images(di Giuseppe La Rosa) I dati Istat sulle stime preliminari del Pil confermano le aspettative di crescita, il nostro Paese è tornato ad avere segno positivo dopo 3 anni consecutivi in negativo.

Il 2015 pare aver segnato l’uscita, speriamo definitiva, dell’Italia dalla recessione ma dai risultati si evince un lieve calo rispetto alle previsioni del governo: a fronte dello 0,9 stimato nel DEF (Documento di Economia e Finanza) per il 2015, il Pil è aumentato solo dello 0,7 a fine anno.

“Nel 2015 il PIL corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,6%. Il 2015 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014 e la variazione annua del PIL calcolata sui dati trimestrali grezzi è pari a +0,7%.”

Nonostante la frenata,  l’Istituto comunica i dati sul quarto trimestre 2015 da cui emerge un quadro complessivamente favorevole per il nostro Paese:

“Nel quarto trimestre del 2015 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nei confronti del quarto trimestre del 2014. Il quarto trimestre del 2015 ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2014.”

Quindi l’Istat sottolinea come la stima preliminare sul Prodotto interno lordo sia frutto di una variazione congiunturale dell’economia italiana che nel quarto trimestre è “la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’industria e di aumenti in quelli dell’agricoltura e dei servizi.”

Il contributo maggiore alla crescita proviene dall’estero che controbilancia la flessione domestica, infatti, si registra un calo della domanda interna sia per i consumi sia per gli investimenti: “Dal lato della domanda vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), più che compensato dall’apporto positivo della componente estera netta.”

Non si sono fatti attendere i commenti del governo sui nuovi dati, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha affermato che lo 0,7% stimato dall’Istat è più basso rispetto alla previsioni dell’esecutivo: “avrei preferito vedere un decimale in più piuttosto che in meno, ma come si sa i decimali contano poco, l’importante è la direzione di marcia che è di crescita, dopo tre anni di profonda recessione, che è confermata e rafforzata nel 2016″.

Padoan ha poi dichiarato di non essere preoccupato: “i ministri delle Finanze dell’Eurozona sono d’accordo sul fatto che quella che stiamo vivendo sia una fase di instabilità. Le turbolenze sui mercati sono conseguenza delle incertezze sulle prospettive di crescita globali”.

Per il ministro i decimali contano poco ma è doveroso ricordare che un -0,2 significa circa 3 miliardi di euro in meno di crescita per il nostro Paese. Anche se è necessario ricordare che si tratta di stime provvisorie, la stima ufficiale della crescita del 2015 arriverà ai primi di marzo.

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