Qualche mese fa gli economisti Michele Boldrin e David K. Levine hanno pubblicato un interessante libro, edito in Italia da Laterza, dal titolo emblematico “Abolire la proprietà intellettuale“.

In esso é contenuta una visione di futuro e di progresso che poggia le sue basi sull’abolizione dei monopòli. “La crescita economica dipenderà – affermano gli autori – dalla nostra capacità di ridurre, e finalmente eliminare, il monopolio intellettuale, liberando la creatività diffusa che esso oggi opprime. Come nella battaglia per il libero commercio, il primo passo deve consistere nella distruzione delle fondamenta teoriche della posizione mercantilista la quale sostiene che, senza il monopolio intellettuale, l’innovazione sarebbe impossibile”.

Gli illustri professori, nel libro, dimostrano che é vero il contrario, suffragati da elementi storici, economici e da numerosi esempi.

La recente vicenda dello scontro giudiziario tra Apple e Samsung, avviato dalla casa di Steve Jobs, ha inevitabilmente riaperto il dibattito fra i sostenitori della proprietà intellettuale e coloro che invece vorrebbero eliminarla.

I brevetti dell’IPhone di Apple sarebbero stati copiati da Samsung per la realizzazione di otto modelli di telefonini “Galaxy”. E, al momento, i giudici americani hanno dato ragione ad Apple.

Samsung afferma di aver migliorato la tecnologia alla base della nuova generazione di telefonini e quindi aver creato progresso. Apple dice invece che i brevetti non si devono copiare e che si é trovata costretta, seppur a malincuore, a fare causa a Samsung.

Ma se un brevetto non può essere poi diffuso e posto alla base di uno sviluppo anche di altre aziende produttrici il rischio é evidentemente quello del monopolio. Chi inventa un modello ne diventa esclusivo produttore a meno che il brevetto non venga acquistato da altri a suon di dollari. Tutto questo rischia di innescare un corto circuito nello sviluppo tecnologico e la comunità non ne beneficia. Apple quindi potrebbe sostenersi a vita grazie ad un’invenzione. Giusto o sbagliato? Se la tesi dell’abolizione della proprietà intellettuale può apparire estrema, perlomeno sarebbe opportuno definire quali elementi possono essere considerati “originali e distintivi” in un brevetto. Il fatto che il telefonino Apple sia rettangolare e ad angoli smussati può costituire un’idea così nuova tanto da non poter essere copiata?
Piuttosto si dovrebbe guardare al funzionamento ma anche qui ci sono chiare differenze come il sistema operativo utilizzato, per esempio.
Ma basterebbe parlare con i consumatori. Chi usa Samsung e chi usa Apple non sono persone indistinte che hanno scelto il telefono da acquistare in modo indifferente. Le motivazioni che spingono i consumatori a scegliere un modello piuttosto che un altro nascono dalla valutazione delle caratteristiche dei prodotti, che quindi sono diversi fra loro.

Ma aldilà dei dettagli tecnici dell’IPhone e del Galaxy, rimane aperta la domanda sulla proprietà intellettuale e c’é chi risponde ribaltando il tutto. “Una sentenza come quella sul caso Apple e Samsung non può che avere l’effetto di un’esplosione di creatività”, afferma l’avvocato esperto di diritto d’autore, Chris Carani. Il giurista americano si dice convinto che in questo modo le aziende sono obbligate ad andare oltre Apple e creare qualcosa di sempre più innovativo e originale. Assisteremo a grandi innovazioni, nonostante il monopolio Apple? L’avvocato Carani ne é convinto e, visto che dietro il sistema operativo Android che anima Samsung c’é Google, non é improbabile che a breve scopriremo grosse sorprese.

La sfida della creatività, quindi, é appena incominciata e Apple potrebbe rischiare di perdere presto il sorriso per la vittoria giudiziaria. Vedremo se sarà davvero così o se i teorici dell’abolizione della proprietà intellettuale avranno ragione.

Salvatore Primiceri

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