In questa piccola guida andremo a descrivere il processo per una corretta disinfezione dell’acqua della piscina, a prescindere dal tipo di struttura che si possiede. L’unica eccezione alle indicazioni che seguono è rappresentata dalle biopiscine, la cui disinfezione proviene dalla sinergia dei suoi elementi e non dalla presenza di sostanze chimiche.

La scelta del tipo di acqua

Idealmente, per riempire una piscina servirebbe dell’acqua pulita di acquedotto, ma non sempre si può disporre di questo tipo di acqua nelle quantità richieste a far funzionare una piscina.

Un’alternativa è l’utilizzo di acqua di pozzo, che può assolvere bene alla sua funzione purché venga prima adeguatamente pulita. L’acqua di pozzo presenta una composizione diversa da quella di acquedotto, contiene residui metallici che possono ossidarsi a contatto con il cloro, facendo diventare l’acqua marrone.

Se il nostro unico bacino di acqua disponibile proviene dal pozzo, la soluzione è quella di adottare un sistema di disinfezione dell’acqua che includa un sequestrante per metalli e un flocculante. Il primo prodotto agisce sulla formazione del calcare, il secondo funziona come un aggregante dei metalli presenti nell’acqua, portandoli a depositarsi sul fondo una volta agglomerati. Fatto questo, si potrà ristabilire il normale ph dell’acqua per poi darle limpidezza attraverso il cloro.

La terza tipologia riguarda le acque da invasi, ossia provenienti da bacini aperti che necessitano quindi di un filtraggio particolare, oltre che del processo appena descritto per l’acqua di pozzo. Lo stesso vale per le acque trasportate in autobotte, poiché ricche di metalli.

La regolazione del ph e del cloro

Lo stato di salute dell’acqua parte dal suo ph, un elemento importantissimo che rappresenta il punto di partenza per i successivi trattamenti di disinfezione. Il ph si misura su una scala da 0 a 14, con un valore ideale compreso tra 7,2 e 7,6 o 7,8 indipendentemente dalle dimensioni della piscina (qui una rappresentazione dei valori del ph tra cui quelli di una piscina regolare). La misurazione del ph viene solitamente affidata ai kit di analisi combinati, che oltre al ph analizzano anche le quantità di cloro presenti nell’acqua: basta aggiungere poche gocce della sostanza che rileva il ph per poter misurare, attraverso un indicatore colorato, il livello di ph dell’acqua.

Quando il ph è troppo basso, l’acqua si definisce acida e rischia di arrossare la pelle dando una sensazione di bruciore. Al contrario, se il ph è troppo elevato, l’acqua si definisce basica e può bruciare anche di più andando ad alterare la disinfezione. Per questo esistono dei prodotti “correttori” del ph, che abbassano o alzano i livelli a seconda delle necessità.

Una volta trovato l’equilibrio del ph, si può disinfettare l’acqua, attraverso metodi diversi, che prevedono l’impiego di prodotti chimici a base di:

  • – bromo
  • – ozono
  • – ossigeno
  • – cloro

In realtà, quando si pensa alla disinfezione dell’acqua di una piscina si pensa all’uso del cloro, si tratta del sistema più utilizzato, è economico e di semplice utilizzo.  La  giusta quantità di cloro, essenziale per evitare fastidi alla pelle e agli occhi, è compresa tra 0,6 e 1,50 ppm (parti per milione) e si può misurare sempre attraverso i kit del ph, ma con dei tempi di attesa maggiori per la misurazione, in quanto occorre aspettare almeno qualche ora affinché il cloro si sparga omogeneamente.  Ph e cloro sono valori che necessitano di una misurazione settimanale.

La superclorazione

Vi sono dei momenti in cui occorre sottoporre l’acqua della piscina a una disinfezione shock da cloro, specialmente quando si riapre la piscina dopo l’inutilizzo invernale. La superclorazione si effettua con cadenza settimanale anche negli impianti pubblici.

Questo processo prevede un dosaggio dai 15 ai 20 grammi di cloro per metro quadrato, affinché il cloro possa andare a ossidare i contaminanti dell’acqua, per intenderci la sporcizia portata dagli agenti atmosferici, dagli insetti e dagli stessi bagnanti. Quotidianamente si aggiungono le dosi di cloro sufficienti a generare un eccesso di agenti ossidanti che agiranno sui potenziali contaminanti. Questo eccesso di cloro viene definito come cloro libero, da mantenere tra gli 0,6 e 1,50 ppm.

Cosa succede dopo la superclorazione?

Dopo aver sottoposto la piscina alla superclorazione, il successivo periodo di inutilizzo previsto per sicurezza coincide con le tempistiche di un intero ciclo di filtraggio, in cui l’acqua passa due volte attraverso lo skimmer, ossia il filtro.

Gli antialghe e i flocculanti

L’antialghe, o flocculante, è un prodotto che previene la comparsa delle alghe. Non va quindi usato in presenza delle alghe, ma in via preventiva. Nel caso in cui vi fossero delle alghe sulle pareti e sul fondale della piscina, si consiglia la rimozione con l’ausilio di un robot pulitore. Il prodotto antialghe va versato circa ogni 15 giorni nello skimmer (10 grammi di prodotto per un metro cubo d’acqua).

Il flocculante è un prodotto che va a coagulare le sostanze e i residui metallici presenti nell’acqua sottoforma di microparticelle. La flocculazione agglomera i residui di metallo, li rende quindi più pesanti e li induce a depositarsi sul fondo per essere poi rimossi più facilmente. I flocculanti hanno una formulazione chimica, devono perciò essere dosati con consapevolezza. Il flocculante può essere utilizzato quando l’acqua inizia ad apparire torbida, va diluito prima in un contenitore con dell’acqua, il quantitativo di acqua deve essere 10 volte superiore (4,5 gr in 45 litri), poi può essere immesso nello skimmer. Successivamente, si può procedere con un controlavaggio, invertendo il flusso di acqua nel filtro per circa 4 ore, affinché si eliminino tutte le impurità.

Le piscine senza cloro

I metodi di trattamento dell’acqua, per quanto siano necessari, possono a volte essere nocivi per la salute, senza considerare che la scarsa attenzione nei processi di dosaggio delle sostanze chimiche disinfettanti può rivelarsi molto rischiosa. Vi è poi il discorso della sensibilità di alcuni soggetti al cloro, specialmente se vi si trascorrono molte ore al giorno. L’alternativa al cloro esiste, si tratta di un sistema ecologico al 100% e privo di cloro che sempre più privati stanno installando nelle proprie piscine.

Oxymatic per piscine senza cloro

Oxymatic è un sistema brevettato ABOT, che per le sue caratteristiche consente di disinfettare l’acqua senza l’uso del cloro. La tecnologia di Oxymatic prevede l’idrolisi dell’acqua, un processo che viene innescato nel momento in cui la corrente elettrica passa dal catodo all’anodo di una camera di reazione, generando gli Ioni Idrossido dalle elevate proprietà ossidanti (ORP – potenziale di riduzione di ossidazione). Per un corretto trattamento disinfettante dell’acqua è necessaria una produzione costantemente regolata di ioni di idrossido indipendente dalla quantità e dalla qualità dell’acqua. Il sistema brevettato da ABOT monitora in automatico tutti i parametri allo scopo di assicurare la giusta produzione di ioni. Tra i vantaggi legati all’ultizzo di questo sistema vi sono:

  • – Assenza dell’odore di cloro
  • – Assenza di cattivi odori
  • – Acqua chiara
  • – Riduzione della secchezza della pelle
  • – Riduzione dei ricambi di acqua e del costo di riscaldamento
  • – Minori possibilità di reazioni allerghiche
  • – Risparmio sui costi dei prodotti chimici
  • – Possibilità di controllo da remoto dell’impianto

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