A volte il colore della pelle può essere una discriminante tra il vivere e il morire. Lo sa bene chi lotta quotidianamente contro il razzismo, come per esempio il movimento Black Lives Matter. Una piaga che coinvolge tutto il mondo, a partire dai democratici Stati Uniti d’America, dove può capitare che un agente di polizia si comporti differentemente a seconda del colore della pelle della persona fermata anche solo per un semplice controllo.

L’attuale ondata di proteste, tornata prepotentemente alla ribalta dopo la morte di George Floyd e di ulteriori casi che si sono verificati nelle settimane seguenti in ogni angolo della superpotenza del Nuovo Mondo, evidenzia come la discriminazione razziale sia ancora fortemente radicata. La gravità della situazione però si accentua quando a essere sotto accusa sono quelle stesse forze dell’ordine che dovrebbero essere garanzia di giustizia e imparzialità, che dovrebbero essere il baluardo di difesa anche per i più poveri e disagiati. E’ un argomento molto complesso, specialmente in una nazione, come nel caso degli Usa, in cui il possesso delle armi è garantito dalla costituzione e possedere pistole e fucili è quanto mai facile. Così è un attimo che la situazione degeneri, che avvengano stragi nei cinema, nelle scuole, durante le manifestazioni o sul luogo di lavoro.

In un contesto simile è facile che un agente di polizia tema per la propria incolumità, ma questo non può e non deve essere causa a priori di un trattamento differente, dettato unicamente dal colore della pelle. Un tema che l’industria cinematografica e televisiva negli Stati Uniti ha evidenziato in molte occasioni, anche in sitcom umoristiche, si pensi a Willy il principe di Bel-Air.

Queen & Slim, pellicola del 2019, affronta proprio questo argomento, anticipando di fatto gli eventi che hanno nuovamente sconvolto l’America. Slim (Daniel Kaluuya) e Queen (Jodie Turner-Smith) si sono dati appuntamento a cena tramite Tinder. Durante il ritorno a casa una semplice sbandata dell’auto attira l’attenzione di un agente di polizia che decide di effettuare un controllo. Nonostante il comportamento esemplare del giovane protagonista di colore, le richieste sempre più estreme del poliziotto fanno scendere la donna, giovane avvocato, che, dopo aver dichiarato più volte di estrarre il cellulare per riprendere gli eventi, viene colpita da un colpo di pistola. Una breve colluttazione fa sì che Slim spari all’agente. E’ l’inizio di una improvvisata fuga dettata dalla consapevolezza che mai i due giovani neri potranno avere un trattamento equo, visto che il colore della loro pelle assurgerebbe a prova di colpevolezza.

Un film on the road che dall’Ohio arriva fino alla Florida attraversando un’America rurale che sembra a volte legata a vecchi stereotipi ma anche ancorata alla tecnologia e alle abitudini di qualche decennio prima; un’America dove la comunità afro-americana è ben conscia di quale possa essere la verità dietro la fuga di una coppia di colore accusata dalla polizia di omicidio nei confronti di un agente.

Ma la pellicola, che alterna momenti intimistici ad altri più leggeri, è capace di colpire non solo con la contrapposizione di gesti semplici, quasi banali, che offrono però una sensazione di libertà assoluta, come lo sporgersi da un finestrino della vettura in movimento o il montare in sella a un cavallo, ma anche per scene che acquisiscono una valenza assurda, alienante, che sembrano stridere come unghie sulla lavagna, arrivando quasi ad apparire grottesche.

E se la trama dà spazio anche alla crescita emotiva dei due fuggiaschi, con tanto di storia d’amore pronta a sbocciare, il film acquista ancora più potenza grazie alla colonna sonora e all’interpretazione dei due protagonisti, capaci di mostrare un’alchimia rara. Il titolo distribuito dalla Universal, riesce a puntare il dito su una piaga sociale sempre attuale in maniera non banale ma da un punto di vista interessato, un coinvolgimento emotivo che si percepisce in ogni istante.

Gianfranco Broun

Titolo: Queen & Slim

Distributore: Universal

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