Di: Lesath

Rockstar Games è la software house che è stata capace di dar vita a una serie di giochi in cui l’open-world è stato sfruttato benissimo, trasformato in un territorio da esplorare davvero ampio e ricco di eventi e di dettagli che è raro riscontrare in videogiochi anche di classe AAA. Dopotutto se la casa produttrice americana ha goduto di un gigantesco successo con Gta V ed è la madre di serie acclamate come Grand Theft Auto e come Max Payne non può essere un caso.

L’ultima fatica compiuta dai suoi programmatori è stato Red Dead Redemption II, un titolo su cui l’aspettativa era davvero notevole visti i precedenti. Il gioco, dall’ambientazione western, si è rivelato caratterizzato da una trama articolata e densa, da una eccellente qualità sia nella realizzazione video che nella gestione del gioco, nonché da una varietà di dettagli così curati da essere additato in certi casi anche come uno dei migliori videogiochi di sempre.

A livello visivo, Red Dead Redemption II è un vero piacere per gli occhi: non solo nei momenti di gioco ma anche in alcune scene che godono di inquadrature e montaggi dal taglio evidentemente cinematografico. La narrazione è ben delineata, interessante e articolata, ricca di elementi riflessivi talvolta legati a tematiche delicate. Dopotutto il periodo storico è figlio dei contrasti: da una parte la conquista selvaggia del west, il confronto con una natura ostile, con condizioni climatiche variegate e con lande in certi casi desolate; ma anche la dicotomia dell’uomo selvaggio in cerca di fortuna e della tecnologia che lentamente arriva a civilizzare ogni posto, evidenziando i contrasti tra essere umano a cavallo e i primi veicoli a motore che si muovevano su rotaia all’interno delle città. E’ il raffronto tra quanti vivevano basandosi unicamente sulla forza dell’individuo o del piccolo gruppo, quando era il più forte a dominare, e la costante ricerca di una legge che gestisca le comunità rendendole più sicure e adatte a tutti.

Arthur Morgan è membro di una banda di fuorilegge composta da uomini e donne che costituiscono una vera e propria piccola collettività, un luogo dove trovare rifugio e che nonostante sia composto da elementi eterogenei resta sempre coeso; un gruppo in cui ognuno è chiamato a portare il proprio contributo per il bene di tutti. Anche qui arriva il contrasto narrativo: un fuorilegge che cerca di essere utile per la sua banda, aiutando con le proprie azioni a portare benessere agli altri.

L’arco narrativo di Red Dead Redemption II è lungo e si sviluppa attraverso diversi capitoli e molte missioni principali che daranno vita a un’avventura di decine e decine di ore. A queste si affiancano missioni secondarie di varia natura, alcune delle quali disponibili in luoghi sconosciuti solo in determinati orari. E ancora compiti da svolgere, ricchezze da devolvere alla comunità, risorse da cercare e condividere per sviluppare l’accampamento, incontri casuali che portano malcapitati a chiedere il nostro aiuto o furbetti a tentare di trovare in noi il malcapitato di turno. Tra le infinite attività da svolgere, si arriva facilmente a superare le cento ore di gioco.

Il gameplay è ben strutturato e semplice da imparare, anche se richiederà tempo e pazienza. Agli inizì potrà capitare di voler fare una certa azione ma di premere il tasto errato e ottenere il risultato opposto. Inoltre i molti dettagli da tenere sotto controllo sono un arricchimento dell’esperienza che influirà sulle prestazioni del protagonista. Mangiare troppo o troppo poco, avere caldo o patire il freddo sono condizioni che intaccheranno la resistenza e fiaccheranno il corpo. E non si tratta si semplici dettagli visto il mondo ostile in cui basta davvero poco per perdere la vita: una semplice passeggiata nel bosco può trasformarsi in una lotta estrema per la sopravvivenza qualora si incontrino anche solo due lupi famelici. I tre nuclei del personaggio permetteranno di decretarne la resistenza fisica, la velocità e infine il cosidetto Dead Eye, una modalità in cui il tempo sarà rallentato così da colpire più facilmente i nemici in movimento.

Anche il cavallo, appendice dell’uomo del selvaggio west, è elemento a cui prestare grande attenzione: pulirlo, carezzarlo, creare con lui un legame affettivo sarà importantissimo per migliorarne le caratteristiche e ancora di più per poterlo richiamare a una distanza sempre maggiore.

Il gioco ha una struttura complessa e articolata ma davvero dettagliata: è possibile interagire con i personaggi secondari calmando o agitando gli animi, aiutando o rapinando; inoltre frequentare più volte uno stesso posto permetterà di essere facilmente riconosciuti dal gestore. Ogni azione conclusa avrà però una ripercussione che si tradurrà in uno spostamento dell’onore, così da rendere Arthur benvoluto oppure temuto ed evitato.

Red Dead Redemption II è un gioco completo e complesso, non difficile da capire ma che richiede attenzione alle mille sfacettature che offre, ai mille elementi da tenere sotto controllo e che rendono tutto tremendamente più realistico e veritiero. Alla fin fine Red Dead Redemption II è uno di quei titolo che non può essere definito unicamente videogioco perché sarebbe davvero riduttivo ma è una vera e propria opera d’arte, un capolavoro del mondo videoludico.

Titolo: Red Dead Redemption 2

Produttore: Rockstar Games

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