A pochi mesi dalla sua uscita in libreria il “Napoleone il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi” del giornalista e comunicatore Roberto Race è già un successo editoriale.

Il volume edito da Egea (144 pagg. 16 euro), la casa editrice dell’Università Bocconi, si avvia alla ristampa. Il libro impazza anche sull’iPad, tanto che è uno degli e-book più venduti on line.

L’autore, Roberto Race, presnterà il volume lunedì 19 novembre presso lo Sheraton Hotel di Roma, dove sarà ospite e relatore del forum Percorsi Digitali, evento dedicato al tema del diritto d’autore nell’era digitale (info www.percorsidigitali.com).

Chi è Roberto Race? Personaggio poliedrico e istintivamente simpatico, Race è prima di tutto un professionista della comunicazione.

Di lui Il Corriere della sera ha scritto che è stato il primo ad inventare in Italia la figura del direttore relazioni esterne in affitto. Si insomma, se siete una grossa azienda e volete un direttore della comunicazione protempore, Race è la persona giusta per voi. Meno ingombrante di un direttore inchiodato alla sua poltrona e più solido di un fuggevole consulente free lance.

Ma visto che Race è uno che non si ferma mai, a questo già notevole impegno aggiungiamo anche che è un giornalista professionista, Segretario Generale della Fondazione Valenzi e membro del prestigioso Aspen Institute.

Ma veniamo al libro. Secondo Race Napoleone è “colui il quale ha inventato l’opinione pubblica così come siamo abituati a intenderla oggi. Il Bonaparte, infatti, ha saputo promuovere la sua immagine con una straordinaria, modernissima, visionaria, profetica capacità di comunicare.

Ed è proprio questo il filo rosso che attraversa tutta l’epopea di Napoleone, dalla spedizione italiana alla missione in Egitto, fino ai trionfi di Ulm o Austerlitz, alle successive disfatte e al doppio esilio”.

Cerchiamo di capire meglio cosa intende.

1 – Come nasce la tua passione per Napoleone? Com’é stata la gestazione di questo libro?

La figura di Bonaparte mi ha colpito fin dall’infanzia. Man mano che ne ho approfondito la conoscenza, mi sono reso conto della straordinaria longevità del personaggio. L’icona Napoleone supera il tempo, come il suo personaggio, trasformatosi in un mito che ancora oggi conta fan e appassionati. Persone che collezionano figurine e oggetti con la sue effige, o che ricostruiscono le sue battaglie. La mia passione per la comunicazione ha fatto il resto. Prima ancora che diventassi un professionista del campo, avevo compreso che in Napoleone c’era anche questo tratto, non messo adeguatamente in luce. Ha in pratica inventato il rapporto tra leader e opinione pubblica. Di qui la decisione di occuparmene in prima persona.

2 – La rilettura di Napoleone, effettuata con la lente del comunicatore quale tu sei, ha fatto emergere una figura incredibilmente attuale. Quali sono state le principali difficoltà nella stesura di un testo così ambizioso?

Si tratta di una delle figure storiche su cui si è scritto di più, probabilmente nessuno lo pareggia nemmeno sotto questo profilo. La prima difficoltà stava proprio nel rischio di dover compiere una fatica di Sisifo. Ne sono uscito, circoscrivendo il campo d’indagine e orientandolo secondo le linee direttrici che mi ero prefissato. Non è stato facile. L’idea di occuparmene è nata diversi anni fa, l’ho portata a buon fine solo negli ultimi mesi, anche grazie ai preziosi consigli del più grande esperto italiano di Napoleone, lo storico Luigi Mascilli Migliorini.

3 – Napoleone, un personaggio che ha capito il valore della comunicazione in modo lungimirante. E’ stata la sua arma vincente? In che modo la memoria di Napoleone si perpetua attraverso il suo carisma comunicativo?

Napoleone ha usato con grande abilità la comunicazione sia all’esterno che all’interno del suo team. Per l’esercito, ad esempio, i suoi messaggi erano estremamente motivanti, al di là delle prebende e delle onorificenze che assegnava, a cominciare dalla Legion d’onore, frutto della sua fantasia creatrice. Senza i suoi valori sostanziali, il suo genio militare e politico, la sapienza comunicativa avrebbe potuto poco. Ma è un fatto che, perfino da sconfitto, Napoleone è riuscito a eternarsi proponendosi come campione dei popoli oppressi con il più grande best seller dell’Ottocento: il Memoriale di Sant’Elena scritto da Las Cases.

4 – Come la politica di oggi, consapevolmente o inconsapevolmente, applica strategie comunicative riconducibili a Napoleone? Qual era il rapporto di Napoleone con l’opinione pubblica?

Non credo che la politica di oggi sia all’altezza del suo carisma comunicativo. Anzi! Penso che Napoleone potrebbe dare dei punti a chiunque, anche da questo punto di vista. All’epoca non c’erano i sondaggi, ma lui considerava fondamentale il consenso dell’opinione pubblica. Sapeva che il suo non era un potere dinastico e che doveva essere rilegittimato di giorno in giorno. Di battaglia in battaglia, di riforma in riforma.

5 – Possiamo ritenere che Napoleone sia stato l’inventore del marketing più moderno, quello fatto di brand e slogan?

E’ così. Basti pensare alle sue trovate. La famosa “N”, l’altrettanto celeberrima aquila. O ai discorsi con i quali infiammava le truppe. Per non parlare dei vertici come Tilsit, in cui la componente della spettacolarizzazione era determinante.

6 – Se Napoleone fosse oggi protagonista dell’era digitale, tra web e social network e vari device di comunicazione, di cosa sarebbe capace?

Sarebbe un campione assoluto nell’uso strumentale delle nuove tecnologie, non ho il minimo dubbio. Lui allora era all’avanguardia nella capacità di usare gli strumenti di comunicazione. Per le campagne d’Italia e d’Egitto diede vita ad appositi fogli che informavano l’opinione pubblico di quanto avveniva. In Egitto fin dall’inizio intuì la dimensione culturale, che superava perfino la valenza bellica dell’intrapresa. Oggi tra Fb e Twitter sarebbe ancora un protagonista, coinvolgendo le persone e promuovendo iniziative di massa.

7 – Una domanda che ci porta al tema del nostro forum. Da esperto di web e comunicazione, quale strada ritieni percorribile per una diffusione dei contenuti creativi sul web in armonia con il diritto d’autore?

L’informazione ‘virtuale’ è un oceano. E’ per questo che far fruttare i diritti d’autore sul web è così difficile. C’è sempre qualcuno che, magari peggio, ha scritto gratuitamente sui temi in cui sei intervenuto. Credo che, al di là dell’informazione promozionale, per e-business o e-commerce, sia arduo nell’attuale fase storica intravedere spazi economicamente tutelati. Bisognerebbe forse inventarsi qualcosa di nuovo, un diverso metodo per valorizzare i ‘parti dell’ingegno’. Non legato alla singola prestazione individuale ma a un lavoro periodico realizzato nell’ambito di una squadra/portale.

(Intervista di Salvatore Primiceri)

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