emicraniaUna nuova speranza per chi soffre di attacchi di emicrania arriva dall’utilizzo medico della cannabis. La sostanza viene ormai impiegata in campo medico da anni per fronteggiare diverse patologie e secondo Pharmacotherapy, rivista medica mensile di farmacologia umana e farmacoterapia pubblicata negli Stati Uniti, un suo impiego su pazienti affetti da questo disturbo ne ridurrebbe la frequenza degli attacchi, andando quasi a dimezzarli.

L’utilizzo dei principi attivi della cannabis ottenuta da semi di CBD come questi per finalità curative viene portato avanti con successo in diverse realtà del mondo; anche l’Italia consente questa forma di terapia. I disturbi maggiormente trattati sono soprattutto dolori e spasmi di pazienti gravi affetti da patologie che non prevedono cure.
Proprio questa capacità analgesica della cannabis ha spinto la comunità medica a lavorare su altri campi di applicazione affini. E secondo i ricercatori dell’Università del Colorado anche l’emicrania potrebbe essere trattata con i cannabinoidi.
Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica si basa sul trattamento sperimentato su 121 pazienti cui è stata somministrata questa cura dal gennaio 2010 al settembre 2014. Ebbene, l’85% di questi pazienti, per l’esattezza 103 in tutto, ha registrato una diminuzione della frequenza di attacchi di emicrania. Termine con il quale si va a indicare scientificamente ogni tipo di cefalea.
Tra i restanti pazienti sottoposti all’esperimento, in 15 hanno presentato lo stesso numero di attacchi, mentre soltanto in 3 li hanno visti aumentare.

Non è ancora chiaro del tutto in che modo l’utilizzo della cannabis riesca, da un punto di vista organico, ad avere influenze su questo tipo di disturbo; ciò perchè lo studio svolto dall’Università del Colorado è stato retrospettivo, quindi basato soltanto sullo studio delle cartelle cliniche dei pazienti. L’equipe sta lavorando ora per capire il ruolo preciso dei cannabinoidi sull’emicrania e sulla sua regressione.
Già in passato alcuni ricercatori avevano trovato un nesso tra il sistema endocannabinoide e il suo ruolo nel trattamento del mal di testa, arrivando a teorizzare una modulazione dei segnali del dolore a seguito dell’attivazione dei recettori dei cannabinoidi nel cervello.
Il punto di partenza è sempre l’assunto sul quale si basa, ormai con certezza, l’utilizzo della cannabis in campo medico; ovvero la capacità dei cannabinoidi di arginare dolori cronici e neuropatici. Partendo da questa realtà ormai evidente, la scienza sta ora provando a dimostrare come l’utilizzo della cannabis possa avere un impatto utile anche per dare sollievo a chi soffre di emicrania.

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