di Enrico Sirotti Gaudenzi – Dopo le numerose lamentele esposte da parte dei risparmiatori, azionisti ed associazioni, in merito alla manovra del Governo, quest’ultimo ha “promesso” di rivedere non solo i parametri di indennizzo ma anche di cancellare quell’ignobile “scudo” che impedisce di proporre azioni nei confronti dei nuovi istituti e delle autorità di vigilanza.

L’insoddisfazione è, però, molto grande! Non si conoscono, infatti, i tempi e le modalità relative alle eventuali modifiche che possano offrire tutela a numerosi azionisti e risparmiatori delle varie banche poste in liquidazione (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza) o in risoluzione (Banca Etruria, Marche, CariChieti, CariFerrara).

Certamente l’importo indicato nella legge di bilancio (pari a 535 milioni di euro annui per i prossimi tre anni, al fine di offrire un ristoro del 30%, col un limite massimo di 100mila euro) è, ancora oggi, molto irrisorio; nonostante ciò il fondo è accessibile da parte di quei risparmiatori che hanno ottenuto una sentenza da parte di un tribunale o una pronuncia da parte dell’ACF con contestuale accertamento della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza, ai sensi del T.U.B.

Tre quindi sono i “paletti” da rispettare per ottenere l’irrisorio ristoro: il limite del 30%; il tetto massimo pari a 100mila euro; una pronuncia giudiziale o dell’ACF attestante la vendita fraudolenta delle azioni da parte dell’istituto di credito.

Oltre a questi complessi requisiti sarebbe stata inserita una norma, che il Governo – solo a parole – si è impegnato di rivedere, volta a tutelare Banca Intesa, Ubibanca, Consob e Bankitalia e che preclude la strada a nuove azioni a tutela dei risparmiatori azzerati!

Mi riferisco a quanto contenuto nella “lettera f, comma III, dell’art. 38” della legge di bilancio: un vero e proprio condono tombale del credito volto a tutelare, ancora una volta, non solo gli organi di vigilanza, le cui colpe sono state eclatanti, ma anche le “grandi banche” che hanno beneficiato da sempre di un diverso e favorevole trattamento normativo (mi riferisco a Banca Intesa alla quale il Governo ha “regalato” le due banche venete)!

Data la formulazione dell’articolo richiamato chi accetta il rimborso rinuncia automaticamente a qualsiasi altra azione legale. L’accettazione, infatti, equivale a “rinuncia all’esercizio di qualsiasi diritto e pretesa connessi alle stesse azioni”.

I beneficiari di tale norma non dovranno più preoccuparsi di dover rispondere di quelle colpe “in vigilando” che i vari magistrati dei diversi tribunali oggi stanno riscontrando!

Ricordo, infatti, che nei mesi scorsi si sono pronunciati diversi tribunali d’Italia in merito alle azioni proposte da azionisti truffati: un caso eclatante è stato quello che ha interessato proprio Ubi Banca tenuta a risarcire gli azionisti di Banca delle Marche. Il Tribunale di Milano, l’8 novembre scorso ha sancito che Ubi Banca, quale acquirente di Nuova Banca delle Marche avrebbe dovuto risarcire gli azionisti che hanno visto azzerato il valore delle loro azioni.

Anche Intesa San Paolo si è vista dichiarare responsabile civile nella vicenda che ha interessato le banche venete: infatti il tribunale di Roma ha accolto la citazione di Intesa Sanpaolo come responsabile civile nel processo penale iniziato per denunciare le condotte scorrette degli amministratori.

Per BPER del resto è toccata in parte la stessa sorte: il tribunale civile di Ferrara ha imposto alla nuova banca di pagare i danni subiti per la perdita del valore di propri titoli ad un cliente che era socio. Per la prima volta, in sede civile, un giudice del tribunale di Ferrara, dott.ssa Ghedini, ha dato ragione ad un azionista di Carife che aveva fatto causa alla Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara per l’azzeramento dei suoi titoli.

Relativamente agli azionisti della ex Cassa di Risparmio di Cesena, nonostante il processo penale relativo alle eventuali e presunte responsabilità dei dirigenti stia continuando il suo percorso, giunge spontaneo domandarsi se – nel caso di condanna degli imputati – sarà possibile ottenere un concreto risarcimento per tutti gli azionisti che hanno visto azzerare i propri risparmi.

Giustizia probabilmente sarà fatta ma sono molto dubbioso in merito alla possibilità di ottenere per tutti gli azionisti un completo ristoro di quanto perduto.

Sarei anche io propenso a valutare una eventuale azione civile: si potrebbe ipotizzare (come afferma il Comitato dei Risparmiatori) una responsabilità nei confronti di Credit Agricole Cariparma, relativamente all’Opa che ha concesso di acquistare il 66% delle azioni della ex Cassa di Risparmio di Cesena, anche se ritengo una strada difficilmente percorribile.

Creare un “diritto di credito” nei confronti della banca acquirente nella annosa vicenda che ha coinvolto gli azionisti non è facile ma non certo impossibile e, all’interno del processo civile, si possono verificare spesso e volentieri delle situazioni nuove ed inaspettate; del resto ricordo come l’operazione di cartolarizzazione dei crediti deteriorati ha reso possibile la cessione della ex Cassa di Risparmio di Cesena, di Rimini e di San Miniato a Crédit Agricole Cariparma, così come similmente è avvenuto per le tre “good banks” cedute a UbiBanca e Cariferrara a BPER.

Enrico Sirotti Gaudenzi

Avvocato – Docente – Esperto di tutela del credito e diritto bancario.

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