franceschinidario(di Salvatore Primiceri) – Dopo l’approvazione delle nuove e discutibili tariffe sull’equo compenso, il ministro Franceschini e la SIAE avevano tentato di rassicurare i consumatori sul fatto che tale costo non sarebbe ricaduto su di essi ma sarebbe stato assorbito dalle case di produzione di telefonini, tablet e altri supporti di memoria.


Ovviamente non ci ha creduto nessuno e a smentire il ministro e la SIAE, oltre ad un preciso studio di Altroconsumo che ha avviato anche una petizione per abolire l’equo compenso (vedi qui), ci ha pensato Apple.
Cosa ha fatto la nota azienda produttrice di telefonia e tablet, fondata da Steve Jobs?
Ha aumentato i prezzi dei propri prodotti in Italia e lo ha comunicato al pubblico, giustificando l’aumento come conseguenza naturale dell’introduzione in Italia delle tariffe sull’equo compenso. Ha parlato di “tassa sul copyright”.
Apple, con questa mossa, ha così spiazzato tutti. Da un lato ha operato in assoluta trasparenza dimostrando correttezza verso i consumatori, dall’altro ha sbugiardato il governo italiano e la SIAE dichiarando in pompa magna che il costo dell’equo compenso, almeno per i prodotti Apple, ricadrà sui consumatori.
Non sappiamo se tale mossa verrà seguita da analoghe decisioni di altre case di produzione. Non è detto. Altre aziende potrebbero tentare la mossa di distinguersi da Apple e dichiarare di non aumentare i prezzi. Speriamo.
Ma al di là degli effetti che la decisione di Apple potrà produrre sul mercato, la notizia più divertente (si fa per dire) è che la SIAE si è arrabbiata con Apple.
Si legge in un comunicato diramato dalla Società che tutela (o dovrebbe tutelare) Autori ed Editori: “La SIAE prende atto con rammarico dell’incremento dei prezzi dei dispositivi Apple, fatto che dimostra ancora una volta come la multinazionale americana abbia come unico obiettivo quello di aumentare i propri profitti attraverso la discriminazione dei consumatori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei dove, pur in presenza di una copia privata più elevata, i prezzi restano notevolmente più bassi. La SIAE inoltre reagirà con determinazione rispetto alla proditoria indicazione “tassa sul copyright”, utilizzata da Apple.
Inoltre, per dimostrare la scorrettezza del colosso americano, la SIAE si riserva di vendere in Italia iPhone ai prezzi francesi, favorendo così i consumatori ed evitandone l’ingiustificata depredazione decisa dall’azienda di Cupertino.
La SIAE invita, infine, tutte le associazioni dei consumatori a unirsi alla Società per difendere i consumatori italiani e la cultura del nostro Paese“.
Tale comunicato offre numerosi spunti di discussione, alcuni davvero esilaranti.
Il primo dato che la SIAE ci tiene a far conoscere è che in alcuni Paesi Europei esistono tariffe sull’equo compenso più alte che in Italia. E’ un ritornello che ripete da sempre. Per noi l’equo compenso è sbagliato tutto e andrebbe abolito ovunque.
Il secondo dato è che SIAE dimostrerà la scorrettezza di Apple vendendo telefonini a prezzi francesi. Ebbene non vediamo l’ora di sapere dove e quando verranno aperti i “Siae Store” nei quali verranno messi in vendita i prodotti Apple a prezzi francesi. Consigliamo alla SIAE, piuttosto, di ribassare tutte le tariffe per spettacoli dal vivo, per la musica nei locali e balzelli vari, snellire processi burocratici che impediscono la diffusione della musica anzichè agevolarla.
Il terzo dato è che SIAE si propone come collante di tutte le associazioni di consumatori per difendere la cultura dell’Italia. Avete capito bene. Chi la cultura la frena continuamente in nome di un diritto d’autore arruginito, chi raccoglie appelli per mettere tasse preventive su chi compra un cd vuoto nell’ipotesi remota che possa essere utilizzato per salvare musica o contenuti potetti da copyright, oggi si fa paladina dei consumatori italiani. Ormai siamo davvero al ridicolo.
La verità è che il governo Renzi, che tanto predica il “cambiamento”, non ha ancora avuto il coraggio nemmeno di accennare una “rivoluzione d’autore” che tolga il monopolio alla Siae e liberalizzi il diritto d’autore. L’unica cosa che ci è stata consegnata da Franceschini (ministro che è andato persino contro il suo predecessore Bray il quale aveva commissionato una ricerca dalla quale si evinceva che i supporti di memoria vengono ormai utilizzati pochissimo per la copia privata) è stato il decreto sull’equo compenso, una tassa in più per i consumatori. Punto.

Salvatore Primiceri

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