sirottigaudenzi2Il Consiglio di Stato ha sospeso – ancora una volta – i termini per la trasformazione delle ultime due popolari … anche questa riforma del “duo Boschi-Renzi” del tutto “pasticciata”! Nel frattempo la fusione tra il Banco popolare e la Banca popolare di Milano sta attraversando una grave criticità.

(di Enrico Sirotti Gaudenzi) - Il Governo Renzi ha approvato un intervento di riforma delle banche popolari, nella speranza di rafforzare il settore bancario e di adeguarlo a quello europeo. L’indicazione dell’attivo superiore agli 8 miliardi di euro, per far scattare l’obbligo a trasformarsi in società per azioni o a ridurre l’attivo stesso porta, secondo il Governo, a creare “due fasce che preserveranno il ruolo delle banche con vocazione territoriale e al tempo stesso si adegueranno alle prassi ordinarie la governance degli istituti di credito popolari di maggiori dimensioni che nella maggioranza sono anche società quotate in borsa”.

Tra i principali aspetti della riforma vi è la facoltà in capo alla Banca d’Italia di negare ai soci delle popolari il diritto al rimborso delle azioni “qualora ciò sia necessario ad assicurare le computabilità delle azioni nel patrimonio di vigilanza di qualità primaria della banca”. Tale disposizione, che non era presente nella bozza iniziale del decreto, configurerebbe un vero e proprio esproprio a danno dei soci. Per questo il Consiglio di Stato ha bloccato la riforma, rimettendo la questione di legittimità alla Corte costituzionale e sospendendo la circolare attuativa della Banca d’Italia relativa al blocco del rimborso delle azioni per coloro che avessero esercitato il loro diritto di recesso, nel caso in cui le banche procedessero con la trasformazione in S.p.A.

Proprio per questo si attende l’esame da parte della Corte costituzionale, che dovrà pronunciarsi anche sul “potere di delegificazione in bianco” attribuito alla Banca d’Italia in “deroga a norme di legge”.

Il Consiglio di Stato, infatti, ha dato ragione agli oppositori della riforma sulle Banche Popolari, rinviando alla Corte Costituzionale diversi aspetti della legge del 2015, che ha imposto la trasformazione delle banche in società per azioni entro il 27 dicembre 2016 (pena la perdita della licenza bancaria) e sospendendo alcune norme attuative contenute nella circolare della Banca d’Italia relativamente al recesso dei soci.

Di particolare interesse è quanto emerge dall’ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale: a quest’ultima, infatti, non viene sottoposta solo la problematica relativa alla possibilità per Bankitalia di congelare il diritto al rimborso dei soci che vogliono uscire dal capitale, nel momento in cui la popolare si trasformi in S.p.A, ma anche la questione relativa all’utilizzo del decreto legge, quale strumento previsto in caso di necessità ed urgenza, in quanto “sembrerebbero sussistere adeguati indicatori da cui potrebbe evincersi la manifesta insussistenza dei presupposti di necessità e urgenza della riforma di cui trattasi, avuto il debito riguardo alle modalità anche temporali con cui essa è stata introdotta e portata a regime”.

Quanto accaduto stravolge, senza dubbio la situazione per gli otto istituti che hanno già completato il percorso di trasformazione e di quelli che devono ancora trasformarsi (la Popolare di Bari e quella di Sondrio).

Il 12 gennaio scorso, giorno previsto per una nuova pronuncia da parte della sesta Sezione del Consiglio di Stato, dopo quella del 2 dicembre che ha sospeso gli effetti della circolare attuativa emanata dalla Banca d’Italia, i giudici hanno deciso, accogliendo l’istanza depositata dalla Banca popolare di Sondrio, di prorogare nuovamente la sospensione degli effetti di tale circolare (in attesa che si pronunci definitivamente la Corte costituzionale, con possibili conseguenze per tutte le banche che hanno già trasformato la loro ragione sociale) e di prolungare i tempi per la trasformazione delle due ultime popolari sopra citate. Viene reso noto dalla Banca popolare di Sondrio che il Consiglio di Stato ha disposto con ordinanza che “il termine per la trasformazione delle banche popolari in società per azioni resta sospeso fino alla data di pubblicazione dell’ulteriore ordinanza che il Consiglio di Stato in sede cautelare dovrà pronunciare successivamente alla decisione della Corte costituzionale sulle questioni di legittimità”. Per questo motivo non basterà la pronuncia della Corte costituzionale per sanare eventualmente la riforma ma si renderà necessaria l’ultima parola da parte del Consiglio di Stato.

Nel frattempo la Banca popolare di Milano, lunedì 23 gennaio 2017, ha depositato l’impugnativa della delibera sulla trasformazione in società per azioni. L’impugnativa si basa su alcuni punti che sono stati già presi in considerazione dal Consiglio di Stato, quando questo organo, ha sospeso cautelativamente la circolare della Banca d’Italia con la quale veniva regolamentata la trasformazione delle banche popolari in S.p.A. L’assemblea, tenutasi il 15 ottobre scorso, ha disposto la trasformazione della Banca popolare di Milano in società per azioni fondendosi col Banco popolare (fusione in vigore dal primo gennaio 2017); successivamente, però, si sono raccolte le firme per procedere con l’impugnativa alla delibera di trasformazione, poi depositata in tribunale il 23 gennaio 2017. L’operazione di fusione, che ha interessato il Banco popolare e la Banca popolare di Milano, è ritenuta la più rilevante operazione dopo la trasformazione delle Popolari in S.p.A.; ricordiamo però che il Presidente del Consiglio di sorveglianza della Banca popolare di Milano, Nicolò Rossi, non votò la fusione, poiché pensava che, relativamente ai rischi ed ai carichi dei crediti deteriorati, sarebbe stata doverosa e necessaria una “maggiore completezza informativa”.

Con l’impugnativa alla delibera di trasformazione si contesta:

-il divieto posto dalla Banca d’Italia ai soci delle banche popolari di costituire una holding cooperativa con cui mantenere il controllo della banca trasformata in società per azioni (tale divieto è ritenuto “privo di base legislativa” e “non necessario per realizzare le finalità della riforma, [è anche] foriero di una irragionevole disparità di trattamento tra i soci delle ex-popolari-privati della possibilità di esercitare il controllo-e ogni altro soggetto che partecipi al capitale azionario cui, invece, tale possibilità resta riconosciuta”);

-la sospensione a tempo indeterminato del diritto di recesso e il fatto che la circolare della Banca d’Italia attribuisce alla banca “il potere di introdurre deroghe a disposizioni del codice civile e ad altre norme di legge, dando così vita a un’inedita forma di delegificazione di fonte negoziale”.

Oltre a ciò c’ è un’altra argomentazione basata sul fatto che la stessa Banca popolare di Milano non ha provveduto ad informare i soci (né a mezzo dell’avviso di convocazione dell’assemblea né, tantomeno, a mezzo del consiglio di sorveglianza) sulle controversie pendenti presso il giudice amministrativo e sulla legittimità della riforma e della circolare attuativa della Banca d’Italia, preferendo attendere l’esito delle controversie in corso e non rinviare l’assemblea dei soci per deliberare in merito alla trasformazione (come avvenuto, al contrario, nella vicenda che ha interessato le banche popolari di Bari e di Sondrio).

Per questo ultimo motivo i soci non sono stati nelle condizioni di decidere come votare all’assemblea ed hanno, di conseguenza, votato contro il loro interesse, ignari di quanto realmente stesse accadendo.

Nel caso in cui la delibera di trasformazione in S.p.A. venga annullata dalla giustizia adita, il nuovo gruppo Banco-Bpm potrebbe trovarsi in seri problemi; ricordo che è già stata aperta un’inchiesta per aggiotaggio da parte della Procura della Repubblica di Milano per la mancata e doverosa informativa dei soci sulla presunta conoscenza, prima della conclusione delle operazioni di fusione, di alcuni rilievi mossi dalla Bce sulla copertura finanziaria da parte del Banco popolare per crediti deteriorati.

Enrico Sirotti Gaudenzi (nella foto)

Avvocato

Esperto di tutela del credito e diritto bancario

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