185 Views

Nel 2007 in Giappone usciva un anime (ne esiste il romanzo e la versione manga edite dalla casa j-pop in Italia) che avrebbe fatto epoca, si trattava di 5 Centimeters per second e l’autore è Makoto Shinkai, aprezzatissimo per i suoi lavori di animazione, basta citare i suoi capolavori Your name e il più recente Suzume.

Al Far East Film Festival 28 arriva quindi questo live action che porta a casa il premio del Purple Mulberry Award (il premio del web).

La storia principale è quella di Tono Takaki, un ragazzo solitario che si trova a legare un solido rapporto di amicizia con un’altra ragazza solitaria come lui, Shinohara Akari quando si trovano entrambi alla scuola elementare. Tutto procede per il meglio tra i due finchè per entrambi, prima Akari e poi Takaki iniziano a trasferirsi in diverse località con le famiglie a causa di necessità. I due si tengono in contatto epistolare e riescono ad organizzare un incontro in una stazione ferroviaria dove riusciranno a scambiarsi il loro primo bacio prima di separarsi.

Okuyama Yoshiyuki è un regista quasi esordiente e dopo il suo primo lavoro, decide di cimentarsi con questa storica opera realizzandone una versione live-action. Questo film è uscito in Giappone verso la fine dello scorso anno seguendo la stessa trama dell’opera originale ma arricchendola anche con nuove parti per fare un’introspezione ancora maggiore nelle vite dei due ragazzi.

5 centimeters per second è un dramma romantico, dove la riflessione principale è quella dell’inesorabile scorrere del tempo, di come questo possa sgretolare passioni e speranze a volte. Il messaggio è lampante: vivi l’amore finchè ne sei in tempo.

Durante il Far East Film Festival ho avuto modo di parlare con il regista Okuyama Yoshiyuki di quest’opera e confrontarmi con lui sulle tematiche principali della pellicola.

  • Da dove è nata l’idea di occuparsi proprio di quest’opera di Makoto Shinkai come suo secondo lavoro da regista?

Dopo aver realizzato il mio primo lavoro, il mio produttore mi ha proposto di fare il live action di quest’opera di Makoto Shinkai, quindi è così che ho cominciato ad occuparmi di questo film e di questo progetto.

  • Con Makoto Shinkai vi siete incontrati durante la realizzazione del film? Avete avuto modo di scambiarvi idee e di confrontarvi?

Si, ci siamo incontrati. È stata un’occasione in cui io gli ho esposto come avrei pensato di realizzare la mia versione della storia, un momento di confronto molto importante. Abbiamo quindi visionato assieme l’anime che aveva realizzato nel 2007 e lui mi ha spiegato quali erano i punti ai quali aveva dato maggiore importanza quando era andato a realizzare la sua animazione digitale.

  • Per quanto riguarda gli attori, è stato difficile sceglierli? Capire quali potevano essere i volti giusti?

No,in realtà non è stato così difficile come si possa pensare. Questo perché non avevo intenzione di creare alcuna forma di somiglianza visiva con l’anime. Quindi si; non è stato tra i miei criteri quello di cercare un volto, ma piuttosto mi sono soffermato sull’aspetto emotivo dei personaggi.

  • Invece per quanto riguarda la scelta delle musiche, che criterio ha seguito?

L’aspetto musicale l’ho affidato al compositore Ezaki Ayatake, questo parchè il tipo di brani che lui realizza hanno un tipo di nostalgia che ti fa pensare di averli già ascoltati da qualche altra parte. È proprio un tipo di texture del suono che in qualche modo ti fa provare come dell’affetto per quel tipo di musica e di atmosfera. Riesce ad essere universale. Però ha anche degli aspetti molto personali, crea un flusso musicale molto personale. Riesce quindi a creare un connubio tra l’universale ed il personale. Volevo un tipo di musica sentimentale, visto che la storia che viene trattata secondo me lo richiede. Volevo far risuonare questa musica con la profondità del cuore di Takaki, del protagonista. Un mondo micro nelle realtà di un mondo macro. Secondo me Ezaki era la persona ideale per farlo.

  • La dimensione del ricordo ha una costante dolce amaro in quest’opera, volevo capire quali sono state le sequenze, le scene più complesse da realizzare durante il processo creativo oppure durante lo shooting stesso.

Mmm devo pensarci (resta qualche secondo in silenzio).

Va detto che la storia viene raccontata in tre epoche diverse e coinvolge tre attori diversi per il medesimo personaggio. Un aspetto complesso era quello di far riuscire che lo stesso carattere, quello di Takaki venisse interpretato in modo omogeneo da tre attori diversi. Quando dico in modo omogeneo intendo che ciascun attore avesse la sua continuità non voglio dire assolutamente a livello estetico ma a livello di bagaglio emotivo e di vissuto, ovviamente a seconda della loro fascia di età. Al Takaki bambino il mondo sembrava grande, gli sembrava di poter andare ovunque, era come se avesse una brezza delicata che gli soffiava nel cuore. Poi a mano a mano che andava avanti con gli anni questa brezza si raffreddava, lui stesso andava a chiudersi e questo quindi fa si che il suo carattere diventi più chiuso quando lo troviamo adulto mentre più aperto quando era bambino. In mezzo c’è la fase della scuola superiore, e quindi c’erano queste gradazioni, e queste gradazioni, questo cambiamento di carattere, il farlo esprimere da tre persone diverse come se fosse lo stesso personaggio è stata per me la sfida più grande di questo lavoro.

Messua Mazzetto

Comments

comments