La disfunzione erettile colpisce circa tre milioni di italiani. Il problema principale, però, è che due malati su tre non si curano. Il motivo è duplice: alcuni si vergognano di affrontare e ammettere il problema, altri pur riconoscendo di avere una malattia, non sanno come affrontarla.

La disfunzione erettile può essere presa in tempo. Le ricerche scientifiche hanno infatti reso noto che i soggetti affetti da diabete ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari e ipogonadismo sono più soggetti di altri a questo genere di problema. Quindi, è consigliabile tenere sempre sotto osservazione il proprio stato di salute. Va detto che queste malattie sono spesso connesse a uno stile di vita sbagliato che comporta l’abuso di cibo, alcool o droghe e la troppa sedentarietà. In questo caso, la prima cosa da fare è cambiare stile di vita.

Un’altra causa possibile di disfunzione erettile è data da possibili effetti collaterali di farmaci. Se così fosse, bisognerebbe cambiare medicina con una meno invasiva.

Recenti studi hanno anche messo in relazione lo stress con questa patologia. La più comune è l’ansia da prestazione che colpisce in particolar modo la fascia tra i 20 e i 30 anni. Vi sono, però, anche i problemi di coppia o semplicemente quelli sul lavoro. Per uscire da questa situazione è consigliabile una terapia psicologica. Durante la visita il medico valuterà la storia clinica e personale del paziente. A quel punto, qualora lo ritenesse necessario, potrebbe anche inviarlo ad altri specialisti per una consulenza e un supporto psicosessuale. Anche dialogare di più con i propri cari ed evitare di isolarsi può aiutare in questo caso.

Solitamente il primo trattamento per curare la disfunzione erettile è quello farmacologico. Il più comune è l’iniezione peniena. Si tratta di iniezioni intracavernose di papaverina, fentolamina e alprostadil, isolati o in combinazione. Il paziente può autonomamente somministrarsi la cura, come nei casi dei diabetici. La terapia chirurgica consiste, invece, in due diversi interventi. Il primo è quello vascolare che mira ad aumentare l’afflusso di sangue nel pene o a ridurne il deflusso. La seconda è l’impianto di una protesi peniena che offre una soluzione risolutiva e permanente per la disfunzione erettile.

Tra queste due strade, negli ultimi tempi ne è stata imboccata una terza che consiste nella terapia ad onde d’urto. Rispetto ad altre cure ha il vantaggio di non essere invasiva, non richiedere l’uso di farmaci e avere minori complicanze. Agisce per mezzo di onde acustiche che generano un impulso di pressione e che trasportano energia quando si propagano attraverso un elemento. Questa terapia stimola una risposta nei tessuti dove le onde vengono applicate. L’organismo, infatti, reagisce aumentando la circolazione sanguigna e il metabolismo nell’area d’impatto, che a loro volta accelerano il processo di guarigione. Il pene, dunque, subisce un rinvigorimento della muscolatura liscia, migliorando di conseguenza la sua erezione e l’eiaculazione.

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