hiv_390603c(di Jessica Sabatelli)  I farmaci contro l’HIV sono molto efficaci nel controllare e rallentare lo sviluppo del Virus, ma quando si smette di assumerli sembra inevitabile che il processo di duplicazione continui imperterrito, veloce e senza controllo fino allo sviluppo dell’AIDS.

Esiste, tuttavia, una piccola percentuale della popolazione che presenta una variazione genetica che gli consente di “controllare” il virus.

All’International AIDS Conference, in Canada, un altro di questi incredibili casi è stato sottoposto all’attenzione dei medici esperti in materia, con la speranza di meglio comprendere come mai esistano persone praticamente “immuni” ad una malattia che per tutto il resto della popolazione umana è letale ed irreversibile. Il paziente in questione è una ragazza francese di 18 anni che è stata infettata dalla madre sieropositiva, al momento della nascita, ed è stata immediatamente posta alle cure antivirali.

La cura è durata per sei anni, al termine del quale è stata interrotta e mai più ripresa: la ragazza è riuscita, per tutti questi anni, a mantenere in remissione lo sviluppo del virus senza assumere alcun farmaco specifico.

Questo caso è simile a quello della VISCONTI cohort, un piccolo gruppo di adulti infetti e trattati subito nelle prime fasi dello sviluppo dell’HIV: i pazienti hanno seguito la cura per tre anni e dopo averla interrotta, il virus non è ritornato all’attacco prima di 10 anni dopo il trattamento.

A questo punto, verrebbe da pensare: <<E’ davvero possibile che l’organismo dei componenti della VISCONTI e quello della ragazza, siano riusciti a “controllare” il virus anche senza l’assunzione di medicinali?>>. E ancora: <<Potrebbero far parte di una categoria di persone i cui geni o sistema immunitario sono capaci di sviluppare una difesa interna al corpo, senza l’ausilio del farmaco medicinale?”.

In realtà, entrambi i casi considerati posseggono realmente delle variazioni genetiche che corrispondono, addirittura, a difese immunitarie più deboli; ciò significa che dal momento del contagio, la loro condizione sarebbe dovuta peggiorare molto velocemente. Invece, è possibile che la loro così debole risposta immunitaria abbia giocato a loro vantaggio, avendo il virus un numero limitato di globuli bianchi da attaccare, afferma Science.

Anche se questi casi possono dimostrare che il corpo umano può respingere un’infezione così devastante, è importante considerare l’efficacia delle terapie tempestive che danno risultati eccezionali su coloro che riescono a curarsi ai primi stadi del contagio.

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