istamina-allergie-polline(di Giulio Perrotta) Scoperta nel 1924 da G. Barger, H. Dale e F. Kutscher, l’istamina viene isolata per la prima volta nel 1927. E’ un prodotto di sintesi per decarbossilazione dell’amminoacido “istidina“, grazie all’intervento della L-istidina decarbossilasi (l’enzima adibito a scomporlo), mentre il catabolismo si svolge attraverso 2 diversi percorsi metabolici:

a) la diammina ossidasi (DAO) compie l’ossidazione, producendo l’acido imidazol-acetico (IAA);

b) l’istamina N-metiltrasferasi effettua invece la metilazione, dando come prodotto la tele-N-metilistamina (t-MH).

 

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L’istamina è contenuta nei granuli delta delle piastrine, nei granuli dei mastociti (cellule che posseggono i recettori IGE) e dei basofili; per tale motivo, in presenza di attacco allergico o nei deficit immunitari, la presenza di istamina è l’allarme dell’organismo per segnalare l’evento, causando in conseguenza l’aumento delle ImmunoGlobuline E (IGE) anche di 10 volte il loro massimo (fino al livello sierico di 1.000-1.500): questo “attacco” provoca quindi una serie di reazioni all’interno dei mastociti, con il rilascio finale anche dell’istamina stessa (tale attacco tuttavia non si deve confondere con l’ipotesi diagnostica della Sindrome di Giobbe o Super-Ige, dove i livelli sierici arrivano da un minimo di 2.500 fino a un massimo di 250.000, quando il livello di normalità è tra 0 e 100).
Come ben si può vedere, l’istamina ha un preciso ruolo “amico” per l’organismo umano, provocando quando occorre la vasocostrizione delle grandi arterie  per azione della muscolatura liscia (nell’ipertensione) e la vasodilatazione delle arteriole, per apertura degli sfinteri precapillari (nell’ipotensione), ma anche la broncocostrizione dovuta alla contrazione delle cellule muscolari bronchiali in presenza di attacco allergico (evento asmatico) e l’aumento della permeabilità dei capillari e delle venule post-capillari, aumentando di fatto il flusso dei leucociti nella zona traumatizzata e infetta e favorendo il ripristino della normalità immunitaria.

 

Certo, gli effetti sono pericolosi, in quanto un aumento esponenziale di istamina potrebbe condurre il soggetto allo shock anafilattico; tuttavia, il segnale della sua presenza è fondamentale per provocare una serie di azioni preservative, altrimenti impossibili da attuare.

tab-istaminaGli effetti dell’istamina sono mediati nei diversi tessuti e da 4 recettori specifici:

a) H1 : lo troviamo prevalentemente nell’intestino, nei bronchi, nel sistema cardiovascolare e nel sistema nervoso centrale. Con esso si ha la contrazione della muscolatura liscia bronchiale, la vasodilatazione, l’aumento della permeabilità capillare e il mantenimento dello stato di veglia;

b) H2 : lo troviamo prevalentemente nella parete gastrica, nel sistema immunitario  e nel sistema cardiovascolare. Con esso si ha l’aumento della secrezione acida dello stomaco e la vasodilatazione;

c) H3 : lo troviamo prevalentemente nel sistema nervoso centrale. Con esso si ha il controllo della biosintesi e del rilascio dell’istamina e di altri neurotrasmettitori associati;

d) H4 : lo troviamo prevalentemente nel midollo osseo, nella milza, negli eosinofili, nei mastociti e nei neutrofili. Con esso si ha la modulazione dell’attivazione alla risposta immunitaria.

 

270px-histamineMa cosa succede quanto l’ingranaggio perfetto subisce un “intoppo”?

Immaginiamo l’ipotesi in cui la risposta immunitaria sia superiore al normale o quando l’enzima che decarbossilizza l’amminoacido facendolo diventare istamina non è sufficiente: in tal caso, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “fuoco-amico”.

Nella prima ipotesi (eccessiva risposta immunitaria), si ha una produzione di istamina in risposta ad uno stimolo interno (es. patologie genetiche, patologie autoimmuni, dermatite atopica, sindrome da alterata permeabilità intestinale, gastroduodenite e sindrome da colon irritabile), pertanto, la continua e persistente infiammazione provocata dalla istamina rilasciata agisce da benzina per la fiamma, alimentando se stessa. Aumenta l’istamina, aumenta l’infiammazione. I sintomi tra l’altro sono chiari: cefalea, gastroduodeniti, fibromialgia, intolleranze alimentari non supportate da analisi strumentali che confermino la diagnosi (es. intolleranza al pane o alla pasta con negatività del test per la celiachia o sensibilità al glutine). Unica terapia possibile è un regime alimentare strettissimo, praticamente tutto in bianco (riso, carni bianche e verdure), uso di antistaminici e corticosteroidi e sport giornaliero.

Nella seconda ipotesi, l’eccessiva presenza di istamina è determinata dalla carenza dell’enzima diaminossidasi (DAO). I sintomi sono gli stessi della prima ipotesi, ma la terapia è molto più semplice: integratori a base di enzima (es. DAOCIN). Difatti, i disturbi di degradazione di diamminaossidasi, causati da diversi fattori (uso di farmaci, danno alla mucosa intestinale, appiattimento dei villi, disturbi ormonali, celiachia, infezione gastrointestinale, infiammazione interstinale cronica, diarrea, avvelenamento da metalli pesanti, mutazioni genetico a carico dell’enzima -HNMT-), variano a secondo dei recettori: apparato cardio-vascolare, apparato polmonare, apparato gastro-intestinale, sistema immunitario, pelle (e cute) in generale (non a caso nei soggetti con dermatite atopica, l’istamina si innalza pericolosamente).

 

E’ importante, tuttavia, sottolineare che spesso la malnutrizione e la sindrome da malassorbimento intestinale giocano un ruolo chiave nella presenza dell’istamina libera circolante, in quanto l’organismo non è in grado di assorbire le vitamine e i sali, importanti per l’equilibrio generale dell’organismo, sfavorendo quelli che agiscono da co-fattori per l’enzima DAO, quali il rame, la vitamina C e la vitamina B6 (in loro assenza, infatti, l’enzima è più “lento”).
Soluzioni al problema?

Il procedimento da seguire per uscire da un vero e proprio incubo spesso privo di diagnosi ufficiale è necessariamente per tappe:

 

1) 1° tappa: valutare la propria posizione con il medico curante e uno specialista in immunologia, gastroenterologia e dermatologia;

 

2) 2° tappa: effettuare i test clinici nel sangue necessari a confermare la situazione infiammatoria generale, quali:

a) (generali) Emocromo, VES, PCR, GOT/GPT, creatinemia, uricemia, glucosio;

b) (speciali) IGE TOT., IGA TOT., IGM TOT., IGG TOT., DAO (diaminossidasi enzima), istidasi enzima.

 

3) 3° tappa: introdurre nel proprio stile di vita, secondo le proprie necessità e patologie conosciute:

a) 1 ora al giorno per 4 volte a settimana di passeggiata lenta e 1 ora al giorno per 2 volta a settimana di corsetta;

b) 2 litri di acqua oligominerale naturale (evitare le acque gassate);

c) interrompere l’uso di sigarette e sostanze contenenti nicotina (compresa la sigaretta elettronica);

d) interrompere l’uso di alcolici e sostanze stupefacenti.

 

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4) 4° tappa: introdurre nel proprio stile di vita, secondo le proprie necessità e patologie conosciute, un’alimentazione sana e equilibrata secondo il seguente schema decrescente: colazione 600-700 kcal, pranzo 400-500 kcal, cena 200 kcal, preferendo i carboidrati (pane, pasta, cereali, legumi) entro le 16.00 e le proteine a pranzo, mangiano a cena esclusivamente verdure.

Sempre nel regime alimentare, si dovrà necessariamente fare attenzione ad assumere determinati cibi che sono considerati ricchi di istamina o comunque liberatori di istamina, sempre secondo il parere del proprio medico, integrando (qualora ci fossero carenze) con vitamine e sali minerali (ottimo prodotto è NUTRIMONIUM, nonostante non abbia il ferro tra i suoi ingredienti).

 

In particolare, i cibi ricchi di istamina (quindi da evitare in presenza di un sospetto di accumulo di istamina):

  • Pomodori, crauti, spinaci.
  • Conserve in generale
  • Ketchup, maionese e salsa di soia.
  • Pesce in scatola: conservati, marinati, salati o essiccati (sardine, tonno, sgombro, acciughe, aringhe).
  • Pesce affumicato (aringa, salmone..).
  • Crostacei e frutti di mare.
  • Salsicce, salame, carne secca, prosciutto affumicato, mortadella…
  • Formaggi fermentati e stagionati.
  • Alcolici, vino, birra.
  • Aceto di vino.
  • Lieviti.

 

I cibi che liberano l’istamina, quindi da evitare (anche se non strettamente vietati se assunti in modiche quantità):

  • Cioccolato/cacao.
  • Fragola, banana, ananas, papaya, agrumi (arance, pompelmi…), kiwi, lampone, pera, avocado.
  • Molluschi e crostacei.
  • Noci, nocciole, mandorle e anacardi.
  • Albume d’uovo.
  • Carne di maiale.
  • Caffè.

 

Alcuni farmaci poi sembra che favoriscano il rilascio di istamina:

  • mezzi di contrasto negli strumenti di indagine medica.
  • miorilassanti.
  • anestetici (tiopental), analgesici (morfina, ASA, FANS), anestetici locali (prilocaina).
  • cardiotonici (dopamina, dobutamina).
  • antipertensivi (verapamil, alprenololo, diidrazina.
  • antiaritmici (propafenone).
  • diuretici (amiloride).
  • antibiotici (cefuroxime, isoniazide, pentamidina,acido clavulanico).
  • clorochina.
  • mucolitici (ambroxolo, acetilcisteina) e broncodilatatori (aminofillina).
  • citostatici: ciclofosfamide.
  • antidepressivi: amitriptilina.
  • metoclopramide.
  • antistaminici: cimetidina.

 

Sono, pertanto, consentiti:

  • Carne e pollame freschi o surgelati sotto forma di fesa, cotoletta, sminuzzato, macinato, filetto ecc. scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile.
  • Pesci freschi o surgelati, come il merluzzo, la trota ecc. La conservazione dei pesci a basse temperature è in grado di rallentare in misura consistente la sintesi di istamina batterica.
  • Formaggi freschi, ricotta e altri latticini, come il latte, lo yogurt e la panna.
  • Frutta preferibilmente fresca come mele, pesche, albicocche, meloni, cachi ecc. Ad esclusione di quella precedentemente citata.
  • Verdura a foglia larga (lattuga, cicoria…) ma anche carote, cavolfiore, zucchine, cetrioli, broccoli, preferibilmente fresca, cruda o cotta. Ad esclusione di quella precedentemente citata.
  • Cereali. Consumare ogni giorno pane, pasta o riso integrali alternandoli ai prodotti raffinati.
  • Olio extravergine di oliva a crudo nella giusta quantità per condire gli alimenti.
  • Aceto di mele per insaporire le pietanze.

 

Il pasto è servito!

 

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