di Enrico Sirotti Gaudenzi – Premesso che la fiducia e le aspettative nell’attuale Governo sono, da parte mia, molto basse mi preme sottolineare, tuttavia, come Giuseppe Conte recentemente abbia manifestato la volontà di attivarsi non solo per tutelare gli azionisti azzerati ed i risparmiatori “truffati” dalle diverse realtà creditizie che hanno attraversato momenti di grave criticità ma vorrebbe anche mettere mano alla complessa disciplina che ha recentemente riorganizzato le banche popolari e quelle di credito cooperativo affinchè queste possano meglio soddisfare le richieste provenienti dal territorio recuperando la loro funzione di supporto al tessuto produttivo delle piccole e medio imprese.

Inoltre, al fine di migliorare il sistema creditizio e per salvaguardare i risparmiatori, Giuseppe Conte si è soffermato sul tema della separazione delle attività, già proposto ed analizzato dal gruppo Forza Italia alla Camera dei deputati l’anno scorso, secondo il quale sarebbe necessario distinguere e suddividere le banche che erogano credito da quelle che si occupano di investimento e si dedicano ad operazioni di speculazione.

Speriamo che l’attuale Governo prenda in esame anche la problematica delle cosiddette “porte girevoli” che interessa i passaggi di controllori (exdipendenti di Banca d’Italia) nelle banche controllate (come ad esempio si è verificato nella vicenda che ha interessato la Banca popolare di Vicenza) nonostante abbia affermato, proprio ieri, che “ognuno di noi ha il proprio conflitto di interessi!”.

Tutte queste tematiche mettono in luce, ancora una volta, quali siano state le criticità dei provvedimenti adottati prima dal Governo Renzi, poi dal Governo Gentiloni.

Le parole di Conte sono ricche di buoni propositi ma la materia è alquanto complessa e, rimettere mano alla disciplina delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo dopo che sono state disposte pesanti ed importanti fusioni, creazioni di gruppi e modifiche significative potrebbe comportare ulteriori gravi conseguenze che andrebbero ad interessare, ancora una volta, azionisti e risparmiatori.

Ricordo, infatti, come la riforma delle banche popolari sia stata bloccata per anni dal Consiglio di Stato, rimettendo poi la questione di legittimità alla Corte Costituzionale, in merito alla circolare della Banca d’Italia che disponeva la facoltà di negare ai soci delle popolari il diritto al rimborso delle azioni nel caso in cui fosse necessario ad assicurare le computabilità delle azioni nel patrimonio di vigilanza di qualità primaria della banca” ed in merito all’utilizzo del decreto legge, quale strumento previsto in caso di necessità ed urgenza, in quanto sembravano sussistere indicatori dai quali poteva evincersi la manifesta insussistenza dei presupposti di necessità ed urgenza.

Questo lungo travaglio ha minato non solo la stabilità degli gli otto istituti che completarono per primi il percorso di trasformazione ma anche di quelli che, in quel periodo, dovevano ancora attuare la loro trasformazione rimandandola fino ad oggi (la Popolare di Bari e quella di Sondrio).

Infine, relativamente alla riforma delle banche di credito cooperativo, che ha contribuito a snaturare il sistema delle piccole e medie banche con conseguenze negative sul rapporto che vedeva interessate le piccole e medie imprese, possiamo affermare come la riforma – ritenuta non necessaria (per i coefficienti di patrimonialità delle realtà interessate) e contraria agli interessi del Paese – avesse l’intenzione primaria di eliminare le piccole e medie banche per creare nuovi gruppi di BCC che, per le dimensioni assunte dalla riforma, potessero essere sottoposte, ancora una volta, alla vigilanza della BCE.  Anche in tal caso la creazione di grossi gruppi ha impegnato grandi risorse e, quelle realtà che hanno scelto di non aggregarsi e non aderendo al “gruppo”, secondo la disciplina del “way out”, hanno dovuto corrispondere allo Stato una ingente ed ingiusta “tassa” straordinaria.

Allo stato attuale sarebbe necessario che il Governo adottasse urgenti provvedimenti per far fronte alla grave carenza di vigilanza degli organi preposti (Banca d’Italia e Consob), come riscontrato anche dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, onde evitare che si possano ripetere nuovamente gravi vicende di cattiva governance a danno dei risparmiatori.

Enrico Sirotti Gaudenzi

Avvocato – Docente

Esperto di tutela del credito e diritto bancario

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