Gambling with laptop computer

C’è un vecchio adagio che recita più o meno così: “L’unione fa la forza”. Volendo poi scomodare un grande della letteratura come Alexandre Dumas possiamo ricordare il “tous pour un, un pour tous” dei tre moschettieri.

Insegnamenti che nel corso degli ultimi secoli qualcuno ha deciso di impiegare perfino nel gioco d’azzardo.

Le prime notizie circa un gruppo di giocatori che collaborano per avere la meglio sul banco ci conducono al confine fra Italia e Francia durante gli anni Settanta del XIX secolo. Più precisamente nel Principato di Monaco, dove ha sede dal 1863 il Casinò di Monte Carlo. E’ nell’edificio progettato dall’architetto Jean Louis Charles Garnier che un inglese trascorre intere giornate a osservare i tavoli della roulette e annotare su alcuni taccuini i numeri su cui interrompe la propria corsa la boule. Come lui fanno un’altra manciata di individui, suoi compagni in questa singolare avventura. Joseph Hobson Jagger è un operaio tessile, ma per qualcuno in realtà si tratta di un ingegnere, che ha compreso l’influenza dell’usura sui meccanismi di uno dei passatempi più famosi al mondo. Dalle sue osservazioni intuisce che le palline si fermano su alcuni numeri con una frequenza maggiore, di conseguenza puntando su questi valori le probabilità di vincere potrebbero rivelarsi migliori.

La storia del fortunato inglese, perché portò a casa oltre 100.000 sterline, e dei suoi aiutanti trova cittadinanza anche in un romanzo dal titolo “From the Mill to Monte Carlo – The working-class Englishman who beat the Monaco Casino and changed gambling forever”.

L’ultimo esempio di giocatori alleati per ottenere un successo risale, invece, a qualche lustro addietro. Siamo negli Stati Uniti d’America, negli ultimi due decenni del XX secolo. Un gruppo di brillanti studenti universitari viene reclutato da un investitore per andare ad Atlantic City e, col metodo del conteggio delle carte, fare un bel po’ di soldi ai tavoli del blackjack.

Si tratta di un gioco di carte nato in Francia nel corso del Seicento. Dalle nostre parti è meglio noto col nomignolo di ventuno. Perché scopo del giocatore è di fare un punteggio più alto del banco senza però oltrepassare la fatidica soglia di ventuno, per l’appunto. Dall’altra parte dell’oceano è conosciuto come blackjack poiché nei saloon del vecchio west venne aggiunta una regola molto semplice: se il giocatore totalizzava il massimo di punti con un asso e un jack di picche, metteva le mani su una somma pari a dieci volte la posta in palio. Oggi quella regola non è più in vigore, ma l’appellativo dello svago non è cambiato.

Ovviamente ognuno nella squadra di studenti ha un ruolo ben preciso, così da non destare sospetti nei croupier. Il successo è tale che il piano viene ripetuto anche a Las Vegas, prima, in altri casino (perfino d’Europa) poi.

C’è pure un film che racconta, con tutte le licenze del caso, l’intera vicenda.

Ma con l’avvento della Rete anche nelle abitazioni private e l’autorizzazione all’apertura del primo casinò online italiano col suffisso “.it” nell’estate del 2011, cui poi ne sono seguiti molti altri, anche il modo di fare squadra fra i player ha subito dei mutamenti.

Col tempo sono sorte (e cresciute) delle comunità virtuali dove i giocatori scambiano fra loro recensioni delle sale da gioco autorizzate dall’ADM, acronimo che indica l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Non solo. Gli utenti con una maggiore esperienza spiegano il funzionamento dei vari giochi, soprattutto le novità che di volta in volta fanno la loro comparsa sul mercato del gambling, indicano le promozioni attive sui differenti portali, elencano i vari metodi di pagamento e riscossione accettati dai casinò.

Perché se ancora siamo distanti dai livelli della Danimarca, dove nei mesi passati il gioco d’azzardo offline è stato superato dal gioco d’azzardo in Rete, l’ultimo “Libro Blu 2017” edito dall’ADM presenta un paio di numeri sui quali vale la pena riflettere e che indicano la tendenza in atto nel nostro Paese.

La spesa per il gioco d’azzardo, vale a dire la somma che resta in possesso degli operatori dopo la ridistribuzione delle vincite sul territorio, nei dodici mesi del 2017 ha raggiunto quota 18 miliardi e 990 milioni di euro. La maggior parte di questo tesoretto, 17,538 miliardi fa riferimento al gioco sulla rete fisica, mentre al cosiddetto gioco a distanza sono attribuiti 1,376 miliardi.

Tuttavia se il primo dato, confrontato con quello del 2016, presenta un segno negativo di oltre due punti mezzo percentuale, l’altro non solo finisce per trovarsi in territorio positivo, ma la crescita risulta in doppia cifra. Oltre a ciò per il secondo anno senza soluzione di continuità è stata sfondata la soglia del miliardo di euro.

Senza trascurare gli studi che si riferiscono al nostro rapporto con la tecnologia e che pronosticano un futuro sempre più connesso anche per quanto riguarda le attività del tempo libero.

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