benzina-11701(di Giuseppe La Rosa) Nell’ultimo anno il prezzo del petrolio è sceso a picco, attestandosi a circa 40 dollari al barile, un dato più che dimezzato rispetto ai 100 dollari del 2013.

Le cause di un tale calo sono tante e diversificate, in primis sul mercato si è registrata nuova produzione di greggio americano da fonti alternative (shale oil), circa 210 milioni di barili extra al mese che hanno sottratto pesanti quote ai produttori tradizionali, a partire da quelli dell’Opec. Questi hanno risposto abbassando i prezzi, cercando così di spingere fuori mercato i nuovi produttori.

Ma fra le cause della discesa c’è anche il ritorno sul mercato dell’Iran, cha ha portato un ulteriore incremento dell’offerta planetaria del greggio. Inoltre,  pesa il ribasso della domanda per la crisi europea e soprattutto per la nuova bolla cinese.

In Italia però i consumatori non hanno percepito il calo vertiginoso registrato invece a livello mondiale, il motivo è l’alta tassazione sui carburanti (accise) presente nel nostro Paese. Allora la domanda sorge spontanea, a cosa contribuiamo acquistando un litro di benzina o gasolio?

Purtroppo paghiamo maggiormente per problemi ormai risolti o del tutto superati. Come ad esempio la guerra di Abissinia del 1935, la crisi di Suez del 1956, il disastro del Vajont nel 1963 o l’alluvione di Firenze del 1966, fino al terremoto del Belice del 1968 e al terremoto dell’Irpinia del 1980.

Più recentemente invece, le accise sono servite per il finanziamento del Fondo unico per lo Spettacolo (Fus), l’emergenza immigrati, l’alluvione in Lunigiana del 2011, il terremoto in Emilia nel 2012 e a coprire i costi dei decreti Salva Italia e Fare del 2013. Ecco spiegato perchè  dal 2011 a oggi le tasse sul carburante sono cresciute dal 29,1% al 46%.

Nonostante nel gennaio del 2009 un litro di carburante costasse come oggi, il prezzo del litro di benzina adesso non è lo stesso di allora. Il prezzo industriale della benzina in Italia da agosto 2015 è del 44% più alto del gennaio 2009. La differenza è giustificata dalle compagnie petrolifere, che la imputano a maggiori costi di raffinazione, ma a rendere quasi impossibile la discesa dei prezzi contribuirebbe particolarmente lo Stato.

Accise e Iva pesano per il 64% sul prezzo finale della benzina (circa 0,72 euro) e il 62% per quello del diesel (circa 0,61 euro), più dell’intero prezzo industriale per la raffinazione (che sul prezzo finale incide tra il 36% e 38%). Dunque, lo Stato da ogni litro di benzina ottiene più di un euro e 0,870 con il gasolio.

Secondo il Codacons ( il gruppo che si occupa del Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori),  il mancato ribasso dei prezzi dei carburanti porta effetti molto negativi: “ogni pieno erogato alla pompa di benzina costa 5 euro in più”.

Il Codacons critica soprattutto le scelte del Governo:  il suo immobilismo è dettato  dal fatto che lo Stato ci guadagna e se i prezzi della benzina rimangono più alti del dovuto è perché la maggior parte va proprio nelle casse dell’erario. L’associazione chiede quindi che vengano effettuate verifiche e controlli, per evitare abusi che possano pregiudicare ulteriormente i diritti dei cittadini.

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