di Stefano Bassi – Caro onorevole Luigi Di Maio, le scrivo pubblicamente per suggerirle di darsi una calmata. Sta davvero esagerando, nei toni e nei modi con cui parla e tratta le istituzioni della Repubblica Italiana.

Capisco perfettamente che ci sono cose che non vanno e che, secondo lei, andrebbero cambiate al più presto, ma non è andando contro il Presidente della Repubblica e contro la Costituzione Italiana che farà il bene dei cittadini italiani.

Il fatto all’origine di tutto è molto semplice. Il Presidente Mattarella non avrebbe potuto accettare la nomina del ministro Paolo Savona per il modo in cui è stata proposta. Lei e il suo contraente Salvini avete imposto pubblicamente al Presidente la nomina del ministro dell’economia attraverso un aut aut indice di un’arroganza inaudita e mai vista nella storia repubblicana.

Come avrebbe potuto Mattarella accettare il vostro ricatto, correndo il concreto rischio di indebolire la figura della più alta carica dello Stato e innescando un pericoloso precedente? Egli non voleva impedirvi di governare, voleva solo mediare sul nome del ministro, suggerendone altri e dimostrandosi aperto a qualsiasi altro nome. E’ successo tante volte in passato e nessun capo politico si è mai sognato di reagire in modo così scomposto come sta facendo lei. Soprattutto mai si è assistito ad una simile impuntatura, atto che sa tanto di pretesto.

A questo si aggiunge la legittima preoccupazione del Presidente riguardo al ruolo dell’Italia nell’UE, tema su cui lei e Salvini vi siete spesso contraddetti.

Il Presidente vi ha dato, in questi 85 giorni di crisi, tutto il tempo necessario per costruire quello che chiamate “governo del cambiamento”, consentendovi di utilizzare una procedura del tutto anomala sulla quale avrebbe potuto già in principio avere da ridire. Mi riferisco al contratto e alla scelta dei ministri, cose che sono state decise a tavolino prima di concordare il nome di un premier che a quel punto avrebbe corso il rischio di diventare un mero tecnico esecutore.

Lei e Salvini la Costituzione l’avete calpestata a più riprese in questa agonia in cui avete trascinato il Paese. E ora cosa vuole fare? Dissacrare la Festa della Repubblica con una manifestazione contro la massima istituzione dello Stato Italiano, unico vero garante della Costituzione e della democrazia di fronte alla degenerazione del linguaggio e dell’azione della classe politica che sta trascinando il popolo ad una crisi di nervi e a conflitti sociali di cui l’Italia non ha certo bisogno.

Le consiglio, quindi, di ritornare a quello stile educato a cui ci aveva ultimamente abituati, facendoci quasi credere che fosse consapevole di essere uomo delle istituzioni e, quindi, di doverle rispettare. Le ricordo che è stato vice presidente della Camera. Non ha imparato nulla in quel periodo su come ci si comporta dentro e fuori le istituzioni?

Il Presidente scioglierà presto le Camere e si tornerà al voto. Aizzare le piazze per ottenere consensi plebiscitari facendo passare un messaggio eversivo contro le istituzioni e la Presidenza della Repubblica non è una tattica che le fa onore. Comportandosi bene e dicendo il vero otterrà comunque la sua vittoria elettorale. Chissà, magari a settembre coronerà il suo sogno di diventare premier e potrà finalmente attuare quel cambiamento che risolverà i tanti problemi che affliggono l’Italia. Glielo auguro e, come italiano, me lo auguro.

Prima di quel giorno, però, sarebbe opportuno che lei chiedesse scusa al Presidente Mattarella e agli Italiani per le parole dette a sproposito e spiegasse al popolo che se l’Italia è ancora un Paese in cui vale la pena vivere è proprio grazie a chi la Costituzione l’ha voluta, realizzata e difesa. E certamente tra questi c’è il nostro attuale Presidente.

Cordialità.

Stefano Bassi

Comments

comments