C’era una volta il far west. Cowboy e indiani, miniere d’oro e immensi campi da coltivare. Il sogno di una nuova frontiera posizionata nell’ovest del nuovo continente che si spingeva sempre più a occidente fino a giungere all’oceano Pacifico. Oggi invece c’è il far east. Non è solo il nome dell’etichetta Tucker dedicata alle produzioni cinematografiche dell’Asia orientale, ma è ormai una nuova frontiera culturale verso cui molti guardano con interesse grazie a una profonda tradizione e un’affascinante cultura. Una società e un modo di affrontare la vita che scopriamo attraverso la storia del cinema di Cina, Corea e Giappone, attraverso opere sperimentali o veri e propri cult.

“A hero never dies” è un lungometraggio realizzato nel 1998 a Hong Kong. Un vero cult di quegli anni ad ambientazione malavitosa. Un eroe non muore mai. La sua leggenda diventa eterna nel tempo ricordandone la figura come un personaggio storico o mitologico. Jack e Martin sono due amici che si stimano e rispettano ma che allo stesso tempo sanno che prima o poi dovranno affrontarsi in uno scontro a fuoco all’ultimo sangue perchè appartenenti a due famiglie rivali.

Un quadro d’autore in cui all’inizio lo spettatore si ritrova spaesato, senza riferimenti, che con il passare del tempo acquisisce sempre più forza come uno tsunami che tutto travolge. La vita, l’onore, il dovere e il rispetto. Le difficoltà da affrontare. Ma soprattutto l’amicizia che lega due persone e che ci accompagnerà verso un toccante finale.

Approccio ben diverso per “Ip-Man”, due lungometraggi ispirati alla filosofia delle arti marziali orientali che si innestano in un reale contesto storico e che si basano sulla biografia parziale di Yip Man, grande maestro del Wing Chun, realmente esistito e che ha annoverato tra i propri studenti quel Bruce Lee entrato nella storia del cinema. Nel primo film viviamo la storia del maestro negli anni trenta prima e dopo l’invasione di Foshan da parte dell’esercito giapponese. La situazione precaria, l’assenza di lavoro, la distruzione e la fame contrastano con il benessere di inizio film accompagnandoci nelle difficoltà quotidiane che si affrontano con quello spirito di fiducia nel futuro; tutto senza disdegnare però le elaborate acrobazie dei combattimenti.

Due anni dopo il primo lungometraggio esce il secondo episodio, annunciato prima ancora che il predecessore uscisse al cinema. La storia prosegue con il trasferimento di Yip Man e famiglia a Hong Kong dove, per mantenersi, cerca di aprire una nuova scuola di arti marziali. Ma per poter lavorare nell’ambiente e richiamare allievi deve farsi un certo nome che arriverà solo affrontando gli altri maestri. Tra questi Hung (Sammo Hung, ben noto per il telefilm Più forte ragazzi) con cui instaurerà un rapporto di stima. A rovinare gli equilibri un pugile occidentale che metterà in dubbio la qualità delle arti marziali orientali mostrando quella divergenza culturale tra est e ovest che in certi casi si tramuta in una forte conflittualità.

A hero never dies, 95 min, Tucker Film

Ip-man, 107 min, Tucker Film

Ip-man 2, 109 min, Tucker Film

Gianfranco Broun

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