Ultime battaglie di campagna elettorale a Piacenza dove ieri sera (16 maggio) é andato in scena il confronto fra i due candidati alla poltrona di sindaco, Paolo Dosi del centrosinistra (uscito in vantaggio dal primo turno) e Andrea Paparo del centrodestra, nella centralissima Piazza Cavalli.

Sicurezza, assistenza sociale, polo logistico, centro storico, sono stati alcuni dei temi trattati dai due contendenti grazie alle domande dei giornalisti in rappresentanza delle testate locali.
In una serata fredda e ventilata ci ha pensato il giovane candidato del centrodestra (sostenuto da Pdl e due liste civiche) a scaldare gli animi e ad approfittare di un avversario apparso incredibilmente sottotono e forse stanco.
E’ chiaro, Paparo deve recuperare uno svantaggio ma certamente Dosi non può “dormire sugli allori”. Il candidato del centrosinistra é esponente della giunta uscente (il centrosinistra governa a Piacenza da dieci anni) e le sue argomentazioni durante il “faccia a faccia” sono apparse spesso ridondanti e poco incisive proprio perché andavano a rimarcare e difendere scelte dell’amministrazione uscente anziché andare a proporre nuove idee e soluzioni per il futuro.
Frasi come “Piacenza é una città sicura ma la sensazione dei cittadini di una insicurezza percepita come diffusa é da affrontare” oppure “E’ difficile andare a capire di chi sia la colpa se il centro storico muore”, “Abbiamo riqualificato alcune zone… di cui ora una non ricordo quale…” oltre ai continui richiami “Ma vi ricordate Piacenza dieci anni fa…”, non hanno certamente giovato al 58enne candidato del PD. La piazza rumoreggia. La brava conduttrice e moderatrice invita al fair play e a lasciar concludere gli interventi. Si alzano cartelli di colore arancione, un colore che stavolta inneggia ad Andrea Paparo e non c’entrano con l’arancione usato dall’ex sindaco Reggi nella campagna di cinque anni fa, oppure da Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli. O meglio, si potrebbe dire che questo colore ormai incarna la voglia di cambiamento, indipendentemente dai partiti e dalle ideologie.
Paparo misura le parole ed infila una serie di gol applauditi dalla piazza: “Piccole cose per il centro storico ma concrete… suolo pubblico agevolato per bar e commercianti… coinvolgimento dei commercianti nelle iniziative per rianimare il centro”. “Se ci manca la fantasia, afferma Paparo, basterebbe copiare e intorno abbiamo Parma e Cremona da cui si possono trarre degli esempi”. Sul sociale Paparo pensa anche ai nuovi poveri, poi parla di polo logistico da migliorare (Castel San Giovanni funziona meglio), ironizza sul ruolo delle società partecipate dal Comune e di un assessora nominata in Iren, propone bonus mamme, parcheggi gratis i primi 30 minuti e bike sharing.
Paparo incalza con risposte spesso sintetiche ma molto chiare e la folla lo segue in lunghi applausi mentre Dosi sembra soccombere. Nell’appello finale Paparo sottolinea come lui, se eletto, sarà il sindaco di tutti i cittadini (una frase che a Piacenza non appare scontata visti alcuni episodi di mancanza di dialogo e forti contrasti dell’amministrazione uscente con associazioni e privati) e che tutti i cittadini si dovranno sentire a loro agio nel dialogare con lui. Conclude l’appello in due minuti dei quattro consentiti e dice “La sintesi é un dono”. Dosi replica con una lunga parabola sulla “cattedrale” da costruire. Molti fischiano, il rumore copre quasi la sua voce, si alzano cartelli tra cui uno striscione ironico e provocatorio “Dosi santo, Paparo sindaco”.
Alla fine di tutto rimane inoltre una triste consapevolezza: non si é parlato, ancora una volta, di cultura e turismo nonostante Dosi sia da cinque anni titolare di quell’assessorato, un vuoto che non può passare inosservato.
La serata si conclude con un punto a favore di Paparo ma nella piazza piena per tre quarti si sentiva ancora la mancanza di molti cittadini, probabilmente espressione di quel forte astensionismo andato in scena al primo turno e del buon risultato del Movimento 5 Stelle. Questi cittadini o parte di essi, saranno probabilmente determinanti a sancire la vittoria dell’uno o dell’altro. I candidati provano a dialogare con gli scontenti, parlano di apertura e ascolto verso tutte le posizioni e che al ballottaggio bisogna votare per due persone aldilà dei partiti. Chi cerca di smarcarsi ancora di più dal vecchio modo di far politica é proprio Paparo che non ha ufficializzato alcun apparentamento per il ballottaggio.
Stasera secondo round in diretta televisiva su Telelibertà dove Dosi e Paparo si sfideranno a duello rivolgendosi reciprocamente domande l’uno con l’altro. Vinca il migliore.

Stefano Bassi

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