Sul tema dei matrimoni gay che sta vivacizzando il dibattito politico delle ultime settimane, interviene l’avvocato Damiano Fiorato, esperto in materia di diritti civili e di famiglia, per fugare ogni dubbio circa la costituzionalità di un’eventuale introduzione in Italia del matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’intervento, pubblicato su Facebook, lo riportiamo integralmente di seguito:

Sono tante le voci che in questi giorni, dai partiti alla società civile, si sono espresse sull’opportunità o meno di introdurre in Italia una legge che riconosca e disciplini le unioni tra persone dello stesso sesso. Il dibattito che ne è seguito sembra aver riproposto le solite resistenze culturali da parte di coloro che percepiscono un eventuale riconoscimento delle coppie gay come un attacco alla famiglia naturale, soprattutto là dove tale  riconoscimento si dovesse chiamare matrimonio.

Proprio sulla nozione giuridica di matrimonio si è però consumato un tragico equivoco, quando taluni hanno sostenuto che in Italia una legge che aprisse il coniugio agli omosessuali sarebbe incostituzionale. Infatti, se si guarda alla sentenza 138/2010 della Corte costituzionale italiana chiamata a pronunciarsi sulla incostituzionalità di quelle norme del codice civile che ad oggi impediscono alle coppie gay di unirsi in matrimonio, la prognosi che se ne può trarre è ben diversa. Il Giudice delle leggi ha, in buona sostanza chiarito, come la materia matrimoniale sia affidata alla discrezionalità del legislatore, il quale può decidere in piena libertà sul come disciplinare il fenomeno delle unioni same sex, anche attraverso una riforma del codice civile che apra le porte del matrimonio agli omosessuali.

Non sembra impedire questo neppure il riferimento che l’art. 29 della Costituzione fa alla “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, dal momento che tale nozione -come è già avvenuto ad opera della Corte europea dei diritti dell’uomo per quanto riguarda la nozione di diritto al matrimonio contenuta nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo- può essere interpretata in senso evolutivo, estendendo le tutele del coniugio anche alle coppie dello stesso sesso.

Insomma, se la coppia omosessuale –come afferma la Corte costituzionale nella sent. 138/10- è una formazione sociale titolare di diritti fondamentali ex art. 2 Cost., ad oggi non si comprende perché tra questi diritti non debbano rientrare anche quelli coniugali. La sfida al principio di eguaglianza appare, infatti, troppo alta, in una quotidiana differenziazione dei diritti fondata sull’orientamento sessuale, che ad oggi in Italia impedisce il pieno sviluppo della personalità per le persone omosessuali, nonché la realizzazione dei rispettivi progetti di vita.

Del resto, se la maggioranza dei paesi europei ha introdotto formule, seppur differenziate, di riconoscimento delle unioni gay, e la giurisprudenza delle corti europee ne afferma una costante tutela dei diritti, l’Italia rimane, con la Grecia, la sola a non aver ancora provveduto, servendosi della discrezionalità del legislatore come una scusa per giustificare le ipocrisie e le incapacità di una classe politica vittima di tragiche ipoteche culturali.

Damiano Fiorato avvocato in Genova – Sportello legale Arcigay Genova

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