“La Corte costituzionale in accoglimento del ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica ha dichiarato che non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell’ambito del procedimento penale n. 11609/08 e neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271, 3 comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”.

E’ il comunicato stampa con cui la Consulta ha informato di aver accolto il ricorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in merito alla questione del conflitto di attribuzione sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto il Capo dello Stato. Napolitano fu intercettato in maniera fortuita dalla Procura di Palermo che indagava sulla trattativa “Stato – Mafia”. L’intercettato oggetto delle indagini dei magistrati era l’ex ministro Nicola Mancino.

Ora tali intercettazioni dovranno essere distrutte.

Per conoscere nel dettaglio la decisione bisognerà quindi attendere ancora alcune settimane quando verrà depositata la sentenza con le motivazioni.

I magistrati di Palermo hanno reagito con rispetto verso l’annuncio della sentenza. Il PM Nino Di Matteo ha comunque ribadito la sua convinzione di aver agito correttamente nel rispetto della legge e della Costituzione.

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