senza-titolo-3.630x360(di Sara Passante) Parlando di prostituzione ci si riferisce ad essa come il più antico mestiere del mondo. In realtà però non è propriamente così poiché il concetto stesso di prostituzione richiede un contesto in cui siano presenti rapporti economici e culturali, contesto del tutto estraneo all’uomo primitivo. Facciamo quindi un piccolo sunto si quella che è la sua storia.

Nell’era primitiva nel sesso anche la donna era cacciatrice ed una volta che i figli raggiungevano i 6 o 7 anni, momento in cui passavano sotto il controllo della tribù, la coppia non aveva motivo di rimanere ‘legata’. Le cose sono cambiate con il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale e con l’arrivo dell’agricoltura.

Il motivo del cambiamento è puramente economico in quanto per tramandare la proprietà privata era necessario che  la paternità fosse certa e proprio per questo si iniziò a limitare la libertà sessuale delle mogli. Per soddisfare gli uomini non accompagnati nacquero le prime forme di prostituzione femminile.

Inizialmente a ricoprire il ruolo di prostitute erano le schiave, le donne giovani sterili o le vedove. Si parlava anche di sesso sacro in quanto c’erano diversi culti che incoraggiavano la prostituzione, anche quella maschile, e vi erano sacerdotesse che diventavano prostitute sacre.

Le prime case di tolleranza vennero invece aperte nel VI sec. a.C. da Solone. Nella società greca vi erano diversi mercati sessuali per clientele diverse con funzioni sociali differenti. Al gradino più basso vi erano le ‘pornai’ dei bordelli pubblici, schiave appartenenti a un custode il quale era tenuto a pagare una tassa sul loro rendimento. Poi vi erano le prostitute da strada, schiave o donne libere. Di un più alto ceto sociale erano le ‘etère’, avevano soprattutto clienti fissi tra i quali vi erano i filosofi.

Nell’antica Roma c’erano le ‘meretrix’, parenti delle ‘etère’ greche, mentre il popolo frequentava le ‘lupae’, prostitute dei lupanari. Per gli schiavi, soldati e marinai vi erano i bordelli da frequentare, mentre l’èlite aveva schiave in abbondanza. Le prostitute di basso rango erano di proprietà di un ‘leno’, ovvero un padrone di schiavi. Era anche diffusa la prostituzione infantile ma fu abolita da Domiziano alla fine del I sec d.C..

Nel 1400 la paura di uno spopolamento causato da guerre e epidemie fu la fortuna delle meretrici, i giovani dovevano essere distratti e riscoprire la gioia dell’accoppiamento. Nel Rinascimento si designa la figura della ‘cortigiana’, simile all’etèra greca.

Con la diffusione della sifilide prese avvio un movimento di moralizzazione, i postriboli vennero chiusi e le prostitute sottoposte a imposizioni fiscali. E’ con Napoleone che furono regolamentate le case di tolleranza.  Risale al 194 invece il primo accordo internazionale contro lo sfruttamento della prostituzione e al 1910 la convenzione per la repressione della cosiddetta ‘tratta delle bianche’. Nel 1946 Francia e Germania chiusero i bordelli mentre in Italia la legge per l’abolizione delle case chiuse venne promulgata il 4 Marzo del 1958, ad opera della senatrice socialista Lina Merlin.

 

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