bottoni-sì-no(di Giulio Perrotta) La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla Riforma costituzionale (c.d. ddl Boschi) il 12 Aprile 2016, con 361 voti favorevoli e 7 contrari: adesso, come previsto dall’art. 138 Cost., è il turno del Referendum confermativo a votazione popolare, che si terrà il 4 Dicembre 2016. Vediamo nel dettaglio i possibili motivi che gli italiani dovranno prendere in considerazione prima di decidere le sorti del Referendum:

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1) I sostenitori del “Si” fondano la propria scelta sui seguenti presupposti teorici e tecnici:

a) il superamento del “bicameralismo perfetto”;

b) l’accelerazione nelle approvazioni delle leggi, senza il necessario doppio binario Camera-Senato;

c) la concessione della fiducia solo in capo alla Camera;

d) l’instaurarsi del rapporto fiduciario con una sola ala del Parlamento;

e) la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel, con conseguente risparmio in termini di costi della politica;

f) introduzione del referendum propositivo;

g) modifica in melius sul quorum referendario;

h) il Senato diventerà un collegamento tra le istanze governative nazionali e i poteri territoriali, facendo diminuire anche i contenziosi tra Stato e Regioni dinanzi la Corte costituzionale.

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2) I sostenitori del “No” fondano la propria scelta sui seguenti presupposti teorici e tecnici:

a) la riforma è il prodotto di un Parlamento eletto non dal popolo e sul presupposto applicativo del Porcellum, dichiaratamente incostituzionale;

b) gli amministratori regionali e locali si vedrebbero garantiti l’immunità che spetta attualmente solo ai parlamentari;

c) è una riforma frutto di un accordo politico partito da Renzi, Boschi e Verdini;

d) il bicameralismo passa da “perfetto” a “differenziato”, ingenerando un rischio di conflitto di competenza tra Stato e Regione e tra Camera e Senato 2.0;

e) il processo di semplificazione legislativa in realtà è aggravato: difatti, con le nuove norme si creerebbero almeno sette procedimenti legislativi differenziati;

f) i risparmi sui tagli ai costi della politica sono falsi, in quanto il 20% calcolato verrebbe assorbito se non spazzato via dalla previsione normativa di nuovi indennità per i funzionari parlamentari;

g) la partecipazione diretta dei cittadini viene aggravata, portando la soglia da cinquantamila firme a centocinquantamila per i disegni di legge ad iniziativa popolare;

h) non garantisce la sovranità popolare, anche in funzione dell’Italicum, che mira a trasformare una minoranza in maggioranza assoluta di governo, delegittimando il popolo dei suoi poteri e consegnando la sovranità nelle mani di pochi.

i) il Presidente della Repubblica, oltre ai 5 senatori, potrà nominare un numero indefinito di soggetti che godranno degli stessi diritti e poteri dei senatori, annullando di fatto la riduzione del numero dei senatori.

E come tutte le realtà, la verità sta in mezzo: se da una parte, il “No” eviterebbe aborti normativo-costituzionali come la creazione di un Senato differenziato (come roccaforte di garantismi locali assoluti, comprese le azioni illecite dei rappresentanti locali) e di una fittizia riduzione dei costi della politica, il “Si” garantirebbe la solidità dei rapporti tra l’organo esecutivo e il Parlamento.

Resta che fare un bilanciamento dei vantaggi e degli svantaggi: d’altronde, chi ha costruito la Riforma sapeva benissimo che inserire all’interno interventi positivi poteva garantire la digeribilità anche parziale di un intervento costituzionale che nasconde il vero motivo di tutta l’operazione: la trasformazione da una democrazia rappresentativa ad una dittatura oligarchica.

Se vincesse il “Si” sarebbe soprattutto il coronamento del potere di Renzi instaurato senza consenso popolare, mentre se vincesse il “No”, si potrebbero aprire diversi scenari, tutti incentrati sulle dimissioni di Renzi, come da lui stesso (goliardicamente) preannunciate: “se perdo il referendum, smetto di far politica”.

E, dunque, l’attenzione adesso sarà tutta concentrate sul voto finale, non tanto un “Italia contro riforma costituzionale”, quanto più “Italia contro Renzi”. A parere dello scrivente, sia il “Si” che il “No” non garantiscono alcuna innovazione positiva per il paese, perché da una parte danno e dall’altra prendono, in egual modo, quando basterebbe intervenire con questi semplici sette punti, pubblicati a mia firma sul saggio politico “Scacco Matto!, edito nel Maggio 2015 da Primiceri Editore”:

1) abolizione del bicameralismo perfetto, evitando di trasformarlo in qualcosa che presupponga la presenza di un’altra ala del Parlamento diversa dalla Camera;

2) abolizione del Senato;

3) riduzione del numero dei parlamentari, da 945 (tra Camera e Se-nato, 630 + 315) a 100 unità (solo Camera), stipendiati a 5mila euro al mese netti, senza ulteriori indennità e rimborsi di alcun tipo;

4) iter legislativo semplificato, con il passaggio da una commissione ricevente, alla discussione, per giungere all’approvazione finale, in un lasso temporale non superiore ai 120 giorni, salvo la decretazione d’urgenza, nel termine non superiore ai 5 giorni;

5) divieto del cumulo pensionistico e rispetto delle soglie comuni per l’accesso alla pensione (40 anni);

6) abrogazione effettiva delle province e riduzione delle municipalizzate;

7) abrogazione delle materie a competenza concorrente.

Un’utopia, insomma.

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