per aumentare il coinvolgimento del pubblico. Due delle canzoni che ci piacciono suonare di più davanti alla gente sono “Dieci ragazze” di Lucio Battisti e “bad guy” di Billie Eilish, entrambe interpretate nel nostro stile. Come terza, invece, potremmo citare nuovamente Vasco Rossi con “Siamo solo noi”, e basterebbe leggere il testo per capire un po’ meglio come ci sentiamo.
Avete appena realizzato il vostro nuovo EP “Preso Dal Panico”, descrivetecelo in 3 parole…
Riflessivo, diretto, ampio (legato al suono).
Com’è nato Preso Dal Panico? C’è un brano a cui siete più legati?
Le canzoni nell’EP sono brani che da tempo volevamo pubblicare, nati mentre stavamo muovendo i nostri primissimi passi in sala prove e successivamente in studio di registrazione. Sono maturati con noi e sono stati la nostra pacca sulla spalla nei meravigliosi ma altalenanti primi vent’anni, sperando possa esserlo anche per chi ora ascolta. Siamo molto legati ai due brani pubblicati come singoli, “Guardo te” e “Manicomio” perché ci divertono moltissimo quando li suoniamo. A livello di significato, invece, la canzone che più ci rappresenta è “Manifesto” che, come si evince dal nome, diventa un po’ il nostro messaggio, essere sempre sé stessi andando anche contro chi ci fa sentire sbagliati.
Tra i pezzi più interessanti di Preso Dal Panico, c’è America, potete dirci qualcosa di più di questo brano?
“America” è un brano che parla della nostra fame, della voglia che abbiamo di riuscire a fare della musica il nostro lavoro. Per noi il successo è poter stare bene nella vita facendo la cosa che più ci piace al mondo e non doversi piegare ad una mansione della quale non si fa altro che parlar male. Il sogno americano è la metafora che rappresenta il nostro modo di voler concepire questo lavoro: sognando in grande, non ascoltando chi ti deride e continuando a volerne di più ancora un altro po’.
Avete suonato parecchio in giro per l’Italia, com’è il vostro rapporto con la “dimensione live”?
Il palco è il nostro ambiente naturale, tutto diventa paradossalmente silenzioso e iniziamo a parlarci tra di noi attraverso suoni e sguardi. Una band ha il bisogno di suonare davanti alla gente e noi cerchiamo costantemente il coinvolgimento del pubblico, in modo che le nostre canzoni possano parlare di e a loro. Ultimamente si fa sempre più fatica a trovare opportunità per suonare. Stiamo cercando di portare il nostro EP in giro, partendo da casa nostra, Brescia, e pensiamo che stia ritornando l’interesse verso la musica suonata, servono posti dove poterla proporre.
Recentemente siete saliti sul palco di Rock Targato Italia, che ricordi avete di quell’esperienza?
Siamo rimasti molto legati a Rock Targato Italia in quanto oltre ad essere stata una bellissima esperienza che ci ha portato a suonare allo storico Rock’n’Roll di Milano, ci ha dato l’opportunità di conoscere artisti ed esperti del settore con i quali abbiamo potuto scambiare opinioni e visioni artistiche.
Da artisti indie italiani, come vedete lo stato di salute attuale della musica indipendente italiana? Ci sono altri artisti indie italiani che seguite?
Come dicevamo prima per quanto riguarda i live, se dovessimo definire lo stato di salute attuale della musica indipendente italiana diremmo che sia in “lenta guarigione”. Crediamo fortemente che stia aumentando l’interesse nei confronti della musica indipendente italiana, ai nostri live vediamo che la gente ha un riscontro molto positivo nella proposta artistica, bisogna solo educare il pubblico a non fermarsi a ciò che viene proposto ripetutamente, non perché non sia valido, ma perché rappresenta una piccolissima fetta di un’enorme bouffet di musica al quale non stanno partecipando. Una delle cose che più ci piace quando abbiamo un concerto con altri artisti indipendenti è che ci fa scoprire nuova musica da ascoltare e nuove persone con le quali poi cerchiamo di collaborare per eventuali altri live futuri, cercando di creare una piccola scena musicale che possa far sempre più rumore.
Proiettiamoci infine nel futuro: chi vi piacerebbe avere ospite nel vostro prossimo album?
Come forse si sarà capito, se pensiamo al futuro a noi piace sempre sognare in grande e non limitarci. L’artista italiano con il quale più di tutti probabilmente ci piacerebbe collaborare è Salmo, sia per quello che produce ma anche per la storia da componente di una band che ha alle spalle, un’ispirazione che ha uno stile molto diverso dal nostro, ma con una matrice in comune. Uscirebbe sicuramente una bomba.
(intervista a cura di A. Dasso)


Nuovo singolo per Elettra Lamborghini
Aperte le iscrizioni alla 37ª edizione di Rock Targato Italia
Vasco: inizia il conto alla rovescia per il Giubileo del Blasco nel 2027
Il gatto filosofo: quando i gatti insegnano a guardare diversamente la vita