pirelliL’attesa è stata lunga e sono state fatte molte speculazioni sulla forchetta di prezzo e sulla cifra di partenza per l’acquisto delle azioni, ma lo scorso 4 ottobre 2017 Pirelli ha fatto il suo debutto su Piazza Affari, fissando il prezzo a 6,5 euro per azione.

L’entusiasmo per questo rientro in Borsa dopo 19 mesi di assenza, è stato evidente, perché già a pochi giorni dal lancio dell’offerta, Pirelli ha ricevuto un numero di richieste sufficiente a coprire ampiamente l’ammontare base delle azioni offerte dall’unico socio e venditore Marco Polo International Italy Spa, che ha messo sul mercato 350 milioni di azioni, corrispondenti al 35% del capitale sociale di Pirelli.

La corsa all’IPO

Questa corsa all’IPO si è quindi conclusa in tempi record, dopo la notevole accelerazione subita negli ultimi mesi: dopo il delisting del 2015, l’Amministratore Delegato del Gruppo Marco Tronchetti Provera, aveva promesso un ritorno in Borsa in tempi brevi, ma le prime proiezioni parlavano del primo trimestre del 2018.

A far propendere la dirigenza Pirelli verso la possibilità di accelerare i tempi per presentare l’IPO entro il terzo trimestre del 2017, hanno contributo le cifre incoraggianti delle ultime chiusure di bilancio, che hanno visto una ripresa dell’attività produttiva della società della P lunga, merito forse del nuovo volto consumer, concentrato sulla gamma degli pneumatici high value, e la positiva risposta del mercato.

L’offerta pubblica di Pirelli

Dopo aver presentato la sua offerta alla Borsa Telematica Italiana e avuto il via libera di Consob sul suo prospetto informativo, Pirelli ha potuto svelare i particolari della sua offerta pubblica iniziale: la sua IPO (acronimo di Initial Public Offering) si compone di un’offerta pubblica, rivolta al pubblico indistinto in Italia, e di un collocamento istituzionale, riservato agli investitori qualificati in Italia e gli investitori istituzionali all’estero, curate da Banca IMI del Gruppo San Paolo in qualità di sponsor.

Nel corso del roadshow di presentazione del collocamento, il numero uno dell’azienda Marco Tronchetti Provera ha definito la data del 4 ottobre un “evento storico”, mentre Marco Graffigna, Head of Equity Capital Markets di Banca Imi, ha definito l’operazione di Pirelli “la più importante IPO in Europa del 2017″, che a suo avviso sarà in grado di favorire lo sviluppo del mercato italiano, rappresentando un valore aggiunto per tutto il paese.

Ma vediamo un po’ di cifre: le richieste pervenute in risposta all’offerta di vendita di Pirelli hanno riguardato 824,27 milioni di azioni, contro i 400 milioni di azioni disponibili, compresa l’opzione greenshoe.

La società ha quindi deciso di assegnare 400 milioni di azioni, di cui 350 messe in vendita da Marco Polo e 50 quale risultato dell’esercizio della suddetta opzione di over-allotment nell’ambito del collocamento istituzionale, divise per 33.329 richiedenti.

Di queste, 365 milioni di azioni sono andate a 205 investitori istituzionali, di cui 40 italiani e 165 esteri, mentre 35 milioni di azioni sono state assegnate al pubblico indistinto, divise tra quelli che hanno aderito al lotto minimo proposto di 500 azioni e quelli che invece hanno optato per il lotto maggiorato di 5000 azioni.

Considerata la cifra fissata a 6,5 euro per azione, il limite minimo della forchetta di prezzo uscita dal roadshow, compresa tra 6,5 e 6,7, si è potuto registrare che nei primi giorni dello sbarco la capitalizzazione di Pirelli ammontava a 6,5 miliardi di euro, pari al 65% del capitale sociale.

Gli alti e i bassi della Borsa

Nonostante le preoccupazioni degli inizi, dovute all’apertura del titolo lievemente in ribasso, che già il primo giorno ha aperto a 6,49, quindi sotto il prezzo di collocamento, e nelle prime ore ha ceduto un 1,38% attestando sui 6,41%, già il 5 ottobre la Borsa di Milano di Piazza Affari ha dato il buongiorno a un titolo di Pirelli in salita, con le azioni che sono balzate su del 2,63%, scambiando 6,64 euro ciascuna.

Il CEO di Pirelli rassicura sul fatto che questi primi assestamenti non sono da prendere in considerazione, perché nei primi giorni dopo il debutto di un titolo c’è sempre un po’ di volatilità, per cui per poter dare una valutazione credibile sul valore di mercato della nuova pure consumer tyre company bisognerà aspettare alcuni mesi.

A quanti poi hanno criticato la fretta dell’azienda, che dopo la cessione del settore Industrial ai partner cinesi di ChemChina, si è lanciata sul mercato più piccola di prima e con molti più debiti, la dirigenza risponde che proprio grazie all’operazione messa in pratica per il lancio dell’IPO, la nuova Pirelli ha ora una struttura finanziaria più solida, e grazie alla fiducia di oltre 35 mila investitori italiani e 250 investitori internazionali di alto livello, si prepara a diventare un’azienda leader, che potrà dimezzare il suo debito entro il 2020 e cominciare a distribuire dividendi entro il 2019.

Non resta che aspettare e vedere il responso del mercato.

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