costituz-pag-fb-comitato-No(di Giulio Perrotta) La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla Riforma costituzionale (c.d. ddl Boschi) il 12 Aprile 2016, con 361 voti favorevoli e 7 contrari: adesso, come previsto dall’art. 138 Cost., è il turno del Referendum confermativo a votazione popolare, che si terrà il 4 Dicembre 2016. Ma cos’è e come funziona il “Referendum costituzionale”?

Secondo il dettato della legge costituzionale n. 1/1997, il Referendum viene indetto se entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ne facciano richiesta 1/5 dei membri di una Camera o 500mila elettori o 5 consigli regionali, salva la seguente ipotesi: “Non sono soggette a referendum le leggi approvate in seconda deliberazione con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera” (ma non è l’ipotesi applicabile al ddl Boschi).

Va infine ricordato che nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza pertanto da quanto avviene nel referendum abrogativo. Dunque, il momento è cruciale e spetta ai cittadini decidere se vincerà il fronte positivo o il fronte negativo, tenuto anche conto che la vittoria del “No” potrebbe far cadere il Governo, come preannunciato “forse” goliardicamente dal Premier Renzi.

Ma cosa prevede la Riforma nel dettaglio? Andiamo con ordine:

a) Modifica del bicameralismo e nuovo iter legislativo

Si passerà da un “bicameralismo perfetto” (Camera-Senato) ad un “bicameralismo differenziato” (altro che abolizione del Senato!): difatti, la Camera diventerà l’unica ad esercitare pienamente la funzione legislativa, di indirizzo politico e di controllo sul Governo, diventando l’unica titolare del rapporto fiduciario con il Governo in carica. Il Senato, invece, diventerà il luogo di rappresentanza delle istituzioni territoriali, esercitando funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica, e tra questi e l’Unione Europea, partecipando quindi alla formazione e all’attuazione delle politiche comunitarie, oltre la valutazione delle politiche pubbliche e delle attività delle pubbliche amministrazioni, la verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato e l’espressione di pareri sulle nomine di competenza del Governo. In ordine, infine, al concorso del Senato nella funzione legislativa, è previsto il rinnovato dell’art. 70 Cost., rimanendo fermo il procedimento precedente solo nelle ipotesi di: leggi di revisione costituzionale e altre leggi costituzionali; leggi che riguardano l’elezione del Senato e i casi di ineleggibilità e incompatibilità dei senatori; leggi di attuazione di disposizioni costituzionali riguardanti la tutela delle minoranze linguistiche; i referendum e altre forme di consultazione popolare; la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea; le leggi che stabiliscono le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formulazione e all’attuazione delle politiche comunitarie, leggi sull’ordinamento degli enti territoriali e sui rispettivi rapporti con lo Stato, comprese quindi quelle sulle loro funzioni, sui rispettivi organi costitutivi e sulla legislazione elettorale, sulla concessione di particolari forme di autonomia a regioni e province autonome, nonché sulla loro partecipazione alla formazione e all’attuazione di accordi internazionali e atti normativi comunitari, sull’esercizio del potere sostitutivo del Governo nei confronti degli enti locali, sulle attribuzioni patrimoniali agli enti locali, sulle variazioni territoriali delle regioni e sui loro rapporti diretti con stati esteri. Per quanto riguarda la generalità dei disegni di legge approvati dalla sola Camera, cioè riguardanti tutte le materie non incluse tra quelle per le quali è previsto il concorso del Senato, l’iter di approvazione prevede una limitata partecipazione dell’altra camera. Prima della promulgazione, ogni disegno di legge approvato dalla Camera verrà trasmesso al Senato, che entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, potrà esaminarlo. Se dispone ciò, avrà trenta giorni di tempo per deliberare proposte di modifica, sulle quali spetterà poi alla Camera la pronuncia in via definitiva. Per le materie la cui potestà legislativa regionale viene trasferita allo Stato in attuazione della “clausola di supremazia”, l’esame del Senato sarà disposto a prescindere dalla richiesta di un terzo dei componenti e la Camera potrà respingere le eventuali modificazioni proposte dal Senato a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi a maggioranza assoluta dei propri componenti. Le leggi di bilancio, invece, sono esaminate dal Senato, che può proporre modifiche entro quindici giorni dalla trasmissione del testo. Il Senato, comunque, potrà proporre, con deliberazioni a maggioranza assoluta dei suoi componenti, disegni di leggi alla Camera, che si pronuncerà entro sei mesi. Spetterà invece solo alla Camera la deliberazione dello stato di guerra, l’emanazione di provvedimenti di indulto e amnistia, la ratifica di trattati internazionali e la facoltà di autorizzare o meno la persecuzione da parte dell’autorità giurisdizionale ordinaria per i reati ministeriali.

b) Decreti-legge, disegni di legge e decreti d’urgenza

Il Governo avrà facoltà di chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge (indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo) venga inserito in via prioritaria all’ordine del giorno e arrivi ad un voto definitivo entro i successivi settanta giorni, prorogabili al massimo di quindici giorni in relazione alla complessità del decreto e dei tempi di esame da parte della Commissione. I tempi per l’eventuale esame del Senato rispetto all’iter ordinario saranno ridotti della metà (cinque giorni per chiederne la discussione e quindici per formulare proposte di modifiche), mentre i tempi della valutazione e discussione dei possibili emendamenti proposti alla Camera saranno inclusi nel limite complessivo di settanta giorni. Sono ovviamente escluse da tale procedimento le materie di competenza di entrambe le camere e i testi di legge su bilancio, ratifica dei trattati internazionali, elettorali, di amnistia e indulto.Per quanto attiene alla decretazione d’urgenza, saranno inseriti alcuni limiti sul suo utilizzo, così come più volte indicato dalla Corte Costituzionale: in particolare, verrà specificato che sia i decreti che le leggi di conversione dovranno avere contenuti specifici, omogenei e coerenti al titolo, senza contenere disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto e sarà inoltre inserito un differimento di trenta giorni per la conversione in legge nel caso il Presidente della Repubblica abbia richiesto una nuova deliberazione prima della promulgazione.

c) La nuova composizione del Senato

Si avrà una riduzione da 315 senatori (attuali) a 100 unità. Novantacinque senatori rappresenteranno le istituzioni territoriali (e non più la Nazione che sarà legato al concetto politico di Deputato) e saranno eletti dai Consigli regionali e dai Consigli delle province autonome di Trento e Bolzano; di questi, settantaquattro saranno eletti tra i membri dei medesimi consigli e ventuno tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori, nella misura di un sindaco per ogni territorio. In merito all’elezione, i senatori saranno eletti con metodo proporzionale e in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri, in occasione del rinnovo dei consigli regionali. La durata del mandato dei senatori coinciderà con quella dei Consigli regionali da cui sono stati eletti e comunque dovranno decadere se verrà meno la loro carica elettiva regionale o locale: insomma, un Senato eletto nella sua interezza ogni 5 anni, salvo scioglimento anticipato delle Camere. La nuova distribuzione dei seggi per regione prevista dall’intervento costituzionale seguirà questa tabella:

Valle d’Aosta

2

Piemonte

7

Lombardia

14

Liguria

2

Veneto

7

Trento

2

Bolzano

2

Friuli Venezia Giulia

2

Emilia Romagna

6

Toscana

5

Umbria

2

Marche

2

Abruzzo

2

Lazio

8

Molise

2

Puglia

6

Basilicata

2

Campania

9

Calabria

3

Sicilia

7

Sardegna

3

Fino a cinque senatori, invece, saranno nominati per altissimi meriti dal Presidente della Repubblica (gli ex senatori a vita), con un incarico di sette anni non rinnovabile; rimarranno comunque senatori di diritto e a vita i Presidenti emeriti della Repubblica, oltre i quattro senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della riforma. La riforma, infine, sopprimerà l’art. 58 sull’elettorato attivo e passivo, non prevedendo più specifici limiti d’età per la carica di senatore, se non la maggiore età. Ai senatori, comunque, non spetterà alcuna indennità parlamentare per il ruolo, anche se il regolamento interno potrebbe prevedere eventuali rimborsi-spese, by-passando di fatto questa disposizione; resteranno invariati però per i senatori (come per i deputati) il divieto del vincolo di mandato e l’immunità parlamentare.

d) Legge elettorale, l’iniziativa popolare e il Referendum

Le leggi elettorali dovranno promuovere l’uguaglianza di genere nella rappresentanza, prevedendo che almeno 1/4 dei componenti della Camera o 1/3 dei componenti del Senato avranno la facoltà di chiedere alla Corte Costituzionale un giudizio preventivo di legittimità prima della promulgazione di nuove leggi sull’elezione dei membri della Camera o del Senato. Per quanto riguarda le leggi di iniziativa popolare, il numero di firme necessario per la presentazione di un disegno passerà da cinquantamila a centocinquantamila; tuttavia, verranno introdotti i referendum popolari propositivi e d’indirizzo; per i referendum popolari abrogativi, invece, le cinque-centomila firme passeranno a ottocentomila.

e) L’elezione del Presidente della Repubblica e dei Giudici della Corte Costituzionale

Il Presidente della Repubblica sarà eletto dal Parlamento, riunito in seduta comune, senza i delegati regionali; inoltre, mutano le maggioranze: si passa da i 2/3 delle prime tre votazioni e una maggioranza assoluta nella quarta votazione, ai 2/3 delle prime tre votazioni e i 3/5 dell’assemblea fino alla sesta votazione, con i 3/5 dei votanti dalla settima. Il Presidente della Camera diventerà così seconda carica dello Stato, esercitando le sue funzioni in caso di impedimento. Sull’elezione dei giudici della Corte costituzionale, i cinque di nomina parlamentare saranno eletti separatamente dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, che ne eleggeranno rispettivamente tre e due, e non più dal Parlamento in seduta comune.

f) Le ulteriori modifiche costituzionali previste dalla Riforma

In ordine:

– all’art. 97 verrà aggiunto il principio di trasparenza;

– verrà abrogato l’art. 99, sopprimendo così il CNEL;

– verrà rimosso ogni riferimento alle province, eccetto quelle autonome di Trento e di Bolzano;

– all’art. 116, sulle concessioni di condizioni particolari di autonomia alle regioni, verrà richiesta la «condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio»;

– all’art. 117 scompariranno le materie a legislazione concorrente tra Stato e regioni. Verranno però aggiunte alla lista delle materie la cui legislazione esclusiva spetta allo Stato varie materie, tra cui l’ordinamento delle professioni e della comunicazione; protezione civile; produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale; mercati assicurativi; disposizioni generali e comuni su attività culturali e turismo; previdenza sociale; tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro. Sempre sullo stesso articolo, verrà introdotta la “clausola di supremazia”, che prevederà su proposta del Governo l’approvazione di una normativa in virtù della tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale;

– all’art. 118 saranno aggiunti i principi di semplificazione e trasparenza dell’azione amministrativa, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori;

– all’art. 120 sarà introdotta la formulazione di un parere da parte del Senato, in determinati casi;

– all’art. 122 sarà introdotto un limite per gli emolumenti per i componenti del governo regionale, pari a quello dei sindaci dei comuni capoluogo di regione;

–  all’art. 126, per il decreto di scioglimento dei consigli regionali, sarà adottato il parere del Senato, depurando l’intervento che prima spettava all’apposita Commissione formata da deputati e senatori.

E, dunque, cosa dobbiamo decidere? Vittoria del “Si” (e dunque approvazione popolare della riforma) o vittoria del “No” (e dunque la netta presa di posizione negazionista)?

 

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