di Salvatore Primiceri* – Quanto siamo influenzati dai pregiudizi? Quante volte le nostre idee e decisioni, che pensiamo aver maturato razionalmente, sono in realtà influenzate da pregiudizi pregressi di cui nemmeno ci accorgiamo?

Gli Illuministi Voltaire e d’Holbach combattevano il pregiudizio, reo di portarci all’intolleranza e all’ingiustizia verso gli altri. Come uscirne?

Purtroppo giudizio e pregiudizio vanno spesso d’accordo. Accade quando il primo nasce sotto la persuasione del secondo. Il giudizio sbagliato su qualcosa o qualcuno viene infatti generato o attraverso un’errata analisi degli elementi a disposizione oppure attraverso l’influenza di un’idea preconcetta che porta la mente a percorrere erroneamente una direzione. A rimetterci è la giustizia. I pregiudizi alimentano l’intolleranza e i conflitti.
Voltaire (Parigi, 21 novembre 1694 – Parigi, 30 maggio 1778) combatteva contro i pregiudizi, soprattuto quelli che nascevano dal fanatismo religioso. Nell’epoca dell’illuminismo in cui visse il filosofo persistevano violenti conflitti ideologici che si risolvevano con l’uso della tortura e della giustizia sommaria. Voltaire non era contro le religioni nel loro messaggio originario ma comprendeva che dalle cattive interpretazioni di esse conseguiva la “superstizione“, quel mix di fanatismo e violenza gratuita capace di far perdere completamente la ragione agli uomini. Egli fu testimone di numerosi casi di malagiustizia in cui la “vox populi” ebbe un ruolo determinante nella condanna a morte di innocenti. Nel suo celebre “Trattato sulla Tolleranza” si batté per dimostrare e riabilitare alcune vittime di intolleranza e ingiustizia.
Il messaggio di Voltaire è duplice: libertà e tolleranza. Gli uomini devono essere liberi di avere le loro opinioni e di esprimerle; devono essere altresì capaci di ascoltarsi e rispettarsi reciprocamente, anche in presenza di divergenze. Nessun pregiudizio deve influenzare il giudizio di uomini verso altri uomini.
Il conte d’Holbach (Edesheim, 8 dicembre 1723 – Parigi, 21 febbraio 1789), quasi contemporaneo di Voltaire, la pensava in modo ancor più estremo. Egli era considerato un sovversivo per il suo atteggiamento anti-religioso.
Nel suo trattato “Il buon senso” si scaglia contro i pregiudizi e l’incredibile capacità dell’uomo di assorbirli e farne uso quotidiano senza nemmeno accorgersene: “Il cervello dell’uomo, soprattutto nell’infanzia, è una cera molle soggetta a ricevere tutte le impronte che vi si vogliono attaccare. L’educazione fornisce al bambino, in un periodo in cui è incapace di giudicare autonomamente, quasi tutte le sue credenze“.
Le nostre convinzioni non sarebbero quindi frutto della nostra capacità razionale ma del pregiudizio tramandatoci con l’educazione da bambini: “Noi crediamo di aver ricevuto dalla natura le idee vere o false che in realtà sono state introdotte in tenera età nella nostra testa. Questa convinzione è una delle cause più gravi dei nostri errori“.
Ma come si sviluppa un pregiudizio? Holbach ne imputa la responsabilità all’opinione e alla stima che nutriamo di fronte a chi ci istruisce. E’ una questione di autorevolezza e di persuasione. Diamo credito a coloro che riteniamo, anche inconsciamente, più bravi di noi e per questo replichiamo i loro errori e quelli derivanti dai loro insegnamenti.
Dobbiamo quindi essere in grado di riconoscere i pregiudizi e scacciarli. Come? Abituandoci a ragionare sempre di più con la nostra testa e contemporaneamente offrendo ampio spazio all’ascolto e alla tolleranza reciproci, come ci ricorda Voltaire: “La tolleranza non ha mai provocato una guerra civile; l’intolleranza ha coperto la terra di massacri. Bisogna che gli uomini, per meritare la tolleranza, comincino col non essere fanatici“.

Salvatore Primiceri

*Articolo originario pubblicato su La Fabbrica del Buonsenso

Per approfondire:

  • Voltaire, Trattato sulla tolleranza (trad. di Silvia Grossi), Primiceri Editore 2020
  • Holbach, Il buon senso, Garzanti 1985

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