Un Weekend di Hockey tra Indoor e ghiaccio. Due sport diversi, unico risultato.
Dodici giocatori, sei per squadra, si contendono la vittoria a suon di gol. Il gioco di squadra e l’intelligenza tattica, la forza fisica, la tecnica, sono requisiti necessari per trionfare e vincere uno scudetto nazionale di hockey. Ma quale hockey?
A Bologna e ed Asiago in questo fine settimana sono stati assegnati due scudetti nazionali. Il palaindoor del CUS Bologna ha ospitato nella mattina di domenica 12 febbraio la finalissima del campionato nazionale Indoor organizzato dalla Federazione Italiana Hockey (FIH). L’hockey Indoor è una specialità invernale derivata dall’hockey su prato. Il quale sarebbe il cosiddetto hockey delle olimpiadi estive, quello che si gioca senza pattini e con la pallina al posto del disco e che è diffuso in Europa, africa, asia e America del sud, sebbene a macchia di leopardo.
L’Hockey Indoor o, semplicemente l’Indoor, nasce in risposta alla problematica dei campi ghiacciati che nel cento e nel nord Europa rendono impraticabili le superfici sintetiche outdoor nei mesi più rigidi. Perciò quando arriva dicembre le squadre interrompono la stagione outdoor e iniziano un campionato parallelo in palestra su campi piccoli, sponde e bastoni più leggeri.
Nella stessa giornata, a poche ore di distanza al Palaghiaccio Hodegart di Asiago sarebbe stato invece assegnato l’ottantaquattresimo scudetto di hockey su ghiaccio, sport da alcuni definito come hockey canadese o hockey americano, per distinguerlo dall’hockey europeo su prato. Per la cronaca ad Asiago l’ha spuntata la compagine del Renon, i Rittner Buam. Squadra della provincia di Bolzano che ha saputo fare meglio di Asiago, Val Pusteria e Vipiteno.
A Bologna invece si è vista una finale scudetto tra compagini universitarie. Una sfida emblematica che racconta tutta la differenza che passa tra le semiprofessionistiche squadre del campionato altoatesino (la Serie A italiana nel ghiaccio è giocata quasi esclusivamente da squadre del Trentino Alto Adige) e le squadre di derivazione universitaria tipiche dell’hockey su prato europeo, sport nato nei college inglesi e diffuso per tradizione attraverso scuole e Università.
Il divario economico tra i due movimenti non ha paragoni e la somma dei budget annuali delle sei finaliste di Bologna, probabilmente non raggiunge il singolo budget annuale del Renon.
Eppure, per livello tecnico, velocità, fisicità il gioco dell’Indoor non ha nulla da invidiare ai colleghi del ghiaccio.
A Bologna sei club si sono contesi lo scudetto. Insieme a Padova e Bologna c’erano i piemontesi del Bra e del Valchisone, i lombardi del Bonomi e la sarda Amsicora.
La compagine felsinea si è imposta sul terreno di casa sulla squadra sorpresa del torneo, il CUS Padova, fresco vincitore dell’Indoor Trophy seconda competizione invernale della FIH. Una sola rete per il Padova grazie ad un corto di Alessandro Sacco che ha chiuso la finale con il pesante passivo di 6-1. Curiosamente lo stesso punteggio con cui si sarebbe chiusa la gara finale giocata ad Asiago poche ore dopo. Per il CUS Padova si tratta comunque di un mezzo bicchiere pieno poiché l’argento è arrivato a seguito della vittoria contro una squadra di blasone come il Bra, vincitore degli ultimi 3 scudetti. Senza contare che nel campionato prato la squadra veneta milita nella Serie A2, un campionato certamente meno allenante.

Nicola Valentini

Nella foto i ragazzi del CUS Padova Antenore Energia guidati da Mirko Faggian

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