La CGIA prende posizione e “corregge” i dati sui redditi dei lavoratori autonomi presentati oggi dal Dipartimento delle Finanze. “Sia chiaro – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – i redditi medi presentati dagli uffici delle Finanze sono corretti. Tuttavia, se prendiamo in considerazione solo quelli dei contribuenti congrui con ricavi superiori ai 30.000 euro, che costituiscono l’80 % del totale degli imprenditori e dei lavoratori autonomi sottoposti agli studi di settore, i redditi di questi ultimi raddoppiano, o quasi. Ricordo che per contribuenti congrui si intendono quelli che dichiarano ricavi almeno pari a quanto viene loro richiesto dal Ministero delle Finanze attraverso gli studi di settore”.

Alcuni esempi ? Se il reddito medio degli istituti di bellezza è pari a 6.510 euro, quello dei congrui è di 11.390 euro. Se i sarti dichiarano un reddito medio di 8.170 euro, i contribuenti congrui arrivano a toccare i 18. 380 euro. Idem per i negozi di abbigliamento e di scarpe: il dato medio è di 8.600 euro, i congrui arrivano a dichiarare 18.660.

Anche per le categorie che sono finite nel mirino della critica, le differenze tra il dato medio e quello dei contribuenti congrui con più di 30.000 euro di ricavi sono evidenti. I taxisti passano da 14.750 euro a 19.200 euro di reddito (+30,1%), gli alberghi/affittacamere da 14.690 a 25.950 euro (+76,6%) e i bar e le gelaterie da 16.780 a 22.380 (+33,3%).

“Infine – conclude Giuseppe Bortolussi – oltre a questa variabile, i dati medi sono condizionati anche dalle forti differenze presenti tra Nord e Sud del Paese. Si pensi che il reddito della Regione più ricca, il Trentino Alto Adige, è pari al doppio di quello della Regione più povera, la Calabria.”

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