IMMAGINE COPERTINA(di Jessica Sabatelli) Gli astronauti, nello spazio, debbono far fronte a infinitesimali possibili rischi derivati da complicazioni mediche, in un ambiente totalmente privo di ospedali e attrezzature specifiche.

Nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS), vengono prese, fin da subito, importanti precauzioni per evitare l’entrata di agenti patogeni o virus che possano mettere a repentaglio la salute di tutti gli “inquilini spaziali”. I membri dell’equipaggio che viaggiano verso la Stazione, prima di introdurvisi, devono trascorrere due settimane in quarantena senza esposizione al mondo esterno.

E’ anche fondamentale che gli astronauti sappiano come il corpo si comporti nello spazio e come possa rispondere alle infezioni, in tali ambienti.

Per cercare di scongiurare eventuali problemi causati dagli agenti patogeni, la NASA sta eseguendo un esperimento che coinvolge Scott Kelly, che si trova attualmente sulla ISS, e suo fratello gemello Mark, che invece è sulla Terra.

A entrambi i fratelli è stato iniettato il vaccino antinfluenzale e una settimana dopo è stato eseguito un prelievo di sangue, per analizzare la reazione del loro sistema immunitario.

Prendendo in esame dei gemelli identici, i ricercatori sperano di poter verificare se il sistema immunitario sia alterato dal volo e dalla permanenza nello spazio, considerando che entrambi i due individui posseggono un patrimonio genetico pressoché identico.

Lo studio esaminerà due aspetti della risposta immunitaria dei linfociti T. Queste cellule pattuglia, presenti nel sangue e nei tessuti, sono sempre alla ricerca di qualsiasi agente patogeno o infettivo che potrebbe essere causa di danni al nostro organismo, con il fine di neutralizzarlo.

Gli scienziati vogliono scoprire, non solo se la quantità di linfociti T circolanti nel corpo cambi nello spazio, rispetto a quando il soggetto è sulla Terra, ma, anche se vi è un cambiamento qualitativo.

Sicuramente, sarà interessante osservare se il sistema immunitario di Scott è in qualche modo più debole di quello di Mark dopo il viaggio e la permanenza di ben un anno all’ISS, un ambiente in cui sarà esposto a molti meno microbi.

IMMAGINE DUEMa questa non è l’unico fattore che potrebbe avere un effetto sul sistema immunitario degli astronauti: lo stress di essere nello spazio e lontano da amici e familiari, potrebbe anche alterare il modo in cui il corpo risponde alle infezioni. Lo stress è noto per sopprimere la risposta immunitaria, rendendo maggiormente possibile la proliferazione di batteri e creando un terreno fertile per le infezioni. Inoltre, altri fattori ambientali, come ad esempio una maggiore esposizione alle radiazioni, possono giocare un ruolo importante.

Saremo in grado di determinare quali parti e vie del sistema immunitario sono più compromesse dal volo spaziale“, spiega Emmanuel Mignot, ricercatore del progetto.

Monitoreremo quanti cambiamenti immunitari saranno presenti e offriremo idee su come controbilanciarli, ad esempio utilizzando alte dosi di vaccino per i virus chiave per evitare la riattivazione”.

Un esperimento del genere è davvero importante per la NASA e per l’ottenimento di conoscenze, sempre più dettagliate, sul comportamento dell’organismo umano nello spazio. Auspichiamo che questo progetto porti a grandi risultati, utili per le future missioni spaziali con protagonisti gli esseri umani.

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