di Salvatore Primiceri* – Il mondo è bello perché è vario. Non c’è frase più utilizzata di questa per commentare con ironia l’incontro con qualcuno che la pensa diversamente da noi o che si atteggia in modo contrastante con il nostro modo di essere. Ogni uomo, del resto, è fatto a suo modo, con i propri tratti caratteriali che possono piacere o meno agli altri. Se l’uomo, come diceva Locke, per mezzo di un lume innato riesce a distinguere tra virtù e vizio, non si può negare che tale senso (o buonsenso) non emerge in tutti nella stessa misura.

Un allievo di AristoteleTeofrasto, vissuto tra il 371 e il 287 prima di Cristo, celebre per la sua eleganza nel parlare e molto stimato dagli Ateniesi, descrisse trenta caratteri morali propri dei cittadini del suo tempo. Una specie di vademecum utile sia ai “viziosi” per migliorarsi sia ai “virtuosi” per difendersi dai “viziosi” e saperli riconoscere. In sostanza, Teofrasto, ha individuato trenta caratteri che non rientrano in un modo di comportarsi pienamente corretto o virtuoso e da cui, spesso, è meglio tenersi distanti. In particolare, Teofrasto, sembra avere in antipatia i falsi e i chiacchieroni. Ma eccone sintetizzati alcuni:

– il simulatore: la simulazione è una finzione peggiore di atti e parole. Il simulatore è colui che, incontrando i suoi nemici, si ferma a conversare con loro fingendo di non mostrare odio. E’ colui capace di lodare coloro che ha appena criticato alle spalle. Inoltre finge di soffrire quando vanno male le cose a qualcuno per cui nutre odio o antipatia;
– il ciarlatore è uno che parla a lungo senza misura e in modo sconsiderato. Si tratta di colui capace di raccontarti di tutto, magari senza nemmeno conoscerti. Teofrasto invita a stare alla larga da questo tipo di soggetto in quanto “è difficile tener testa a chi non sa distinguere tra ozio e occupazione“;
– il cerimonioso è un tipo che ti saluta da lontano, ti si avvicina, ti ferma, ti stringe entrambe le mani, ti riempie di complimenti accompagnandoti per un pezzo di strada, ti chiede quando può rivederti e poi finalmente se ne va;
– il loquace è invece il classico tipo che ti interrompe su qualsiasi argomento e si mette a parlare convinto di saperne più di te, spesso affermando che tu dici sciocchezze. Ai nostri tempi diremmo che è un “tuttologo“. Il risultato è che non lo ascolterà davvero nessuno, nemmeno i suoi figli che presi dal sonno gli diranno: “Papà, parla un po’ con noi così ci addormentiamo“;
– lo scurrile è colui che scherza in modo sfacciato e volgare, incapace di adeguare il suo linguaggio al contesto e alle persone che si trova di fronte. E’ spesso inopportuno, capace di andare incontro ad una persona che ha perso una causa in tribunale per farle i complimenti;
– l’inopportuno è colui che va a raccontare le proprie storie a chi non ha tempo da perdere. E’ un altro di quelli che usano le parole senza considerare il momento giusto e il tipo di discorsi in base all’interlocutore e al contesto.
– il villano è invece il classico maleducato che non pesa le parole, colui che se gli domandi “il tale dov’è“, egli risponde “non mi rompere le scatole“;
– lo scontento è colui che si lamenta di tutto, anche quando le cose gli vanno bene. Ciò accade perché egli sa vedere solo il lato negativo di tutto. E’ quindi incapace di apprezzare le cose belle e positive della vita. E’ colui che se trova un borsellino per strada esclama: “Mai una volta che abbia trovato un tesoro!“;
– il diffidente è uno che pensa che tutti gli altri siano disonesti. Spesso non si fida nemmeno di se stesso. Se chiede alla moglie: “hai chiuso la porta di casa?” e lei gli risponde di sì, egli si reca a controllare di persona;
– lo sgradevole è un rompiscatole in buona fede: è uno che se stai dormendo è capace di svegliarti per parlarti;
– il conservatore è uno che non ama la collegialità; è colui che durante un’elezione dichiara che il potere debba essere in mano ad uno solo. E’ uno che non ama il cambiamento e non crede che le cose si possano fare insieme andando d’accordo;
– il maldicente, infine, è colui che parla male degli altri, spesso senza motivo se non per la sua stessa malvagità. E’ colui che se in un gruppo si sta criticando qualcuno egli interviene affermando: “Quest’uomo io l’ho sempre odiato più di tutti!“;

Ed ecco elencati di seguito tutti e trenta i caratteri morali descritti dal filosofo nella sua opera: La simulazione, L’adulazione, Il ciarlare, La zotichezza, La cerimoniosità, La dissennatezza, La loquacità, Il raccontar fandonie, La spudoratezza, La spilorceria, La scurrilità, L’inopportunità, Lo strafare, La storditaggine, La villania, La superstizione, La scontentezza, La diffidenza, La repellenza, La sgradevolezza, La vanagloria, La tirchieria, La millanteria, La superbia, La codardia, Il conservatorismo, La goliardia tardiva, La maldicenza, La propensione per i furfanti, L’avarizia.

La catalogazione dei caratteri morali per opera di Teofrasto è una testimonianza del modo di comportarsi degli uomini oltre duemila anni fa eppure sembra una nitida fotografia del presente. Un modo per riflettere, per imparare a comportarci meglio e, perché no, anche per ridere un po’ di noi stessi riconoscendo i nostri difetti.

Riflessioni: tra i trenta caratteri ce n’è qualcuno in cui vi riconoscete in tutto o in parte e quale vi reca, invece, più fastidio?

Salvatore Primiceri

*Articolo originario pubblicato su buonsenso.eu

Per approfondire:

  • Teofrasto, Caratteri, Garzanti, Milano 1994

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