dirittigay(Arv) Venezia 18 set. 2014 –   Il tema etico sulla famiglia naturale e le unioni omosex, ha monopolizzato la seduta del Consiglio regionale del Veneto, spaccando gli opposti schieramenti, ma senza portare a decisione alcuna: dopo quattro votazioni andate a vuoto per mancanza del numero legale, il presidente Clodovaldo Ruffato ha chiuso i lavori, rinviando i colleghi alla prossima convocazione ad ottobre.

Oggetto dell’agguerrito confronto è stata la mozione della Lega, prima firmataria Arianna Lazzarini, che impegna la Giunta a individuare una data per celebrare “la festa della famiglia, fondata sull’unione tra uomo e donna” e a promuoverne sia direttamente che indirettamente la valorizzazione dei principi culturali, educativi e sociali”. La mozione chiede inoltre al Governo il rigetto di alcuni documenti come il documento standard per l’educazione sessuale in Europa redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e applicato in alcune scuole materne ed elementari. A riscaldare i toni del dibattito sono state in particolare le premesse del documento – là dove afferma che la famiglia fondata sul matrimonio è l’unico adeguato ambito in cui possono essere accolti i minori in adozione e in affido – e le considerazioni successive che fanno riferimento ad alcuni episodi di “impronta omosessualista” saliti alla ribalta della cronaca, come le fiabe per le scuole dell’infanzia rivedute e corrette in chiave omosessuale, il romanzo di un amore gay o la proiezione di film su tematiche omosex proposti in alcuni licei, e la mancata celebrazione della festa del papà per non mettere a disagio i figli di una coppia lesbica. A queste considerazioni il documento affianca segnalazioni critiche sui materiali diffusi dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) che mettono al bando la “prospettiva etero normativa”, sulla legge Scalfarotto sull’omofobia e sul documento standard per l’educazione sessuale in Europa che prevedrebbe, per i bambini tra i 4 a i 6 anni, “l’introduzione alla masturbazione infantile precoce, capacità di identificare i genitali nei dettagli e l’identità di genere, ovvero la scelta se essere maschietti o femminucce”. “Chiedo al Consiglio di approvare questa mozione non contro qualcuno, ma per affermare il principio – aveva esordito la consigliera leghista – del valore sociale e della centralità della famiglia naturale, nucleo fondamentale della società”. Scontato l’appoggio dei consiglieri leghisticonfermato dal neoconsigliere Giuseppe Stoppato e da Andrea Bassi (cha tuttavia ha definito il tema “scivoloso e scomodo” e ha invitato a non strumentalizzare i bambini). Meno scontato quello di alcuni esponenti dei partiti di centrodestra. Nereo Laroni (Ncd) si è dichiarato pronto a votare a favore per respingere la “deriva relativista” imposta da una “modernità imperante che azzera tutti i valori”e colpevolizza come “reati omofobi” comportamenti e istituti naturali. Anche Piergiorgio Cortelazzo si è dichiarato favorevole alla mozione condividendo l’idea di promuovere una giornata pubblica dedicata alla famiglia e definendo “una porcheria” il documento standard sull’educazione sessuale diffuso dall’Oms. Di tutt’altro avviso, invece Leonardo Padrin (Forza Italia): “Di questo documento condivido solo qualche riga, ma non gli esempi estremi e strumentali citati a sostegno di una presunta deriva omosessualista. In materia di famiglia ci vorrebbe una maggior responsabilità e coerenza della politica, per evitare campagne come quella di chi innalza il crocifisso nei luoghi pubblici e nel contempo vieta l’elemosina”. Favorevole, invece, Stefano Valdegamberi di Futuro popolare, che ha voluto aggiungere anche la propria firma alla mozione, non rinunciando tuttavia a punzecchiare la Lega: “Come si fa a voler istituire la festa per la famiglia tradizionale e nel contempo promuovere provvedimenti che mettono a repentaglio il concetto di paternità e maternità? – ha chiesto – Se la Lega è coerente, allora firmi la mia mozione e il ricorso al Tar che ho promosso contro la delibera del presidente Zaia sulla fecondazione eterologa”. Iscritti al fronte dei ‘pro’ anche Diego Bottacin (“sì a un atto di resistenza al relativismo morale della nostra società”), Francesco Piccolo (“è in linea con gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa”) e Giovanni Furlanetto (“siamo schiavi di un’apertura mentale progressista che privilegia le minoranze”), tutti e tre del gruppo misto. Pur considerando inappropriato il documento per la tempistica di presentazione (fine legislatura) e per i suoi effetti pressoché nulli sulle politiche regionali, anche il capogruppo Udc Stefano Peraro ha annunciato la disponibilità a votarlo. Compatto, invece, il fronte del Pd con i consiglieri tutti schierati contro una mozione definita “strumentale”, “inutile”, imbarazzante” e “umiliante” per un’istituzione pubblica. “A cosa serve istituire una festa della famiglia – ha domandato provocatoriamente Claudio Sinigaglia, sostenuto nel ragionamento anche da Roberto Fasoli, Alessio Alessandrini, Claudio Niero e Sergio Reolon – se la Regione ha tagliato alla famiglie servizi e contributi, riducendo all’osso il personale nei consultori, gli assegni di domiciliarità, i contributi per l’affitto, i sostegni alle giovani coppie, i fondi per le scuole materne paritarie? Questa è una ‘furbata’ per ingraziarsi il mondo cattolico a sei mesi dalle elezioni – ha aggiunto – ma i cattolici non si fanno incantare da vuoti proclami”. Alle voci contrarie del Pd si sono aggiunge quelle di Italia dei Valori, con Antonino Pipitone e Gennaro Marotta pronti a uscire dall’aula, per non votare un testo “invotabile” per il suo contenuto “oscurantista”, “volgare” e “strumentale”: “Ai veneti interessa la festa della famiglia – ha incalzato il capogruppo Pipitone – o avere i contributi regionali per gli asili nido o l’affitto?”. Prima ancora Gustavo Franchetto (Futuro popolare) aveva chiesto il ritiro del documento per evitare inutili contrapposizioni ideologiche ormai superate da una realtà ‘plurale’ di famiglia: “La stessa Chiesa – ha ricordato – è in crisi sul tema della famiglia, tanto che papa Francesco ha convocato un sinodo sulla Famiglia, perché si sta ponendo il tema dei separati, dei divorziati, delle coppie omosex”. Infuocati i toni di Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) che ha definito il documento “lesivo del decoro istituzionale” del Consiglio, un “testo immondo per le affermazioni che contiene”, contrario alle leggi esistenti, come quella sull’affido. “Se dovesse essere approvato – ha minacciato – chiederò lo scioglimento del Consiglio regionale per immoralità”. Ma alla prova del voto, al termine della mattinata, è subito mancato il numero legale. Né è servito ripetere la votazione nel primo pomeriggio per altre tre volte. Alle 15.32 il presidente Ruffato ha dovuto prendere atto dei vuoti crescenti sui banchi della maggioranza e del progressivo assottigliarsi del numero dei presenti, dichiarando sciolta la seduta. La mozione ritornerà in discussione come primo argomento del giorno nella prossima seduta del Consiglio regionale, ad ottobre.

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