E’ nelle librerie, fresco di stampa, “Il domani è oggi. Psicologia di un procrastinatore” (Primiceri Editore, Padova 2018), il nuovo libro di Mirco Turco (nella foto), psicologo che all’attivo numerosi progetti in campo internazionale dedicati alla “wellness culture“, cultura del benessere. Lo abbiamo incontrato per una breve chiacchierata.

Il domani è oggi è un’esortazione a non rinviare. Quanto è diffuso l’atteggiamento della procrastinazione e a cosa è dovuto?

La procrastinazione è un fenomeno alquanto diffuso, più di quello che si possa immaginare. In generale, rinviare non è necessariamente un’attività negativa. Anzi, in talune occasioni conviene essere dei procrastinatori, quando, ad esempio, non ci sentiamo sufficientemente pronti, ispirati, quando non abbiamo le informazioni necessarie, … Rimandare può diventare però una cattiva abitudine quando diventa sistematica o si trasforma, nostro malgrado, in un vero tratto di personalità. Procrastinare, in modo cronico, non ci fa ottenere un obiettivo sperato e voluto e non ci consente, di conseguenza, di provare e vivere soddisfazioni. Circa il 70% delle persone procrastina ma solo per il 30% è un reale problema.

Quali sono le paure che più impediscono alle persone di decidere e agire?

In generale, le persone indugiano per svariate ragioni ma il procrastinatore ha, di fatto, un “cattivo rapporto” con il tempo e spesso è un perfezionista; è pervaso dal timore del fallimento ed ha uno scarso senso di autoefficacia, inoltre, è un tipo ansioso, è poco autonomo e subisce, sovente, dei cali motivazionali. Vi rimando però al mio libro per una vera e propria lista delle caratteristiche del procrastinatore …
Le ragioni che spingono il procrastinatore possono essere molto profonde in realtà e sono legate ad aspetti che si edificano nel corso dello sviluppo e degli anni, anche in base alle esperienze di vita e quindi al personale vissuto.

Quali i rimedi per tornare ad avere un buon rapporto col tempo?

Esistono diversi rimedi o strategie per smontare l’indugio. A seconda del livello di procrastinazione, potrebbero essere sufficienti semplici trucchi o strategie, sino a terapie psicologiche specifiche. Sicuramente, un elefante si può mangiare un morso la volta! La prima cosa che suggerisco di fare ad un procrastinatore è quella di scrivere su un foglietto una lista di affermazioni positive su se stesso. Difficile? Occorre poi mettere in vista tale lista, magari sul frigorifero. Inoltre, occorre strutturare bene l’ambiente (di studio, di lavoro, …). Quante cose ci sono che ci distraggono? Liberatevi di queste cose. Ovviamente, esistono tante altre strategie da mentalizzare ed attuare. Placare l’ansia con training autogeno o autoipnosi è ulteriore ottima strategia. Nel mio libro ne potete trovare almeno diciannove ma … non rimandatene la lettura!
Nel libro parlo anche del rapporto con il tempo che è qualcosa che mi affascina da sempre. Il tempo è una variabile studiata da filosofi, fisici e scienziati ma molti enigmi ancora sussistono. È sorprendente sapere che il tempo “scorre” diversamente a seconda del nostro stato emotivo o addirittura a seconda della temperatura, ambientale e corporea. Anche la cultura di appartenenza influenza il tempo. Inoltre, secondo alcuni fisici il tempo non esisterebbe neanche e in ottica neuropsicologica, non vi è, di fatto, un organo specifico che si occupa del tempo. Il tempo è qualcosa di sorprendente, soprattutto considerando il nostro comportamento e gli atteggiamenti che abbiamo nei suoi confronti. Non v’è dubbio alcuno che sarebbe più opportuno parlare di “senso del tempo” e se il tempo ha un senso è, ovviamente, puramente soggettivo!

Stai conducendo da alcuni anni anche un progetto legato al benessere psicologico che è diventato un libro dal titolo “Unique Antistress Experience”.  Ce ne parli brevemente?

Da diversi anni mi occupo di benessere in senso allargato e di valutazione dello stress, portando alcuni concetti, tecniche e rimedi anche a livello lavorativo ed organizzativo. Il libro Unique Antistress Experience (Primiceri Editore, Padova 2017) rappresenta una vera e propria formula antistress di facile utilizzo, una guida strategica per tutti. Si sta diffondendo molto in Italia, inoltre, grazie anche alla versione inglese, comincia a varcare le porte nazionali. Sicuramente, occorre però lavorare in modo più sinergico per incidere sulla cultura delle organizzazioni. Sono comunque fiducioso.

Prossimi programmi?

Uno dei miei obiettivi, non semplici, è diffondere la certificazione antistress in tutte le aziende. Da anni, infatti, parlo di una vera e propria wellness culture. Al contempo e dopo un po’ di articoli scientifici su svariate tematiche inerenti la psicologia applicata e otto libri, sto lavorando anche per scrivere il mio primo romanzo. Sarà una piacevole e affascinante sorpresa…

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