Se sei curioso di sapere se esiste ancora il regime dei minimi ti rispondiamo di si e che ora si chiama regime forfettario. Vediamo quali sono le caratteristiche principali di questo nuovo regime agevolato.

Il regime dei minimi 2018: il regime forfettario

Nel 2011 fu introdotto il regime dei minimi per agevolare a livello fiscale i contribuenti che svolgevano attività di lavoro autonomo. Questo regime era considerato come un ottimo alleato per i piccoli contribuenti che non riuscivano a sostenere i costi del regime ordinario. Era a vantaggio di coloro che avevano meno di 35 anni e per un massimo di 5 anni per coloro che avevano più di 35 anni. Lo Stato ha ritenuto però questo regime non adatto all’attuale situazione economica italiana e dunque ha deciso di sostituirlo con un nuovo regime dei minimi che si chiama regime forfettario. Dal 2018 è questo l’unico regime disponibile per tutti i piccoli contribuenti.

Caratteristiche del regime forfettario

Il regime forfettario è la risposta dello Stato italiano alle nuove necessità contributive degli italiani. Quando parliamo di piccoli contribuenti è perché per poter accedere al regime forfettario non si potrà superare un limite di compensi annui. La principale agevolazione prevede che l’aliquota s’imposta è fissata al 15%. Tale aliquota, tra le più basse in Europa, ha una speciale caratteristica: viene abbassata al 5% per i primi cinque anni di attività. È così che lo Stato italiano ha deciso di aiutare le attività che stanno nascendo che siano queste ditte individuali o liberi professionisti. L’accesso al nuovo regime dei minimi non possibile per tutti ma solo a coloro che rispettano delle caratteristiche tra cui:

  • il regime forfettario è fruibile dalle persone fisiche che esercitano un’attività di arte o di professione, mentre ne sono escluse le società di persone e i soggetti equiparati come le associazioni professionali;
  • non si deve superare il limite di ricavi e compensi annui da 25.000€ a 50.000€ in base alla tipologia di attività;
  • spese per lavoro e dipendenti non superiori ai 5.000€;
  • acquisto di beni strumentali non superiore a 20.000€;
  • non possono accedere al regime forfettario i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente eccedenti i limiti del codice ATECO, ad esclusione dei contratti terminati;
  • per il regime forfettario esistono anche delle limitazioni per i contribuenti che svolgono operazioni con l’estero.

Migrazione tra regime dei minimi e regime forfettario

Tutti coloro che al 2018 hanno una partita iva nel regime dei minimi possono scegliere di aderire al regime forfettario o attendere la naturale evoluzione del proprio regime dei minimi. Nel primo caso sarà necessario innanzitutto affidare il passaggio a un commercialista che analizzerà la vostra situazione fiscale. Sarà sempre possibile usufruire dell’agevolazione fiscale dei primi cinque anni anche per coloro che provengono dal regime dei minimi. In questo caso la partita IVA deve essere stata aperta da meno di 5 anni e per la durata rimanente fino al raggiungimento dei cinque anni di agevolazione. Questo significa che se hai la partita IVA da 3 anni e passi al regime forfettario, potrai usufruire dell’agevolazione fiscale solo per due anni.

Cause di esclusione

Le regole di accesso al regime forfettario devono essere rispettate per tutti gli anni di contribuzione. Nel momento in cui non sussisteranno si dovrà necessariamente abbandonare il regime per passare al regime ordinario. Se durante l’anno, ad esempio, il superi il limite di ricavi annui allora nell’anno contributivo successivo dovrai passare al regime ordinario o semplificato. Il passaggio non è però a senso unico, perché nel caso in cui il limite venga nuovamente rispettato si potrà ritornare al regime forfettario.

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