fisco(di Giuseppe La Rosa) Dopo anni di dibattiti e di proposte contraddittorie susseguitesi tra i vari governi, arriva l’annuncio: addio agli Studi di settore.  Con la prossima legge di Stabilità 2017, infatti, l’Esecutivo potrebbe porre fine agli studi che spesso e volentieri hanno subito critiche da più parti per le modalità di rilevazione del gettito fiscale da versare all’erario. L’iniziativa, ormai in fase finale di studio, rientrerà probabilmente nella manovra economica autunnale. Ma cosa cambia davvero?

Quando si parla degli Studi di settore si intende quello strumento di cui si avvale il fisco del nostro Paese per rilevare, attraverso indicatori e parametri, i fondamentali di imprese, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Il passaggio principale riguarda la raccolta di dati riguardo il contesto in cui si trova l’attività, con l’obiettivo di rilevare le sue effettive capacità di produrre reddito.  Fino ad oggi, il meccanismo si basava su quattro fasi: raccogliere dati quantitativi e qualitativi su un’attività, individuare modalità omogenee di svolgimento di quest’ultima e, infine, definire il range di ricavi possibili.

Secondo quanto diffuso dal Ministero dell’Economia, non ci saranno più i ricavi di congruità e si passerà ai nuovi indicatori di compliance fiscale. Il ministero dell’Economia ha comunicato che “il nuovo strumento consentirà il superamento degli studi di settore come mezzo di accertamento presuntivo” e che comunque sarà introdotto con meccanismi di gradualità.

Il nuovo sistema di controllo messo a punto dagli esperti del Mef prevede un indicatore di compliance, cioè un dato che fornisce sinteticamente il grado di affidabilità del contribuente,  con valori espressi da uno a dieci.

In altre parole, tale meccanismo di conformità implica che, se il contribuente raggiunge un grado alto potrà accedere ad un sistema premiale che include una fase accelerata per ottenere eventuali rimborsi, l’esclusione da alcuni accertamenti e la diminuzione del periodo di accertabilità.

Successivamente, l’Agenzia delle Entrate comunicherà al contribuente i risultati delle rilevazioni e l’indicatore sintetico, includendo anche tutti gli elementi che sembreranno incoerenti. Così facendo il governo mira ad stimolare il contribuente a incrementare l’adempimento fiscale e a costruire un dialogo con l’Agenzia per costruire una rete più efficiente e favorire l’affidabilità.

Immediata la reazione di Confcommercio che da più parti ha applaudito all’iniziativa: “E’importante che nelle intenzioni del Governo gli studi di settore non costituiscano più uno strumento di accertamento, ma di selezione delle imprese, mirato a individuare il grado di affidabilità con una riduzione dell’attività di controllo”. Secondo i vertici di Confcommercio c’è ancora molto da lavorare ma questa è una buona strada.

 

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