di Lesath – Un inno a Sylvester Stallone. Questo è il recente volume pubblicato da Magic Press “I 400 calci presenta: guida da combattimento a Sylvester Stallone”. Un’opera che analizza il lavoro svolto dall’attore americano in maniera minuziosa e attenta, così da illustrarne molteplici risvolti talvolta davvero nascosti. Ma chi è Stallone e cosa rappresenta per il cinema? Lo abbiamo chiesto a chi il volume lo ha realizzato, Nanni Cobretti.

L’AP: Sylvester Stallone. Rocky, Rambo, il giudice Dredd… sono solo alcuni dei personaggi a cui l’attore ha prestato volto e corpo. Daylight, Demolition man, Over the top, Assassins, la saga de I mercenari, Fuga per la vittoria, Cop land, Driven alcuni dei titoli in cui ha lavorato che hanno goduto di grande successo. Quale è il segreto di Stallone?

NC: Sylvester Stallone incarna un tipo di eroe archetipico con cui è facile empatizzare, che è facile da ammirare e per cui è facile tifare. Lo incarna alla perfezione fisicamente (che per molti è sufficiente per fare carriera), ma non solo: lo comprende spiritualmente, e gli aggiunge un carico di intensità senza pari. Ma non lo comprende semplicemente: ha contribuito a crearlo, a dargli uno degli stampini più riconoscibili e copiati, e lo ha creato in prima persona, scrivendosi Rocky, riadattandosi Rambo (profondamente modificato rispetto al libro), e mantenendo un controllo quasi totale sulla loro espressione e rappresentazione dirigendo in prima persona gran parte dei film delle rispettive saghe.

L’AP: Della infinita carriera di Sylvester Stallone, al pubblico italiano manca però un elemento essenziale dell’attore: la voce. Quanto questa assenza pesa per fornire un giudizio completo e quanto sono stati bravi i doppiatori italiani a dare spessore alle sue interpretazioni?

NC: La voce di Stallone è cavernosa e biascicata e grondante emozioni, ed è uno dei suoi tratti più riconoscibili. Nessuno poteva renderla meglio di Ferruccio Amendola, il miglior “piano B” immaginabile, ma anche se fai cantare un pezzo di Barbra Streisand a Mina rimangono due cose diverse.

L’AP: Film, premi, successo di critica, successo di mercato, record di incassi, ingaggi esorbitanti. Stallone è parte della storia del cinema e vanta numerosi record. Ma cosa lo rende davvero unico, capace di risaltare davanti ad altri mostri sacri?

NC: è uno dei pochi autori completi nel cinema popolare. Si scrive e dirige da solo, o interviene comunque con mano pesante in ogni suo ruolo per dargli una direzione precisa, per dargli il suo tocco. Ha istinto, visione, sincronia con gran parte del suo pubblico, un piano sempre preciso in testa di come va raccontata una storia in ogni suo aspetto per funzionare, e il cuore di non tradirla. L’ha dimostrato più volte e ha dimostrato a volte anche il contrario: quando abbandona l’istinto e prova a seguire ciecamente i trend di mercato (Fermati o mamma spara, I mercenari 3…) sbaglia.

L’AP: Tra le infinite produzioni che lo hanno visto protagonista, quella che ha avuto uno dei più alti riscontri in termini di successo è la saga di Rocky. Sei pellicole a cui è seguito uno spin-off: Creed. Cosa deve aspettarsi il grande pubblico da Creed II?

NC: il meglio che si può chiedere a un’operazione simile. Una degna conclusione della storia di Rocky al cinema, una strada personale tracciata per Adonis Creed, giustizia per la figura di Ivan Drago, una storia epica raccontata con una maestria che oggi hanno in pochi.

L’AP: Dopo aver preso parte a un’infinità di pellicole, cosa può ancora dare Sylvester Stallone al cinema?

NC: Un rimpianto mio – e forse anche un po’ suo – è che non abbia avuto abbastanza chance da autore puro. Il talento è innegabile, ma tra esperienze sfortunate da una parte e successi costanti come attore action dall’altra è un lato che non ha mai davvero trovato occasione di esplorare a fondo, facendo troppo poco fuori da Rocky e Rambo.

L’AP: Spesso alle grandissime star si cerca sempre un degno successore, qualcuno che possa acquisirne l’eredità. Esiste un giovane attore che potrebbe riuscire a ricalcare le orme di Stallone?

NC: Magari. Quello che ci è andato più vicino negli ultimi 20 anni è stato Vin Diesel. Fisico e carisma strabordanti, perfetto per l’action, ma con una sensibilità autoriale che purtroppo ha potuto esprimere solo agli esordi (Spielberg lo scoprì grazie a un film, Strays, che si era scritto e diretto da solo). Dom Toretto è il suo Rocky e nella saga di Fast & Furious lui ha voce pesante in capitolo su quasi tutto, ma non è coinvolto profondamente nel processo creativo quanto Sly, non si sporca davvero le mani fino in fondo come lui.

L’AP: Tra tutte le pellicole che ha realizzato, quale è quella che più lo rappresenta come attore?

NC: è per forza di cose Rocky. È il film che ha scritto per se stesso, su se stesso, come metafora della sua vita in quel momento. Ogni capitolo della saga di Rocky è metafora della fase di vita che stava attraversando in quel momento (come fanno tanti autori più blasonati, tipo un Woody Allen). Rocky Balboa è un personaggio che Stallone conosce ormai in ogni minimo dettaglio, in ogni minimo tic. Se vi siete stupiti dalla sua prova pluripremiata in Creed, riguardatevi gli altri: è sempre uguale.

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