Ho avuto il piacere di poter visitare una delle mostre d’arte più interessanti del momento, quella dedicata a Édouard Manet al Palazzo Ducale di Venezia.

Una eccezione che conferma la volontà della cittadina veneta nel rinnovarsi nell’arte di anno in anno, portando addirittura l’artista francese in una delle strutture architettoniche più imponenti di Piazza San Marco.

Édouard Manet nacque a Parigi nel 1832 da famiglia facoltosa manifestò sin dalla gioventù la volontà di affermarsi nell’arte. Imbarcato su una nave per un viaggio complessivo di un anno riuscì ad entrare nell’atelier di Thomas Couture, rapporto durato sei anni fino all’abbandono del giovane artista.

Passato all’Accadémie, ebbe come maestro Léon Bonnat che gli permise poi di conoscere personaggi di futuro successo quali Edgar Degas, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Paul Cézanne e Camille Pissarro.

I viaggi in Germania, Italia, Spagna e Olanda lo resero famoso per le opere ispirate ad altri autori di tutto il mondo ed una grande apertura mentale nei confronti di diversi stili pittoreschi.

Proprio Venezia fu una tappa importante per Manet, ad iniziare dalle sue silenti Nature Morte che ricordano la tradizione nordica e si ispirano ad un vigore cromatico e costruttivo tutto italiano.

E’ sicuramente stato emozionante assaporare così tante opere all’interno del contesto architettonico del Palazzo Ducale di Venezia, già ricco di storia: Olympia (1867), Le Christ aux anges (s.d.), Le Balcon (s.d.), Stèphane Mallarmè (1876), L’èvasion de Rochefort (1880-1881), La peche (1861-63),  Dèjeuner sur l’herbe (1863-68),  Le Fifre (1866), Lola de Valence denseuse espagnole (1862), Compat de taureaux (1865-66), M. et Mme Auguste Manet parents de l’artiste (1860) e Barthe Morisot au bouquet de violettes (1872).

Ad arricchire ulteriormente la mostra sono parallelismi permessi dal confronto con opere di altri autori dai quali lo stesso Manet si ispirò per le sue opere; è possibile dunque ammirare anche  la Venere di Urbino (1538) di Tiziano, Due dame Veneziane (1495) di Vittore Carpaccio, Cristo morto sostenuto da tre angeli (1575) di Antonello da Messina, il Ridotto di Palazzo Dandolo a San Moisè (1740-1750) di Francesco Guardi e Giudizio di Paride (1517-1520) di Marcantonio Raimondi (da Raffaello).

L’itinerario dell’esposizione percorre tutta la vita artistica di Manet, ad iniziare dai primi schizzi a mano libera fino alle grandi interpretazioni artistiche che lo hanno reso celebre.

Il percorso si sofferma maggiormente sulle opere comprese tra il 1853 ed il 1857, periodo nel quale l’artista ha vissuto l’esperienza italiana e veneziana ed ha sfidato con audacia le istanze contemporanee defilandosi dalle convenzioni accademiche.

Matteo Venturini

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