Strategie di comunicazione nella politica del futuro. Renzi e il suo coordinatore Reggi. Tante somiglianze fra i due, dall’aspetto fisico alla lunghezza del cognome fino alla quasi perfetta alternanza televisiva. La politica scopre così il vantaggio dello “spin-off”, della controfigura, del sosia o del “lato B” dell’originale. Due rottamatori al prezzo di uno, entrambi con la voglia di arrivare in Parlamento.

Un buon prodotto del marketing cura ogni particolare, persino la propria controfigura. Negli anni 80 alcuni cantanti inviavano dei sosia nelle discoteche allo scopo di ridurre la mole di impegni. Ai tempi dei 45 giri, poi, capitava spesso che il lato B diventasse più ascoltato del lato A. Ma non é solo la musica ad insegnarci il “prendi due al prezzo di uno”. Nei fumetti, ad esempio, lo “spin-off” é quella storia “fuori dalla collana principale di una testata” che serve a rendere protagonisti i personaggi secondari di una serie, con storie autonome ma che, inevitabilmente, promuovono la testata principale. Roba da collezionisti, insomma. E così anche la politica del futuro guarda allo “spin-off” o al “lato B” o al “sosia” come un’arma promozionale vincente. Merito del candidato alle primarie del PD Matteo Renzi che ha pensato bene di proporre la formula “due rottamatori al prezzo di uno” e scegliersi come coordinatore un fratello che non sapeva di avere, Roberto Reggi. L’ex sindaco di Piacenza é infatti un gemellino perfetto di Matteo Renzi, dalla struttura fisica alla pettinatura, nel cognome di stessa lunghezza e simile nelle iniziali e nella lettera finale, nel fatto di essere (relativamente) giovane, nel fatto di essere partito anche lui dal proprio comune per tentare la scalata politica nazionale. I due hanno inoltre una certa somiglianza visiva da generare confusione incontrandoli in lontananza.
Non sappiamo se Reggi abbia partecipato ad un casting appositamente organizzato da Renzi o dal suo manager in comunicazione e immagine, Giorgio Gori. Forse é stato scelto semplicemente per amicizia e capacità senza particolari calcoli pubblicitari ma, vista la precisione con cui il team di Renzi cura la propria campagna nei minimi dettagli, la scelta di nominare Reggi coordinatore e controfigura di Renzi nelle trasmissioni tv, non é casuale.
Reggi é un personaggio che comunica bene, ha ironia, non ha timore degli avversari, tiene testa nei dibattiti. D’altronde é grazie più alla sua capacità di comunicare che é riuscito a vincere le elezioni comunali di Piacenza per due mandati consecutivi. Tanti sarebbero infatti i punti da discutere dal punto di vista politico, sul come abbia effettivamente amministrato la cittadina emiliana, oggi affidata al suo “amico fidato” Paolo Dosi, eletto sindaco da una stretta minoranza di cittadini sempre più sfiduciati.
Da anni Roberto Reggi puntava alla politica nazionale e non ne ha mai fatto mistero. Dapprima rilasciava un’intervista all’Unità dove affermava che dopo l’esperienza di sindaco sarebbe tornato al suo lavoro di ingegnere a Edipower (non ci ha creduto nessuno), poi organizzava un festival della politica con Enrico Letta a Piacenza (ora i due sono di opinioni diverse), poi vota il concittadino Bersani alle primarie del PD contro Franceschini (ora appoggia Renzi), poi ancora accoglie a Piacenza un “festival del diritto” che sembra più una vetrina politica per tenere in piedi tutte le relazioni “utili” di questo mondo. Non da meno un’intervista ad un quotidiano locale piacentino di qualche tempo fa dove affermava di non ritenersi né rottamatore né conservatore (ora vuole mandare a casa tutta la “vecchia” classe politica).
Insomma Reggi é uno che, aldilà delle apparenti o evidenti contraddizioni, vuole una sola cosa e ora ha trovato in Renzi la sponda per poter raggiungere il suo obiettivo: diventare parlamentare o, chissà, persino ministro se Renzi dovesse diventare premier.
Il gioco dei “due simili” può risultare mediaticamente interessante ma attenzione al finale imprevisto. Non é inusuale, come nella musica, che il lato B riesca ad acquisire un tale successo da superare il lato A. Renzi non sarà certamente così ingenuo da farsi scavalcare da nessuno, anzi appare chiara  e studiata la strategia di comunicazione. Ma il protagonismo del suo “vice” non é da sottovalutare troppo. In ogni caso a tutti vale l’avviso “attenti a quei due”.

Stefano Bassi

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