debiti2Introdotta dalla legge 27 gennaio 2012, n.3, la procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento, conosciuta anche come “legge salva-suicidi”, registra nel secondo semestre del 2016 un forte balzo in avanti e i numeri sono destinati a crescere.

La partenza in sordina di questo importante provvedimento che aiuta imprese e cittadini a uscire dalla morsa dei debiti e dagli stress della crisi economica è stata causata innanzitutto da una scarsa comunicazione iniziale e, poi, dal tempo necessario ai professionisti di prepararsi sulla nuova materia in modo da consigliare e assistere al meglio coloro che possono rientrare in tale procedura.

Oggi chiunque può informarsi sulla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento attraverso numerosi manuali in commercio.

Per “sovraindebitamento” si intende la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente.

Il fine della normativa è quindi quello di consentire al debitore di proporre un piano di uscita, un accordo di ristrutturazione dei debiti che consenta al debitore di ripartire da zero in una futura attività o investimento senza portarsi dietro per sempre il peso di situazioni arretrate.

Pensata nel periodo più nero della crisi economica che ha colpito l’Italia dal 2009 in avanti, la procedura di esdebitazione può essere avviata da numerosi soggetti: piccoli imprenditori non soggetti al fallimento; imprenditori agricoli; lavoratori autonomi; professionisti; fondazioni; associazioni; consumatori.

Per “consumatore” si intende il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

Quali sono i presupposti per accedere alla procedura? Il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all’art. 15 con sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9, comma 1, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che,assicurato il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell’art. 545 del codice di procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali, preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni.

A chi rivolgersi per attivare la procedura? Il debitore deve rivolgersi ad un O.C.C. (Organismo Composizione Crisi) con sede nel circondario del Tribunale del luogo ove il consumatore ha la residenza o sede: saranno costituiti presso Camere Commercio, Ordini Professionali, Comuni, Province, Regioni. Sarà poi l’OCC a depositare la proposta di accordo presso il Tribunale competente.

Quali procedure? La legge prevede tre tipi di procedure in base alla posizione del debitore. Esse sono: l’accordo con i creditori, il piano del consumatore e la liquidazione dei beni.

Come accordarsi? La proposta di accordo o di piano del consumatore prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri. Nei casi in cui i beni e i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità dell’accordo o del piano del consumatore, la proposta deve essere sottoscritta da uno o più terzi che consentono il conferimento, anche in garanzia, di redditi o beni sufficienti per assicurarne l’attuabilità.

In alternativa alla proposta per la composizione della crisi, il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non ricorrono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2, lettere a) e b), può chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni. 2. La domanda di liquidazione è proposta al tribunale competente ai sensi dell’art. 9, comma 1, e deve essere corredata dalla documentazione di cui all’art. 9, commi 2 e 3.

Una volta depositata la proposta di accordo con i creditori presso il Tribunale, esso ne verifica i presupposti e fissa l’udienza dei creditori. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui all’art. 9 e l’udienza non devono decorrere più di sessanta giorni. Dopodiché dispone la pubblicazione della proposta e del decreto nella forma più idonea; ordina, ove il piano preveda la cessione o l’affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, la trascrizione del decreto, a cura dell’organismo di composizione della crisi, presso gli uffici competenti; dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né’ disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili.

I creditori fanno pervenire, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, all’organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla proposta, come eventualmente modificata almeno dieci giorni prima dell’udienza di cui all’art. 10, comma 1.

La proposta del debitore per essere omologata dal Tribunale deve ottenere il consenso dei creditori che rappresentino almeno il 60% dell’ammontare dei crediti.

Perchè conviene. La procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento è destinata a rappresentare un soluzione efficace, conveniente e definitivemente risolutiva per tutti i soggetti che hanno subito il peso delle difficoltà economiche degli ultimi anni. Un’opportunità che tutti i professionisti sono chiamati ad approfondire per fornire adeguata assistenza ai propri clienti.

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SB

 

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