ciclismoLa sincerità vince sempre, la passione è ingrediente fondamentale in ogni aspetto della vita – non solo nel ciclismo – e quando si fa buon uso della memoria si fa presto a trovare energie e motivazioni per imbarcarsi in una impresa difficile e nello stesso tempo affascinante.
Dieci giorni fa il Gran Premio della Liberazione era morto. Dopo aver organizzato le ultime due edizioni (2013 e 2014) da solo contro tutti, perché lasciato solo da finti amici, il presidente del Velo Club Primavera Ciclistica (società organizzatrice della storica corsa) Andrea Novelli aveva detto basta: «Non ci sono risorse economiche per coprire i costi di una corsa internazionale. Probabilmente era una decisione da prendere un anno fa, quando una importante agenzia di pubblicità di Roma ci ha messi in ginocchio a pochi giorni dall’effettuazione della gara».
Nello stesso tempo Novelli aveva lanciato un SOS: «Forse qualcuno avrà un sussulto di nostalgia e si ribellerà a questa notizia, saremmo felicissimi di essere smentiti».
L’appello è stato raccolto subito da Mario e Simone Carbutti, i titolari di Cicli Lazzaretti, azienda romana. Una società storica che l’anno prossimo taglierà il traguardo del centesimo anno d’attività prende a cuore, in sintesi, una corsa storica che è considerata in tutto il mondo un autentico Mondiale di Primavera.
Basti ricordare che il Liberazione è stato vinto, tra i tanti, da Palmiro Masciarelli storico gregario di Francesco Moser, Gianni Bugno e più recentemente dall’australiano Matthew Goss vincitore poi anche della Milano-Sanremo.
Appuntamento dunque a Roma, alle Terme di Caracalla, il prossimo 25 aprile, per il 70° Gran Premio della Liberazione – 21° Trofeo Lazzaretti.

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