4(di Giulio Perrotta) La corsa inarrestabile del Decreto “Enti Locali” sta per concludersi positivamente, trascinandosi anche tutte quelle polemiche in ordine alle misure previste, quali: i tagli alla sanità, la mobilità dei dipendenti delle province, la compensazione dell’IMU e della TASI ai comuni per evitare di ritrovarsi senza fondi per via del patto di stabilità e la transazione delle somme ancora pendenti che la Pubblica Amministrazione deve trasferire in capo ai suoi creditori, nonostante siano passati anche 2-3 anni dalla scadenza dei pagamenti accordati.

Emerge un quadro preoccupante che vede, come principale risorsa del Paese, la riduzione della spesa pubblica nel settore “sanità”.

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Si arriverà alla “Sanità Privata” dove i cittadini dovranno fornirsi di un’assicurazione privata, pena l’impossibilità di usufruire delle prestazioni mediche garantite dalla Carta Costituzionale all’art. 32? Per adesso è solo un timore, ma il Decreto prevede sicuramente misure drastiche e pericolose per il diritto alla salute. In particolare:

a) riduzione delle risorse assegnate al Servizio Sanitario Nazionale pari a 2 miliardi e 352 milioni di euro ogni anno, a partire dal 2015;

b) riduzione della spesa di beni e servizi nel settore sanitario per gli enti e le aziende del Servizio Sanitario Nazionale, intaccando i fondi previsti per i dispositivi medici (quali i macchinari) e i farmaci, riducendo probabilmente la dotazione ospedaliera, anche con la risoluzione contrattuale delle forniture già stipulate e in vigore;

c) negoziazione della valutazione economica dei farmaci, introducendo una revisione in negativo del prezzo di rimborso dei medicinali a carico del Servizio Sanitario Nazionale;

d) riduzione delle visite specialistiche ad assistenza ambulatoriale erogate nel settore pubblico;

e) monitoraggio del numero delle prescrizioni terapeutiche sanitarie, costringendo il medico di famiglia a prescrivere i farmaci a condizioni specifiche e già accertate (uccidendo definitivamente il principio di prevenzione alle patologie);

f) riduzione del numero di ricoveri di riabilitazione ospedaliera a carico del Sistema Sanitario Nazionale, secondo criteri di appropriatezza, correlando direttamente l’evento “malattia” con la necessità acuta (e non cronica) del ricovero e riducendo, inoltre, il numero di giorni di ricovero del 60% rispetto all’attuale valore massimo nazionale della tariffa regionale;

g) salatissime multe ai medici che adotteranno un comportamento prescrittivo “troppo generoso”, ossia che prescriveranno analisi e visite specialistiche in misura  non consona rispetto ai nuovi criteri che saranno introdotti da uno specifico decreto;

h) riduzione del trattamento economico salariale del personale medico e paramedico ospedaliero.

allegato412020Un vero e proprio tentato omicidio ai danni della Sanità Pubblica!

Con queste manovre, il Governo riuscirà a rendere a pagamento 180 prestazioni sanitarie che oggi sono coperte dal Sistema Sanitario Nazionale.

Preparatevi insomma a dover pagare fino a 10 volte il prezzo massimo del ticket (55,15 euro) per le seguenti prestazioni, individuate dalla “Fondazione Gimbe”:

a) Prestazioni odontoiatriche: 35 prestazioni, da pagare secondo le soglie di reddito o di Isee (valutandone la vulnerabilità sociale). Saranno le Regioni a stabilire i limiti, favorendo le diversità di valori e di prestazioni.

b) Prestazioni genetiche: 53 prestazioni, che intaccheranno per sempre la possibilità di ogni cittadino di richiede indagini genetiche e mappatura del genoma per buona parte delle patologie rare (per la serie, più la malattia è rara, più è alto il costo per te) con il contributo pubblico della spesa sanitaria;

c) Prestazioni ematiche (intolleranze, allergie, colesterolo e trigliceridi): 77 prestazioni, tra cui esami specifici per la ricerca di intolleranze alimentari, allergie, colesterolo e trigliceridi (praticamente le più diffuse analisi di laboratorio), salvo che non si dimostri una già presente e conclamata patologia legata a determinati indicatori;

d) Prestazioni nucleari e specialistiche: 9 prestazioni, tra cui TAC, Risonanza Magnetica, Doppler e Gastroscopia. Non è da escludere l’ipotesi estensiva che preveda il coinvolgimento anche di analisi più approfondite come Raggi X, Colonscopia virtuale e Angiografia. Il testo comunque riporta semplicemente che si tratta di “4 ” (e non 9 come ipotizzato dalla Fondazione) prestazioni di interesse assolutamente specialistico legate a patologie gravi di tipo neoplastico (quindi chi ha il tumore metastatizzato può farsi anche assistere privatamente e a pagamento);

e) Dialisi. Il decreto recita testualmente: “Le condizioni di erogabilità sono riservate alle metodiche dialitiche di base (domiciliari e ad assistenza limitata) che risultano appropriate solo per pazienti che non presentano complicanze da intolleranza al trattamento e/o che non necessitano di correzione metabolica intensa“. Cosa voglia significare nel dettaglio ancora non è sicuro. Non si comprende se le uniche prestazioni salve siano quelle in regime ospedaliero o in regime di ricovero. E se fossero le uniche a salvarsi, chi effettua dialisi 3 volte a settimana, come potrebbe coprire 1.800,00 euro (3 x 600 euro) a settimana, se magari è pensionata  e percepisce 800 euro?

In queste previsioni resta oscuro praticamente tutto: le prestazioni effettivamente erogate privatamente, i criteri per definire le priorità e la ridefinizione dei tempi di attesa per effettuare le analisi specialistiche.

Un decreto contenente più ombre che luci, figlia dell’ipotesi malsana di rendere la sanità pubblica schiava della privatizzazione selvaggia, come già accade negli Stati Uniti d’America.

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