di Enrico Sirotti Gaudenzi – È stato prorogato “il termine per la piena efficacia della riforma dei gruppi bancari cooperativi”, rinviandolo di sei mesi. Lo ha annunciato il premier Conte illustrando il decreto Milleproroghe secondo il quale verrebbe “riformata la riforma” al fine di aumentare il potere delle banche di credito cooperativo e per “rafforzarne le finalità mutualistiche e il radicamento nel territorio”.

La “mini-riforma” prevede una maggiore partecipazione sociale degli istituti di credito cooperativo nella banca capogruppo (che passa dal 51% al 60%); inoltre la metà più due dei componenti dei Cda del gruppo “dovranno essere espressione delle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo”.

Ciò dovrebbe permettere alle singole BCC locali di poter controllare la capogruppo ribaltando la precedente riforma di Renzi nella speranza, forse, di sottrarre i gruppi delle BCC alla vigilanza della BCE quando sappiamo bene che le holding rimarranno sotto la vigilanza di Francoforte.

Gli obiettivi della riforma sarebbero: rafforzare il patrimonio delle Bcc, garantire il carattere mutualistico delle banche di credito cooperativo e rafforzare la loro aderenza al territorio.

Ricordo come il primo obiettivo non fosse necessario neppure ai tempi della riforma voluta da Renzi in quanto le BCC vantavano coefficienti di patrimonialità molto alti; relativamente al secondo obiettivo, nonostante il ribaltamento della riforma voluta dal Governo Renzi, mi domando come sarà possibile attuare una “consultazione” tra banche di credito cooperativo per dare la possibilità di raccogliere le istanze locali e consentire una maggiore autonomia sul piano delle strategie e delle politiche commerciali.

Ritengo che il decreto Milleproroghe non abbia individuato quali siano le reali problematiche del territorio e come oggi, purtroppo, sia quasi impossibile riaprire un concreto dialogo tra realtà creditizie e territorio, soprattutto con una “mini-riforma” che va a “ritoccare” solo marginalmente alcuni dei provvedimenti che hanno rivoluzionato radicalmente il sistema creditizio del nostro Paese.

Relativamente alla banche popolari, infine, giudico alquanto scontato il provvedimento che dispone una proroga per consentire l’adeguamento alla riforma che prevedeva la trasformazione in Spa per quelle realtà che avessero superato la soglia di capitale degli 8 miliardi, in quanto delle 10 realtà creditizie interessate dalla riforma promossa dal Governo Renzi, ancora oggi la banca popolare di Bari e la banca popolare di Sondrio non hanno attuato la trasformazione in quanto avevano impugnato il provvedimento di riforma; in tal caso la proroga si deve ritenere doverosa affinchè le citate realtà creditizie possano continuare la loro attività d’impresa e terminare il proprio percorso di trasformazione in Spa, senza che a queste venga eventualmente revocata l’autorizzazione all’attività bancaria.

Nulla di nuovo quindi in ambito bancario ma solo ritocchi che a mio avviso non porteranno grandi risultati.

Per i risparmiatori traditi? Si è tenuto un incontro alla presenza dei sottosegretari all’Economia al fine di trovare una soluzione per i risparmiatori delle banche venete. Si è parlato di una “nuova” norma e di un “nuovo” decreto attuativo ma si allungheranno ulteriormente i tempi per consentire ai risparmiatori che hanno perso tutto di recuperare o di tentare di recuperare i propri risparmi.

Avv. Enrico Sirotti Gaudenzi
Docente ed esperto di diritto bancario e tutela del credito.

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