VENETO BANCA (Filiale)(di Enrico Sirotti Gaudenzi) - Era il 1997 quando in uno scenario di apparente tranquillità del mercato creditizio due noti banchieri alla guida di prestigiosi e consolidati istituti di credito popolari del Veneto si muovevano silenziosi e concedevano presumibilmente prestiti facili ad amici, senza che gli organi di vigilanza e le autorità intervenissero nel merito del loro arbitrario giudizio di valutazione del rischio. Stiamo parlando dei signori Luigi Zonin e Vincenzo Consoli, il primo ai vertici della Popolare di Vicenza ed il secondo alla guida invece di Veneto Banca che, nel corso di questi vent’anni, hanno consentito l’accesso al credito facile a beneficio di aziende molto importanti come Alitalia, Acqua Marcia, Lotto sport, ecc. I due banchieri con il loro operato hanno inevitabilmente portato all’irreversibile crisi delle due banche venete, dal momento che tutti questi prestiti arbitrari si sono trasformati in sofferenze che hanno lentamente prosciugato il patrimonio dei loro stessi istituti di credito.

A seguito della svalutazione del capitale delle due banche che è seguito, il Fondo Atlante nel 2016 ha condotto una ricapitalizzazione per entrambi gli istituti di credito pari a soli 10 centesimi per azione, che ha inevitabilmente comportato la quasi totalità delle perdite da parte di tutti gli azionisti (circa 200 mila soci).

Il cordone della borsa si è ulteriormente stretto per i circa 86.000 ex azionisti che non hanno aderito all’offerta di transazione formulata a favore dei 207 mila soci complessivi, chiusasi a marzo 2017, con la quale Veneto Banca e Popolare di Vicenza metteva sul piatto 441 milioni a titolo di “rimborso”.

In questo tragico scenario, composto da soci lasciati sul lastrico, che per sperare di recuperare qualcosa dovranno far causa alla bad bank, rimasta allo Stato dopo la liquidazione intervenuta delle due banche e la cessione degli attivi a Intesa Sanpaolo, c’è chi nel frattempo, disperato, ha minacciato addirittura il suicidio!

Facendo un passo indietro, era già passato molto tempo e molti affidamenti erano ormai stati concessi troppo facilmente, quando nel 2013, Banca d’Italia procedette con un’ispezione della vigilanza della Banca Popolare di Vicenza e, lupus in fabula, accertò una voragine nei conti: un miliardo di sofferenze e incagli in più rispetto a quanto dichiarato nei bilanci. Le sorti di Popolare di Vicenza erano ormai compromesse e si andavano ad intrecciare sempre più a quelle dell’altro istituto creditizio veneto, quando quest’ultimo, successivamente, perse 96 milioni di euro e, l’anno successivo 968 milioni. A tali perdite seguì, in una escalation distruttiva per le sorti di Veneto Banca, la scoperta effettuata da Banca d’Italia dei finanziamenti ai soci per sottoscrivere gli aumenti di capitale, che comportarono nel gennaio 2015 l’ispezione della Consob, e l’interessamento della procura di Roma che, nell’agosto 2016, ha inevitabilmente portato all’arresto di Vincenzo Consoli per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.

Nonostante i due istituti di credito siano stati segnati dalle stesse vicende ed i due banchieri che li hanno portati al dissesto siano stati accusati in fondo degli stessi reati, tuttavia, a Zonin non è toccata la stessa sorte di Consoli, anche se, saltano comunque agli occhi le numerose operazioni con le quali il Zonin ha presumibilmente finanziato clienti, disposti a sottoscrivere le azioni degli aumenti di capitale.

Per una maggior chiarezza espositiva possiamo riassumere sinteticamente alcuni passaggi ed elencare quanto segue:

-         saltano i tentativi di aumento di capitale o, comunque, non vengono portati a termine: per questo motivo viene interessato il Fondo Atlante;

-         segue la drastica fuga dei depositi che impedisce la ricapitalizzazione;

-         Bankitalia autorizza l’emissione di titoli con garanzia statale e le banche venete ne approfittano;

-         gli azionisti vengono azzerati e le due banche, al fine di evitare un contenzioso, definiscono le posizioni degli azionisti offrendo loro importi in percentuale al valore o un importo minimo;

-         l’incontro a Bruxelles non porta ad alcuna soluzione per cercare di ricapitalizzare l’istituto;

-         il 16 giugno il Governo vara un decreto per sospendere il pagamento di un prestito obbligazionario di Veneto Banca;

-         il Governo cerca di trovare un acquirente per gli istituti e si prepara per la messa in liquidazione delle due banche.

Relativamente a quest’ultimo punto necessita sottolineare come recentemente Francoforte abbia espresso la sua opinione, ribaltando il giudizio espresso precedentemente sulle due banche venete ritenute all’epoca solvibili: ora, invece, dichiarate fallite o sull’orlo del fallimento!

Da un lato non verrà quindi applicato il bail in e, proprio per questo, gli obbligazionisti senior, come i correntisti dovrebbero essere salvi a causa dell’intervento pubblico.

Le due banche verrebbero acquistate da Intesa Sanpaolo e i contribuenti dovrebbero fare il resto, con la conseguenza che il conto sarà molto salato.

Il Governo non trovando, infatti, alcun “privato” in grado di investire per la vicenda delle due banche altri 1,2 miliardi, riducendo così l’intervento pubblico, come richiesto dalla commissione europea, per offrire un contributo sicuro, ha dovuto scegliere la strada della liquidazione, che comporterà scelte drastiche anche per i dipendenti (si contano almeno 4mila esuberi).

Risale, infatti, a qualche giorno fa (domenica 25 giugno), l’approvazione da parte del Governo del decreto che reca, appunto, le “disposizioni urgenti per la messa in liquidazione coatta amministrativa”. Tale intervento è stato disposto, a detta dello stesso, a favore dei correntisti e dei risparmiatori, nonché delle economie del territorio nel cercare di evitare un fallimento disordinato (così ha affermato Gentiloni!). Sarà quindi avviata la liquidazione ordinata delle due banche e, al costo di circa 5 miliardi, verrà creata una bad bank per separare le attività e cedere la parte sana a Banca Intesa Sanpaolo; infine, verranno offerte garanzie per circa 12 miliardi.

Stando al varato decreto gli obbligazionisti subordinati retail, al contrario dei già citati 86 mila ex azionisti che non hanno aderito all’offerta di transazione di accettare di recuperare 9 euro ad azione nel caso di Popolare di Vicenza e il 15% del capitale investito per quanto riguarda gli ex soci di Veneto Banca, avranno diritto a un “ristoro” totale, ma solo se si tratta di persone fisiche che hanno comprato i titoli direttamente dai due istituti di credito e prima del 12 giugno 2014.

Infatti, i piccoli risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni subordinate dalle due banche per un valore di circa 200 milioni potranno godere di un “meccanismo di ristoro”, simile a quello già previsto per gli obbligazionisti delle banche “risolte” a novembre 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti) a condizione però che abbiano acquistato i titoli prima del 12 giugno 2014 e lo abbiano fatto nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con le medesime banche emittenti.

A tal proposito Carlo Padoan ha affermato che, quali alternative possibili, ci sarebbero potute essere: il fallimento, l’applicazione del bail in (che fino a poco fa sembrava l’unica fattibile) e il ricorrere all’aiuto di stato (come effettivamente avvenuto in questo caso e con una modalità ben diversa dalle decisioni prese relativamente alla vicenda delle quattro banche “risolte” nel novembre del 2015). Padoan, inoltre, sulla base di una valutazione del tutto personale, ribadisce che tutti coloro che hanno acquistato delle obbligazioni junior delle due banche liquidate hanno deciso di “scommettere” sulla banca! Questa scelta, pur non condivisibile nel merito, apre tuttavia un nuovo scenario: la quantomeno prevedibile fuga di massa di altri risparmiatori, titolari di strumenti simili, acquistati da altre realtà creditizie di piccole/medie dimensioni, che causerà un contagio sistemico!

Quello che ci rimane da capire è come mai le “regole del gioco” cambino di continuo: prima si applicano le regole imposte dall’Europa, poi si “aggirano” i divieti di aiuto di Stato e, infine, si mettono in liquidazione le banche.

Una cosa è certa: oggi i risparmiatori hanno paura e non ne hanno tutti i torti perché sono sempre loro, assieme ai contribuenti, a pagare il conto per tutti!

Mi piacerebbe poter credere che “dopo le venete non ci saranno altri casi” come sostiene Padoan ma, purtroppo, temo che questa sia solo una mera utopia.

Enrico Sirotti Gaudenzi

Avvocato

Esperto di diritto bancario e tutela del credito

Responsabile giustizia Forza Italia Emilia Romagna

 

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