“C’è il mare in città”, edito da Primiceri Editore, è un saggio con il quale l’antropologa Silvia Grossi affronta il tema del paradosso delle catastrofi e dello spaesamento identitario che le comunità avvertono in seguito ad eventi dovuti agli sconvolgimenti climatici e alla mano dell’uomo.

Padova, 17/12/2018. E’ fresco di stampa per la casa editrice padovana Primiceri Editore, il nuovo saggio dell’antropologa pavese Silvia Grossi, dal titolo “C’è il mare in città. Il paradosso delle catastrofi e lo spaesamento identitario“.
Il testo, dal taglio scientifico ma molto scorrevole e adatto alla lettura da parte di un ampio pubblico, analizza il modo in cui le comunità creano un proprio senso del rischio e della vulnerabilità in un’epoca caratterizzata da forti cambiamenti climatici, dovuti a scelte di potere economico innanzitutto.

“E’ impazzito il clima”, diciamo, come se fosse tutto ancora normale, tutto ancora controllabile.

Come se la colpa fosse del clima stesso e non la nostra.

Abbiamo una benda nera sugli occhi che ci impedisce di vedere. Noncuranti di ciò che accade nell’epoca dei grandi cambiamenti climatici continuiamo a credere che non ci sia nulla di veramente grave di cui dovremmo preoccuparci, che dopo l’uragano e l’alluvione torni a splendere il sole e ad abbassarsi il livello dell’acqua. Che il potere politico, per quanto responsabile, ci metterà una pezza in accordo con le grandi multinazionali che ci permettono elevate aspettative e stili di vita.

Accumuliamo azioni sconsiderate e debiti con l’ambiente che pagheranno le prossime generazioni, non soltanto a livello di scarsità delle risorse ma anche di scarsità culturale e di pensiero critico.

Come se non bastasse, la letteratura, il cinema, le arti di massa rassicurano questo nostro torpore collettivo, relegando gli sconvolgimenti alla fiction artistica, al genere della cli-fi, ovvero pellicole in cui domina un catastrofismo all’americana che non potrebbe mai essere preso sul serio dal grande pubblico.

Eppure il problema c’è eccome, è reale e tangibile, non è confinato solo alla scenografia di un film o di una pièce teatrale.

Per assecondare bisogni che la nostra parte di mondo ritiene necessari al mantenimento di un certo stile di vita, negli ultimi duecento anni non abbiamo fatto altro che bruciare combustibili fossili, soffocando l’atmosfera con una produzione di anidride carbonica che non giustificherà mai alcuna fame di energia”.

Il testo riporta, inoltre, alcuni fatti di attualità che hanno sconvolto le comunità italiane e internazionali, dal terremoto di Amatrice e Norcia, alla valanga che ha spazzato via l’Hotel Rigopiano, al rischio di Kiribati e Maldive di scomparire, alla desertificazione e deforestazione fino agli “ecocidi” compiuti in molte parti del pianeta.

Il volume verrà presentato nelle librerie ed in numerosi appuntamenti culturali alla presenza dell’Autrice.

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