Meluzzi e Sirotti Gaudenzi ne hanno parlato a Cesena nel corso di un convegno nazionale. «Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio». Citando il passo del Vangelo secondo Matteo, Alessandro Meluzzi ha concluso la sua applauditissima relazione nel corso della seconda edizione del convegno nazionale «In medio stat virtus», svoltosi a Cesena lo scorso 15 dicembre.

L’evento, organizzato da INMEDIAR – Istituto nazionale per la mediazione e l’arbitrato, ha visto la partecipazione di un folto pubblico, che è intervenuto attivamente nel corso del dibattito finale.

Dopo i saluti di Giorgia Apuzzo (responsabile della sede cesenate di INMEDIAR) e di Paolo Capezzuoli (responsabile commerciale dello stesso Istituto), è intervenuto Pierlorenzo Rossi (direttore generale di Confcooperative Forlì-Cesena) che ha evidenziato come la mediazione sia uno strumento fondamentale per il mondo della cooperazione, consentendo alle parti di evitare agli operatori economici i “traumi” dei Palazzi di giustizia.

Il professor Alessandro Meluzzi ha esaltato la figura del mediatore, capace di risolvere, tramite il dialogo, i conflitti. Il noto psicoterapeuta ha sottolineato che il conflitto è un fenomeno che appartiene in pieno alla natura umana e non lo si può affatto estirpare. Tuttavia, la mediazione è il miglior modo di risolvere le liti, consentendo alle parti di recuperare un dialogo. Meluzzi ha voluto “regalare” al pubblico presente un originale decalogo, fornendo il suo autorevole “punto di vista” sulle qualità del mediatore.  Proprio su questo punto è intervenuto il professor Andrea Sirotti Gaudenzi, il quale ha evidenziato i vantaggi di un istituto troppo spesso oggetto di critiche aprioristiche. Sirotti Gaudenzi ha in particolare analizzato la disciplina della mediazione alla luce della recente decisione emessa dalla Corte costituzionale, che, secondo il giurista, non ha affatto messo in dubbio il valore dell’istituto, limitandosi a segnalare un «eccesso di delega» nell’adozione del d. lgs. n. 28/2010. Proprio Sirotti Gaudenzi, che aveva salutato l’introduzione della mediazione come un «atto d’amore» del legislatore italiano, ha affermato che oggi si deve professare un «atto di fede» nei confronti di un istituto che non è stato cancellato dalla Consulta, ma solo ridimensionato.

L’avvocato Monica Cappellini ha posto l’accento sul valore di un procedimento a basso costo che garantisce straordinarie potenzialità al sistema nazionale troppo spesso oggetto di condanne da parte delle istituzioni europee. Proprio sulle ben note “disfunzioni” del sistema della giustizia italiana è intervenuto Angelo D’Aurora, presidente nazionale dell’AUGE (Associazione Ufficiali Giudiziari in Europa). Osvaldo Duilio Rossi, mediatore di grande esperienza e profondo esperto di comunicazione, ha chiarito che l’istituto della mediazione non può che essere considerato come una grande opportunità per imprese e cittadini. Una opportunità che, come si è ricordato, non deve essere sottovalutata. Del resto, come ha affermato Sirotti Gaudenzi nel corso del convegno, si dovrebbe cercare di ripristinare la «condizione di procedibilità»: infatti, così come si pratica il TSO a un soggetto affetto da malattie pericolose, allora bisogna probabilmente reintrodurre l’obbligatorietà della mediazione per guarire il sistema della giustizia italiana.

(Redazione L’AltraPagina.it)

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