enricosirottigaudenzi1(di Enrico Sirotti Gaudenzi)*- Il prossimo ottobre si andrà a votare per il referendum costituzionale e gli elettori dovranno decidere se approvare o meno le riforme del d.d.l. Boschi senza avere la possibilità di analizzare approfonditamente e poi decidere in merito alle singole riforme contenute nel disegno di legge sopra citato.

Ciò comporta senza meno che chi voterà SI’ sarà favorevole a tutte (nessuna esclusa) le modifiche riguardanti diverse materie e ambiti eterogenei della nostra Costituzione; al contrario, chi voterà NO riterrà di bloccare l’intero contenuto della proposta.

È importante chiarire subito che non è previsto, per questo referendum, un quorum; perciò potranno vincere i “sì” o i “no”, indipendentemente dal numero delle persone che si recheranno alle urne.

Nella storia della Carta Costituzionale il referendum di ottobre (la data è ancora da definire) sarà il terzo referendum concernente tale argomento: il primo, tenutosi nel 2001, comportò la modifica al titolo V della Costituzione; il secondo, tenutosi nel 2006, ebbe come risultato la bocciatura della riforma in ambito di “devolution”.

Analizzando il contenuto delle riforme contenute nel d.d.l. Boschi, possiamo notare come la legge sia divisa in 41 articoli contenenti modifiche a 5 di 6 titoli della seconda parte della nostra Carta Costituzionale.

La riforma vorrebbe innanzitutto ridurre i poteri del Senato, modificando altresì l’elezione dei senatori con conseguente estinzione del bicameralismo perfetto, pertanto le due Camere non avranno più poteri simili e il nuovo Senato non dovrà concedere, come ora accade, la fiducia al Governo, che sarà avvallato solo dal voto della Camera.

Il Senato, relativamente alla competenza legislativa, avrà la possibilità di modificare o abrogare leggi relative ad un ambito molto limitato (riforme costituzionali, enti locali, politiche europee, ecc.); in tutti gli altri settori sarà la sola Camera a legiferare in modo autonomo, senza dover osservare eventuali emendamenti apportati dal Senato.

Il Senato manterrà la  competenza per partecipare all’elezione di due giudici costituzionali, del Presidente della Repubblica e dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura.

La sua composizione cambierà: i Senatori saranno ridotti da 315 a 100 membri, che non verranno più eletti in via diretta ma, saranno scelti dalle assemblee regionali tra i consiglieri e i sindaci delle regioni (il nuovo Senato sarà composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica). Per l’elezione dei senatori sarà necessario emanare una nuova legge che prescriva l’esatta modalità di elezione.

Relativamente al titolo V della Costituzione, già oggetto di precedente riforma, le modifiche riguardano la limitazione e riduzione dell’autonomia degli enti locali a favore dello Stato: verranno eliminate tutte le competenze concorrenti (ovvero quelle che erano gestite e condivise sia dallo Stato che dalle regioni) e rimarrà quale competenza esclusiva delle regioni quella in ambito sanitario. Lo Stato, poi, potrà prendere provvedimenti nei settori di esclusiva competenza delle regioni, nel caso in cui vi sia un’importanza di livello nazionale da tutelare; saranno poi abolite le province che, ormai, sono prive di funzioni proprie.

Altri contenuti della riforma riguardano l’elezione del Presidente della Repubblica, l’abolizione del CNEL e il referendum: il Presidente della Repubblica sarà eletto dalle due camere in seduta comune, senza l’interessamento dei 58 delegati regionali, con la maggioranza di 2/3 fino al quarto scrutinio e, successivamente, con la maggioranza dei 3/5; solo al nono scrutinio sarà sufficiente la maggioranza assoluta.

Viene prevista poi l’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, organo consultivo previsto dalla nostra Costituzione, col compito di proporre disegni di legge.

In ultimo, tra gli aspetti più importanti, viene proposto di concedere la facoltà di introdurre nuove leggi con lo strumento del referendum che, fno ad oggi, poteva essere utilizzato solo per abrogare o confermare leggi già approvate.

Ragionando su quanto sinteticamente esposto, si può con certezza capire quali siano le ragioni che dovrebbero spingere ogni cittadino a votare per il NO a tali riforme (così come proposto da alcune forze politiche: Forza Italia, Lega Nord, ecc.): la riforma, infatti, potrebbe trasformare il nostro Paese in uno Stato autoritario, per l’inevitabile aumento dei poteri del governo in seguito all’indebolimento di una delle due Camere: con la facoltà della Camera di approvare le leggi, senza l’interessamento da parte del Senato, il governo potrebbe avere un potere troppo forte, tale da stravolgere i principi fondamentali della nostra Costituzione e della nostra Repubblica.

Con la modifica del Senato non si avrà, poi, alcun collegamento tra lo Stato e le altre autonomie locali; l’elezione dei Senatori comporterebbe senz’altro la nomina di senatori che rappresentano la maggioranza politica presente in ogni regione.

In ultimo, non è concepibile come in un’unica legge, oggetto di un solo voto, sia contenuto un pacchetto di riforme riguardanti settori disparati; tutto ciò comporterà senz’altro che su questa riforma prevalga quello che può essere definito un “voto meramente politico”, estraneo al merito ed al contenuto del disegno di legge.

*Enrico Sirotti Gaudenzi

Avvocato

Responsabile del Dipartimento di Giustizia – Forza Italia Emilia Romagna

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